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Riflessione sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: il significato che Gesù ha nella nostra vita

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Don Umberto Cocconi
Venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?» (Vangelo secondo Marco).
La lettura di questo brano evangelico non può prescindere dalle riflessioni mosse da Papa Francesco – il 27 marzo 2020 – durante i giorni della pandemia. «Venuta la sera»: … «Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi». Davvero ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. «Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti». Come quei discepoli, abbiamo gridato nell’angoscia: “Siamo perduti”. Mentre i discepoli sono naturalmente allarmati e disperati, Gesù sta a poppa, proprio nella parte della barca che per prima va a fondo cosa fa? Dorme. Lo svegliano gridando: “Maestro, non t’importa che siamo perduti?” «Pensano che Gesù si disinteressi di loro. Tra di noi, nelle nostre famiglie, una delle cose che fa più male è quando ci sentiamo dire: “Non t’importa di me?”. È una frase che ferisce e scatena tempeste nel cuore. Avrà scosso anche Gesù. Perché a nessuno più che a Lui importa di noi». Infatti, una volta invocato, salva i suoi discepoli sfiduciati. Il fatto che Gesù dorma richiama un’immagine frequente nei salmi: di fronte ai drammi dell’umanità, talvolta il Signore sembra assente o silenzioso, quasi addormentato. Per questo l’orante si impegna a svegliarlo: “Destati, svegliati, non stare lontano da me”. Il Signore però ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza, principi capaci di dare solidità, sostegno e significato a questo tempo in cui tutto sembra naufragare. «Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede».
La tempesta e il mare sono trattate come “realtà demoniache”, come forze sovrumane che rovinano l’uomo e ne minacciano la vita. La scena vuole mostrarci una specie di lotta cosmica tra forze avverse: Gesù sconfigge i “mostri” del caos e crea “grande bonaccia”. Gesù calma il mare e dice: “Ancora non avete fede?” Gesù rimprovera i suoi discepoli di allora e, attraverso il racconto dell’evangelista, continua a rimproverare i fedeli di tutti i tempi: “Perché siete così paurosi?”. I discepoli non sanno cosa rispondere e si chiedono: “Chi è dunque costui a cui anche il mare e il vento obbediscono?” Gesù sembra per loro uno straniero! Malgrado il fatto di aver convissuto a lungo con Lui, non sanno veramente chi è costui. E fino ad oggi, questa è la stessa domanda che ci spinge a continuare la lettura dei Vangeli. È il desiderio di conoscere sempre meglio il significato che Gesù ha nella nostra vita.
 
 
 
 
 

La Toscanini