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Riflessione sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.

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Gesù apparve agli Undici e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano (Vangelo secondo Marco).
Medito su questo brano di vangelo con una giovane coppia che tra poche settimane celebrerà le nozze. Saranno chiamati in un certo qual modo a salire anch’essi come Gesù Risorto verso il cielo ma a maggior ragione a crescere sulla terra e a far sì che il loro amore metta radici sempre più profonde nella vita quotidiana, nell’humus della ferialità. Essi con la grazia del sacramento del matrimonio saranno chiamati, a cominciare dal pianerottolo di casa loro, ad andare in tutto il mondo ad annunciare il vangelo dell’amore verso ogni creatura. Grazie al loro essere dono l’uno per l’altro “scacceranno i demoni” donando vita a tutti. Costruiranno ponti di incontro e di fraternità proprio dove si è insinuato il seme della divisione. Essi saranno chiamati a edificare la casa dell’incontro, saranno chiamati a parlare “lingue nuove” ossia quelle della tenerezza, dell’accoglienza e della comprensione. Tante saranno le tentazioni che dovranno affrontare ma, con la grazia di Dio, potranno tenere in mano “i serpenti”, ossia accettare le sfide della vita e crescere sempre più nel dono reciproco che è fonte di vita per tutti. Molte volte i nostri rapporti si dice siano velenosi, ci facciamo del male, proprio per questo l’amore degli sposi può davvero sanare anche le nostre ferite.
Durante la celebrazione del matrimonio gli sposi si prendono per mano e si dichiarano reciprocamente: “accolgo te come mia/o sposa/sposo”. Si fanno un dono ponendo all’anulare sinistro dell’altro il sigillo del loro amore, quell’anello nuziale, segno della loro fedeltà. Le loro mani diventano così “mani benedette”, mani che sanno accogliere e condividere, mani che guariscono dall’infelicità chiunque sieda alla loro mensa. Quella mani diventano così “sacramentali”, sacramento della mano di Dio che accarezza l’umanità, che benedice l’uomo e la donna, i quali benedicendosi a vicenda in nome di Dio e della Chiesa portano frutto.
Sarebbe interessante tracciare una fenomenologia dei gesti dell’amore, i gesti della tenerezza. Se i semplici gesti di alzare la mano e di sedersi hanno un senso, tanto più ne avranno quelli di accarezzare o di abbracciare, di baciare, tutti quei gesti che fanno dei due uno. Cosa si comunica, ad esempio, quando si accarezza una persona o che cosa mi viene “rivelato” quando una persona mi accarezza? Ciò che costituisce l’originalità della carezza è una certa gratuità, più che un’appropriazione, è una celebrazione. Con una sola carezza ti faccio brillare in tutto il tuo splendore. La carezza diventa omaggio, lode, celebrazione. Le mie mani celebrano la bellezza dell’altro, la sua presenza: l’altro viene donato a me in una densità di presenza carnale, in un’incarnazione impressionante.
Proprio nel giorno del loro matrimonio saranno sospinti dal loro amore, che si diffonderà e non resterà circoscritto nella loro casa, ma sarà per tutto il creato, per tutta l’umanità, per tutta la Chiesa. Sarà un amore che genererà cieli nuovi e terra nuova.
Gesù salito al cielo è lo stesso che si è incarnato, è colui che assumendo la nostra umanità ha sposato il nostro essere uomini o donne. Essendo Gesù assunto in cielo, tutta la nostra umanità, che si unisce alla sua, è saldamente unita a Dio come in un vincolo indissolubile. Si “consumano” nell’ascensione quelle nozze tra Dio e l’uomo che avevano avuto inizio quando il Verbo si è fatto carne.