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SI CURI LEI!

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– Come mi dipinse Barilli, sembravo uno schiavo lavoratore. Dopo questo periodo andai a fare il garzone cantiniere.
– Le piaceva il vino?
– Altro che! Dovetti dare un taglio perché rischiavo di diventare un mezzo "ballerino".
– Vuol dire che si sapeva dominare.
– No, no: io non mi sarei dominato. Fu mio padre che mi accompagnò da un medico, il quale, guardate le mani, mi consigliò di cambiar mestiere…
– Quanti anni aveva allora?
– Pressapoco diciassette anni. Resistevo poco nei posti di lavoro.
L’ultimo padrone gramo fu quello che mi costrinse a fare la guerra e mi guastò i "figh in t’al cavagn" perché volevo diventare meccanico.
– Le piaceva guidare?
– No; imparai quando ero un marmittone e guidavo le ambulanze.
– Anche al fronte?
– No, al fronte mandavo gli altri. Mica ero un volontario io! Anche troppo che non avessi scelto la strada della diserzione.

– Quando decise di vivere in modo così spensierato sotto le stelle?
– Durante la guerra ero vissuto in libertà condizionata, subito dopo scelsi la libertà assoluta.
Io sono circondato dalla società e non me ne posso allontanare, ma sono libero nel mio pensiero perché non dipendo da essa.
Durante le guerre d’indipendenza cantavano: "Chi per la patria muore vissuto è assai". […]
– Ha mai pensato di farsi la ragazza?
– Sì: una volta sono stato innamorato per quarantotto ore; però, non mi sono mai "rimbambolito".
– Ha mai provato il desiderio di farsi una famiglia?
– Ho avuto sempre il desiderio di rimanere libero, senza prole, magari con una compagna
che ora ti vede ora non ti vede.
– Forse, perché l’amore per la libertà è superiore a tutto il resto?
– Non c’è dubbio: il resto è tutto una schiavitù.
– Quindi, secondo lei, chi prende moglie…
– E’ un povero prigioniero, un "miniprigioniero". […]
– La gente, sbagliando, credeva che lei non amasse troppo acqua e sapone: e io mi accorgo che non è vero.
– Molti di quei maldicenti sono puliti di fuori, ma dentro hanno un’anima che nessun bucato riuscirà mai a ripulire prima che siano arrivati "ad porta inferi".
– Se le avessero dato un bell’abito, scarpe nuove…
– Avrei avuto la possibilità di averli, ma non mi attentavo di mettermi in eleganza perché così facendo, avrebbero detto che facevo il burattino perché sono i burattini quelli che devono figurare bene di fuori.
– Quindi, lei ha sempre preferito i suoi abiti in plastica.
– Io prendevo qualsiasi cosa per salvare il salvabile e buonanotte: ciò voleva dire che non avevo bisogno del sarto. Io non ho mai desiderato niente che mi ponesse in stato di schivitù.
– E’ difficile vivere secondo la sua filosofia.
– Sa perché? Perché essere filosofo significa avere un’oncia di cervello in più della massa, formata di bestiacce che vogliono le tenebre e rifiutano la luce: basta osservare come rifiutano la visita al museo e corrono alla partita di calcio.

T.Marcheselli e G. Ferraguti
"Il nostro amico Enzo Sicuri"

SOKRATES n°4 – 1 Maggio 1996