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Draghi annuncia trasparenza e concorrenza, e lascia ai decreti del governo le possibilità di decidere in concreto

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Presidente del Consiglio Mario Draghi
Presidente del Consiglio Mario Draghi
Draghi si prepara a svendere ancora una volta gli asset economici dell’Italia.
Iniziamo a vedere cosa NASCONDE IL PNRR.
Draghi si presta, come nel 1992 con le banche nazionali ed altri beni industriali, a svendere i nostri litorali a società straniere in nome del libero mercato… e “lo chiede l’Europa”.
Si rivedano pure i costi delle concessioni, ma rimangano sempre nelle mani degli italiani. Draghi se non vuole un’altra sollevazione popolare, come con il green pass, stia attento! Non le permetteremo di svendere l’Italia, come ha già fatto sul Britannia. Se lei è figlio solo del denaro, da “vile” banchiere, l’Italia non è un bene della finanza internazionale che può gestire a suo piacimento. In molti la indicano come il nuovo Presidente della Repubblica; certo avrebbe l’intelligenza, le competenze, l’autorevolezza, le relazioni  per farlo, ma non ha alcuna affidabilità etica, e da Presidente, svenderebbe tutto ciò che è rimasto dell’Italia… compreso il patrimonio artistico monumentale. Mi ripeto, il dopo Draghi sarà lacrime e sangue. Lascerà il Paese più povero e indebitato con una popolazione repressa, come la Grecia, in cui fece gli interessi delle banche tedesche, non del popolo greco ridotto alla fame. Lei è sempre stato una sciagura per il nostro Paese e continuerà ad esserlo, nonostante le briciole lasciate per assecondare e sedare l’urlo della povertà, frutto di una politica delle diseguaglianze a cui lei ha dato fiato e vigore sostenendo la truffa della moneta a debito emessa dal nulla dalle banche internazionali.
Il G20 di Roma è servito solo a lei Draghi, per consolidare il suo potere internazionale. Ha usato l’ambiente per propri interessi personali, come il più vile dei briganti. LB

Dispositivo dell’art. 822 Codice Civile
Appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico il lido del mare [942], la spiaggia, le rade e i porti; i fiumi, i torrenti [945], i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia; le opere destinate alla difesa nazionale(1).

Fanno parimenti parte del demanio pubblico, se appartengono allo Stato, le strade, le autostrade e le strade ferrate; gli aerodromi; gli acquedotti; gli immobili riconosciuti di interesse storico, archeologico e artistico a norma delle leggi in materia; le raccolte dei musei, delle pinacoteche, degli archivi, delle biblioteche; e infine gli altri beni che sono dalla legge assoggettati al regime proprio del demanio pubblico [8238241145](2).

Paolo Maddalena*
Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha illustrato i principi ai quali si ispira il disegno di legge sulla concorrenza. Egli ha posto in evidenza la necessità di assicurare la trasparenza delle concessioni e delle relative gestioni e ha posto come obiettivo della legge la mappatura di tutte le concessioni, specialmente quelle relative alle spiagge, alle acque minerali e termali e alle frequenze. Nel disegno di legge, tuttavia, si parla anche di riordino delle licenze per i taxi, di disciplina delle assicurazioni (estendendo alle assicurazioni straniere l’obbligo di risarcire direttamente i propri assicurati), e in particolare della procedura per l’assunzione dei primari ospedalieri e delle convenzioni con le strutture sanitarie private. Il tutto poi è delegato al governo, che dovrà agire concretamente.
In pratica Draghi limita la legge parlamentare alla mappatura delle concessioni in atto, e rimette al proprio governo il compito di decretare la disciplina di tali concessioni, specialmente ricorrendo ad aste pubbliche e al rispetto dei principi della concorrenza come voluto dall’Europa.
Saranno dunque i decreti legislativi a effettuare l’emanazione di gare a livello europeo che toglieranno ai concessionari, soprattutto delle spiagge, dei servizi di taxi e dei servizi assicurativi, qualsiasi difesa dall’attacco della concorrenza straniera.
Quanto sia dannoso porre sul mercato i servizi pubblici essenziali, che la Costituzione considera proprietà pubblica demaniale del Popolo, e quindi inalienabili, inusucapibili e inespropriabili, lo dimostra il fatto che in tempi recentissimi sono aumentati i profitti dell’Enel, che ha aumentato i guadagni dei propri azionisti, in prevalenza stranieri, della Snam progetti, la quale ha aumentato anche essa gli utili da distribuire ai soci, e dal Monte dei Paschi di Siena che, essendo passata alla gestione pubblica, pur mantenendo la natura giuridica di una S.p.A., in un solo anno ha avuto un profitto di un miliardo e mezzo di euro e che, nonostante questo, il governo mira a collocare sul mercato, evitando che detti profitti giovino al bilancio dello Stato.
Con questo governo il sistema economico predatorio neoliberista sta ottenendo la sua massima attuazione a favore degli stranieri e contro gli interessi del Popolo italiano.
A questo punto non c’è altro da fare, se non chiedere all’attuale governo di cambiare immediatamente rotta. Perché la sua politica, come agevolmente si capisce, è a totale favore dell’Europa e specialmente della Germania e della Francia (Paesi che non privatizzano nulla e hanno banche di Stato e aziende pubbliche inattaccabili dal mercato).
Ricordo al Presidente del Consiglio che è suo dovere difendere la proprietà pubblica demaniale del Popolo (art. 42, comma 1, Cost.), difendere la funzione sociale della proprietà privata, sancita dal secondo comma di detto articolo, nonché di attenersi a quanto prescrive l’articolo 41 Cost., comma 1, secondo il quale: “l’iniziativa economica privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale, la sicurezza, la libertà, la dignità umana”, di modo che sia consentito allo Stato di coordinare l’attività pubblica e privata a fini sociali (art. 41 Cost, comma 3).
Ricordo ancora al Presidente del Consiglio che la gerarchia delle fonti del diritto prevede al primo posto la Costituzione, la quale prevale sui Trattati europei secondo la giurisprudenza costituzionale, quando sono in gioco i principi costituzionali e i diritti fondamentali, come il diritto al lavoro (art. 4 Cost.), che è addirittura il fondamento della Repubblica (art. 1 Cost).
E anche questa volta ricordo a tutti gli italiani che la nostra salvezza dipende dall’attuazione degli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42 e 43 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.
*Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”
Fonte Link: attuarelacostituzione.it