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Cala il sipario su Alitalia e il rischio che venga messo a gara l’intero patrimonio pubblico diventa reale

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Paolo Maddalena*

L’ultima linea del Piave, che doveva contenere il tentativo neoliberista di svendere il nostro trasporto aereo agli stranieri, è stata definitivamente sfondata.

Il governo Draghi ha ceduto agli stranieri le rotte aeree già di Alitalia, e che potevano passare alla nuova compagnia ITA, senza tener conto che in tal modo egli ha svenduto un pezzo d’Italia e i relativi guadagni, che potevano trarsi da un mercato in crescita dello stesso trasporto aereo.

Il disastro ha origine nella trasformazione del 2008, operata dal governo Berlusconi, dell’azienda di Stato Alitalia in una S.p.A., da consegnare alla libera disponibilità dei cosiddetti capitani coraggiosi, nonché degli Arabi di Ethiad, che hanno lasciato Alitalia in condizioni disastrose.

E il disastro maggiore è derivato dal fatto che l’ignobile atteggiamento dispregiativo dei governi dell’epoca nei confronti di Alitalia ha diffuso nella popolazione l’erroneo convincimento che questa gloriosa compagnia italiana, tartassata dai boiardi incapaci e sfruttatori, era pur formata da piloti e da dipendenti di altissime qualità professionali.

Bisogna tener presente che l’unico modo per l’Italia di difendersi dalla concorrenza spietata internazionale è quello della nazionalizzazione, poiché in tal modo si evita che i beni costitutivi del nostro Stato-Comunità diventino oggetto di preda da parte dei potentati stranieri.

Oggi siamo all’assurdo che i collegamenti aerei con la Sardegna non sono più assicurati da una compagnia italiana, ma da Volotea, una compagnia spagnola, che ha vinto il bando di gara indetto dalla Regione sarda.

Non può sfuggire a nessuno che i servizi essenziali pubblici, addirittura all’interno del nostro Paese, non possono essere messi a disposizione, mediante gare, di chiunque li voglia acquistare, il servizio interno è degli italiani e affidare anche questo allo straniero è un atto suicida nei confronti del Popolo sovrano.

L’ultimo volo di Alitalia sarà quello di questa sera alle ore 22.05 da Cagliari a Roma, domani mattina entrerà in funzione ITA con un volo da Milano Linate a Bari delle ore 6.20 e con un personale ridotto da 11 mila dipendenti a 2800, lasciando sul lastrico circa 8000 persone. Una vera ignominia.

Così cala il sipario su un trasporto aereo, il più preciso del mondo, che aveva portato il nostro tricolore sui cieli di tutti i Paesi.

Esprimo il mio più profondo rammarico, soprattutto pensando che l’errore maggiore lo hanno compiuto i nostri governi, prima privatizzando e poi svendendo la ricchezza del Popolo. Non resta ora che la riscossa popolare, la quale deve avere un ampio raggio, deve riconquistare alla proprietà pubblica che spetta al Popolo a titolo di sovranità, non solo il trasporto aereo, ma tutti i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia e le situazioni di monopolio, come prescrive l’articolo 43 della Costituzione, e si potrà conseguire questo fine attraverso lo sciopero generale (art.40 Cost.) e il ricorso giurisdizionale alla Corte costituzionale (art. 134 Cost.).

Questa riscossa deve innanzitutto mettere alla berlina il maledetto pensiero neoliberista, secondo il quale la ricchezza deve essere nelle mani di pochi, tra costoro deve esserci una forte concorrenza e lo Stato-Comunità, cioè il Popolo, non deve intervenire nell’economia: una vera transizione della ricchezza costitutiva dello Stato-Comunità dal Popolo a pochi singoli soggetti speculatori.

Il Popolo italiano deve rendersi conto che lo Stato crolla se la proprietà pubblica del Popolo e cioè i beni e i servizi che costituiscono l’elemento essenziale per la sopravvivenza dello Stato-Comunità, anziché essere considerati beni inalienabili, inusucapibili e inespropriabili, sono posti sul mercato, come qualsiasi merce, a disposizione di chi voglia prenderseli.

Spero che la disastrosa operazione consistita nella distruzione di Alitalia e nella costituzione di una compagnia aerea di minuscola dimensione, sia di sprone per un cambiamento di rotta, che ponga in primo piano il ristabilimento dell’economia italiana, la cessazione dell’atteggiamento servile nei confronti dell’Europa e le enormi capacità degli italiani.

L’unica forza di cui disponiamo ancora è la possibilità concreta di far valere gli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42 e 43 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

*Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

Fonte Link: attuarelacostituzione.it