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Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.

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Don Umberto Cocconi

Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda» (Vangelo secondo Giovanni).
Il pensatore Erich Fromm si chiede: «È l’amore un’arte?». Non richiede forse sforzo e saggezza? Oppure l’amore è una piacevole sensazione, qualcosa in cui imbattersi è questione di fortuna? Parlare di immaturità affettiva significa dire “ti amo perché ho bisogno di te”, ma l’amore maturo segue il principio: “sono amato perché amo”. Nell’amore ognuno rinasce.
Uno degli effetti collaterali del covid19 è la ri–scoperta della semantica dell’amicizia. Ci stiamo abituando a lezioni online, riunioni di lavoro in videochiamata, ma ogni volta che terminiamo queste sessioni telematiche ci troviamo a sperimentare una forte nostalgia per gli amici, per il bar dove andavamo a “consumare” prima la chiacchierata e poi il caffè. Ci sono voluti migliaia di anni per imparare a stare vicini a dare la mano allo sconosciuto per comunicargli che in quella mano non c’era un pugnale. Oggi è bastato un piccolissimo ma bestiale virus per allontanarci sempre più, creando distanze che paiono ora quasi incolmabili. Quando il contagio del Coronavirus pareva riguardare soltanto i cinesi, guardati da tutti con sospetto e timore, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dichiarò la sua solidarietà e amicizia al popolo cinese. Da Pechino il premier Xi Jinping rispose dichiarandosi commosso: «La vera amicizia si vede nel momento del bisogno».
Il primo impulso emotivo, davanti al contagio, non è stato quello della discriminazione, del sospetto, della caccia agli untori, che sono sempre gli altri? È proprio vero che questa situazione potrebbe trasformare in modo definitivo il nostro modo di stare al mondo o quantomeno lasciare un segno indelebile.
Il tema dell’amicizia è centrale nella riflessione filosofica degli antichi. Ne parla ad esempio Platone nel Liside, Aristotele nell’Etica Nicomachea e Cicerone nel Lelio. Anche Gesù ci parla dell’amicizia, ponendone in evidenza due aspetti: l’elezione “io ho scelto voi”, l’amicizia rende unici agli occhi dell’amico, e la condivisione di segreti: “tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi”. Comunicandoti il mio segreto io vivo in te perché tu mi accogli con fiducia e non mi giudichi.
L’Amicizia non è solo un volersi bene, non si esaurisce in quel legame semplice fatto di calore, affetto, vicinanza, aiuto reciproco e voglia di divertirsi insieme. «È molto di più: è il gioco più serio che possiamo fare, quello che finalmente, come dice Aristotele, “ci fa sentire che esistiamo”» (Pietro Del Soldà). Peculiare all’amicizia è il suo carattere disinteressato, poiché è una scelta libera e non un “vincolo di sangue”, non ha inoltre a che fare con il calcolo e con l’utile. In certo senso scardina l’antropologia capitalistica incentrata sull’homo oeconomicus. L’amicizia è una forza che mi apre, mi espone al “pericolo” del contatto con l’altro, mi chiede e porta a mettere in dubbio molte certezze, di sicurezza e di tranquillità accumulati sinora. L’amicizia vera mi mette in gioco, mi mobilita, non m’acquieta ma m’inquieta, esponendomi così però all’esperienza della felicità più grande.