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LEI, RITRATTI DI DONNE

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LEI. RITRATTI DI DONNE

rappresentante Fondazione Cariparma,Renata Cristina Mazzantini (GNAM), Lorenzo Lavagetto (vicesindaco), Biasini Selvaggi (giornalista)

Questione di sguardo. E anche di feeling. Perché se è vero che delle tantissime opere, tra dipinti, sculture e persino un arazzo, distribuite lungo 14 sale del Palazzo del Governatore di Parma a formare la mostra “Lei. Ritratti di donne”, la maggior parte è stata eseguita da uomini, è anche vero che il loro non è uno sguardo reificante, bensì complice ed empatico. Per entrare nelle emozioni delle donne, questi uomini “sono ricorsi al femminile in loro”, fa notare Biasini Selvaggi, curatore della mostra. Prendiamo ad esempio “L’Arlésienne (Ritratto di Madame Ginoux)” di Van Gogh. “Condivide con l’artista”,

“L’Arlésienne (Ritratto di Madame Ginoux)” di Van Gogh.

sempre nelle parole del curatore, “le crisi nervose, sebbene meno gravi, e il conseguente stigma sociale. C’è transfert. Inoltre, la donna, a costo di forzare la composizione, ai cui fini sono inutili, è ritratta con due libri, di cui uno di Dickens. È una donna del popolo, proprietaria del bar che Van Gogh era solito frequentare, e però colta, riflessiva, come traspare dai suoi lineamenti ritratti senza sconti.”

Ma prima di avvicinarci alle opere, converrà spendere due parole in più sulla mostra, inaugurata questa mattina 1 ottobre alla presenza di organizzatori, curatori e autorità, e aperta al pubblico dal 2 ottobre all’8 marzo.

Allestita in collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, come già la precedente su Balla, “precisa”, fa notare il Vicesindaco Lavagetto nella conferenza di presentazione, “l’identità che il Palazzo da tempo cercava.” Ed è davvero una mostra di respiro internazionale, che piazza di nuovo Parma al crocevia delle arti. Se Balla lo scorso anno ha attirato 36.000 visitatori, quest’anno si punta ai 50.000. Pensata per celebrare gli 80 anni dal suffragio universale e dall’eleggibilità delle donne, “si situa in un momento in cui la questione femminile è tornata ad assumere grande importanza”, rileva Lavagetto.

Renata Cristina Mazzantini, (direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma), che ha prestato le opere per la mostra, nota come sia stato gravoso privare la Galleria di tante opere. “Ma credo fortemente nel museo migrante, nel farlo uscire, cioè, dalle sue mura, portando fuori opere ed idee, così come credo  nelle finalità pedagogiche di questa mostra”.

“Non si tratta solo di una mostra d’arte”, le fa eco Biasini Selvaggi, “ma di un percorso di educazione sentimentale, per imparare a non dipendere dallo sguardo altrui.” Sempre Biasini rimarca l’eccezionalità della mostra, perché tutte le opere, nessuna esclusa, sono dei capolavori. E per controbilanciare la preponderante presenza maschile, ha voluto l’allestimento ad opera di una donna, Mara Bragagnolo, l’accompagnamento di poesie di Olimpia, giovane performer romana, e l’inserimento di specchi.  “Perché vogliamo che il pubblico sia osservato, così come lo sono state le donne.” A ribadire le finalità pedagogiche dell’arte, la rappresentante della Fondazione Cariparma fa notare come essa aiuti a ridurre le disuguaglianze fornendo conoscenza.

Ma per tornare alle opere: il percorso non è cronologico, anche se sono presenti Ottocento, Verismo, Scapigliatura e il periodo moderno, ma tende a delineare l’identità femminile nella sua progressiva, tenace e sempre più solida presa di posizione nella società.

ritratto di Teresa Maglione Oneto di Domenico Morelli
“La Bagnante” di Hayez

Da rappresentante dello sfarzo della sua classe sociale, (ritratto di Teresa Maglione Oneto di Domenico Morelli) o idealizzata icona di bellezza (“La Bagnante ” di Hayez) si passa a una donna che non si guarda nello specchio per cercare conferma, come la matrigna di Biancaneve, della sua bellezza e dunque del suo unico potere.

La donna di Cagnaccio di S.Pietro
“Irene”, di Ignacio Zuloagay Zabaleta

La donna di Cagnaccio di S.Pietro, infatti, gli volta le spalle, preferisce indagare dentro di sé, piuttosto che all’esterno. “Irene”, di Ignacio Zuloagay Zabaleta, sembra  dapprima offrirsi nuda come oggetto di contemplazione nella stessa posa della Maya Desnuda, in realtà sono i suoi occhi consapevoli che indagano noi e ci denudano.

ritratto della contessa Casati
ritratto della contessa Casati di Boldini

Col magnifico ritratto della contessa Casati risalente ad appena prima della Prima Guerra Mondiale, Boldini coglie lo spirito di un secolo. La marchesa è vibrante, rapace, le mani come artigli, e c’è forse un’anticipazione del Futurismo e della velocità nel baluginare delle piume, ma anche una profezia di disfacimento e catastrofe. Se il secolo è travolto dalla guerra, il capolavoro del Boldini è immortale, come raccontano le piume di pavone simbolo di resurrezione.

“Piccola inglese” di De Nittis

Quanta impudenza, poi, nella “Piccola inglese” di De Nittis che osa leggere in pubblico, mentre la lettura per le donne di buoni costumi era fino ad allora relegata al privato. E solo libri di intrattenimento, per carità, che non trapelassero, soprattutto in pubblico, doti mentali. Chi avrebbe sposato donne del genere?

pastello su carta di Picasso, un nudo femminile in piedi

Tra i capolavori esposti, un pastello su carta di Picasso, un nudo femminile in piedi, inedito donato alla Galleria dalla Fondazione Cy Twombly. I critici, si sa,  in genere dan di naso ai pastelli, ma questo non può essere ignorato, perché è una cerniera tra il periodo rosa e “Les demoiselles d’Avignon”.

il ritratto di Modigliani di Hanka Zborowska
La bambina che ride scultura di Medardo Rosso
scultura di Medardo Rosso, la portinaia Orsola

Poi, il ritratto di Modigliani di Hanka Zborowska, le sorprendenti sculture di Medardo Rosso che giocano con la luce, la bambina che ride e la portinaia Orsola, buona e accogliente, ma il cui giudizio artistico Rosso temeva. Altra donna colta Palma Bucarelli, direttrice del Gnam dal ’42 al ’75, che svecchiò l’idea di museo, ritratta da Savinio. Alla Bucarelli il ritratto non piaceva, eppure l’artista ne aveva colto la volitività e l’attitudine al comando.

E ancora Klimt, De Chirico, Guttuso, le solarizzazioni di Man Ray, Elsa Martinelli –che da modella e socialite, come dicono gli inglesi, seppe costruirsi una carriera e diventare icona di stile– ritratta da Giosetta Fioroni, Malerba, Capogrossi, Dora Maar, qui nelle vesti di artista e non in quelle di compagna di Picasso.  Promessa mantenuta: ogni opera è un capolavoro, e ne sono esposti tanti altri, oltre a quelli citati.
Una mostra davvero godibile e raccomandabile, colta ma di non difficile fruizione. Visitare per credere (Parma 2 ottobre 2026)

Francesca Avanzini

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