Ecco perché Trump ha bisogno di Cina e India

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Ben tornato nel mondo reale Presidente Trump. Chiudersi nella propria gabbia dorata non conviene all’America. Trattare l’Europa da nemica è un errore devastante. Rompere la storica alleanza atlantica con dazi commerciali iniqui è un errore strategico. Europa e America devono procedere insieme da alleati nello spirito della democrazia liberale, anche di reciproco mutuo soccorso, non da antagonisti o subalterni. Conviene a tutti. I popoli delle nazioni autarchiche desiderano la nostra democrazia economica e sociale. E’ un bene prezioso che deve essere perseguito, corretto, migliorato, ma non distrutto. Costituisce la nostra identità. LB
Giuliano Noci
Trump scopre la necessità di alleanze globali per affrontare sfide geopolitiche. Cina e India cruciali per equilibrio di potere (e per fermare Putin)
Game Over per l’America First: Trump scopre il multiplayer. The Donald è entrato alla Casa Bianca convinto di giocare in modalità single player, difficoltà: facile. Dazi come power-up, minacce come combo devastanti, alleati storici trattati come personaggi sacrificabili. Il 2 aprile ha scatenato l’ira del server globale, poi ha navigato a vista tra le guerre: ha lasciato Netanyahu libero di fare danni e ha perfino considerato di cambiare squadra passando dalla parte di Putin – del quale invidia quel codice segreto chiamato “potere assoluto”. Eppure qualcosa sta cambiando nella partita. No, non abbiamo smesso di avere il mal di testa da crisi quotidiane. Semplicemente Trump sta scoprendo, livello dopo livello, che la difficoltà è impostata su “impossibile” e che l’America non può più completare le missioni in solitaria. Le regole del gioco sono cambiate: benvenuti nell’era del multiplayer obbligatorio.
Prendiamo il Medioriente. La sospensione dell’invasione di Gaza è arrivata perché Trump ha capito – finalmente – che per sconfiggere questo avversario serve formare una squadra. Turchia, Egitto, Qatar, i sunniti pragmatici: sono loro i giocatori essenziali che hanno fatto la differenza su Hamas. Trump da solo poteva lanciare attacchi speciali quanto voleva, ma senza il team giusto la missione restava bloccata. Lezione uno: anche i protagonisti hanno bisogno di alleati.
Passiamo alla Cina. Trump ha provato la strategia classica: dazi al 140%, marcia indietro fulminea, dialoghi a Madrid apparentemente cordiali. Ma Xi Jinping ha troppi punti vita e rigenera più velocemente di quanto The Donald possa colpirlo. Scott Bessent ieri ha dichiarato: “Se la Cina non ritira il controllo sulle terre rare, ci disaccoppieremo dal Dragone”. Con quale energia? Il 92% delle terre rare raffinate arriva da Pechino. Auto, elettrodomestici, computer, armi: tutto dipende da quelle risorse. Per almeno cinque anni, l’economia mondiale va in crash senza la Cina. Disaccoppiamento? Game over autoindotto. E poi c’è la telefonata con Modi. Trump ha annunciato che l’India ridurrà gli acquisti di petrolio russo. Traduzione: prometterò a Nuova Delhi risorse preziose pur di tagliare i rifornimenti a Putin. Così come per Hamas serviva la squadra araba, per colpire Putin, servono Cina e India: i veri fornitori dell’economia di guerra russa. I tappeti rossi ad Anchorage sono scene inutili. Servono Pechino e Nuova Delhi come giocatori attivi.
Ricapitoliamo questo scenario e traiamone le lezioni. Prima verità: l’America non può più giocare in modalità onnipotente. Trascurare il Medioriente, trattare con sufficienza Modi, fare il prepotente con Xi: il sistema infligge penalità pesanti. Serve fare squadra con altri Stati influenti. Il secolo del dominio solitario è finito. Seconda verità: basta strategie impossibili di disaccoppiamento. Gli USA non possono escludere la Cina dalla partita, e nemmeno il resto del mondo. Cina e India devono rimanere nello stesso gioco, anche se si detestano. L’interdipendenza è la caratteristica principale del sistema. Terza verità: cominciano a delinearsi i giocatori al tavolo della diplomazia trumpiana. Stati arabi, Cina e India non sono più comparse: portano risorse essenziali e pretendono di decidere le strategie insieme. Emergono aree di influenza ben definite. L’equilibrio è lontano, ma i protagonisti della nuova era si stanno rivelando. I livelli ancora da sbloccare sono Africa, Sud America, Europa. E restano i capitoli da definire. L’Africa sarà territorio esclusivo di Pechino – la Russia ha già abbandonato il continente – oppure Trump recupererà terreno? Sul Sud America la competizione è aperta: The Donald corteggia Milei e fa pressione sul Venezuela, ma la Cina ha costruito alleanze solide con Brasile, Cile e mezza America Latina. E poi c’è l’Europa. Il nostro continente è quello che tutti speravano diventasse protagonista e invece è rimasto ai margini dello schermo. Non abbiamo mai avuto statistiche da superpotenza, ma oggi siamo proprio fuori dalla partita. Prigionieri delle divisioni tra Stati membri – Francia docet – non abbiamo nemmeno la forza di fare i comprimari al tavolo delle grandi negoziazioni. I rapporti Draghi e Letta? Trofei che nessuno consulta. Tutorial ignorati mentre il gioco si ridefinisce senza di noi. È un urlo di dolore: ripartite, Europa! Altrimenti saranno gli altri a raccogliere le ricompense, a consumarle e a scrivere le regole della prossima partita. A noi resteranno solo le briciole da rivendere al mercato. Game over. 16 ottobre 2025
Fonte Link: ilsole24ore.com






