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PIACERE

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RE: Io ho caldo. Sentite la mia pancia.
REGINA: Brontola, sire.
RE: A cena ho magiato una pera.
REGINA: Due pere, sire. E’ tesa come un tamburo.
RE: Con tutto il rispetto, proverò a scoreggiare.
La Regina gli fa segno di uscire prima dal letto. Il Re obbedisce borbottando; ma invano.
REGINA: Niente? (Il Re scuote la testa e torna a letto) Questa sera è venuta a trovarmi Lady Townshend.
RE: Sì?
REGINA: A chiedere se poteva sedersi durante il ricevimento.
RE: Sedersi… perché mai?
REGINA: Sta per partorire.
RE: E allora? Voi avete partorito quindici volte.
REGINA: Sì, ma io sto seduta.
RE: Hmm, be’, non c’è niente di male a stare in piedi. Sono solo due ore. Cosa le avete detto?
REGINA: Di stare in piedi.
RE: Giustissimo. Se cominciamo che chi aspetta un figlio si mette a sedere, poi vorranno sedersi quelli con la gotta, e qui fra poco sembrerà un harem turco, che, che. Un pesce freddo, quel Pitt. Non sorride mai. Però lavora, oh sì. Non smette mai. Beve, dicono. Ma tanto bevono tutti. Suo padre impazzì. Di questo lui non dà segno. Ora mi duole la pancia. […]
PAPANDIEK: Che ora è, sire?
RE: Che v’importa? Il Re è alzato. Siete al servizio del Re, non dell’orologio. Sveglio il Re, svegli voi. All’uomo bastano sei ore di sonno, sette alla donna, e otto allo sciocco.
FORTNUM: E tre solo ne abbiamo avute noi. Siamo andati a letto all’una.
RE: E’ un’insolenza, signore?
FORTNUM: No, sire. Aritmetica. […]

Alan Bennet
"La pazzia di Re Giorgio"

SOKRATES n°4 – 1 Maggio 1996

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