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Michail Khodorkovsky: «Le sanzioni sono troppo deboli. Putin guarda alle elezioni in Europa. E spera nella crisi»

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Mikhail Khodorkovsky

Giuseppe Sarcina, da Varsavia

L’oppositore russo in esilio: «Le misure prese finora non spingeranno Putin a fermarsi, perché non mettono fuori uso la macchina della sua guerra»

Ancora un anno di guerra in Ucraina. Forse anche di più. Mikhail Khodorkovsky, 63 anni, oppositore russo in esilio, dieci anni di galera in Siberia, un tempo l’uomo d’affari più ricco della Russia, è stato uno degli ospiti più seguiti al «Forum sulla sicurezza» che si è concluso ieri a Varsavia e dove lo abbiamo incontrato. 

Che cosa cambia per l’Ucraina, dopo il «patto sul diesel» tra Trump e Putin?
«L’impatto sui prezzi del mercato mondiale sarà praticamente nullo. Ma anche il vantaggio economico per la Russia sarà limitato. Le risorse supplementari probabilmente basteranno per finanziare un mese di guerra contro l’Ucraina. Sul piano politico, invece, le conseguenze potranno essere molto importanti. Il fronte unito dei Paesi occidentali contro il Cremlino ora si potrebbe rompere. Qualcuno potrebbe chiedere la revoca delle sanzioni sul petrolio e sul gas russi, visto che Trump ha deciso di cancellarle. Per altro non mi aspetto grandi cambiamenti nella politica estera del presidente Usa, dopo le elezioni di midterm. Trump non tiene in gran conto il Congresso». 

Le sanzioni sono ancora efficaci? Ha ancora senso insistere dopo la decisione di Trump? 
«Lei sembra distinguere tra sanzioni efficaci o non efficaci. Questo è il punto. Le misure prese finora non spingeranno Putin a fermarsi, perché non mettono fuori uso la macchina della sua guerra. Sono troppo deboli, sono come dei sassolini nelle scarpe. Danno fastidio, ma non impediscono di camminare». 

L’ex campione di scacchi Garry Kasparov ha detto qui a Varsavia che la guerra può avere solo due sbocchi. O vince Putin o vince l’Ucraina. Non ci saranno compromessi. È d’accordo? 
«Garry è un mio caro amico e potrei dire più o meno la stessa cosa. Certo, Putin ha bisogno della guerra. Il suo potere attuale in Russia si fonda sulla guerra. Tuttavia, bisogna tenere conto anche della situazione sul campo. Nel Donbass i russi avanzano molto lentamente. In teoria, quindi, potrebbe essere possibile arrivare a un cessate il fuoco. Ma non ora». 

Perché? 
«Putin aspetta l’inverno e, nel frattempo, sta cercando di creare le condizioni perché sia una stagione terribile per gli ucraini. I russi continueranno a colpire la rete energetica dell’Ucraina. L’obiettivo è terrorizzare la popolazione, demoralizzarla, fiaccarne la resistenza. In parallelo, Putin fa un calcolo politico. Tra la fine di quest’anno e il prossimo si terranno le elezioni in Paesi importanti, come Spagna, Francia e Italia. Se anche uno solo dei grandi Stati europei dovesse decidere di interrompere il sostegno all’Ucraina, si aprirebbe una crisi politica molto grave in Europa». 

Si colgono segnali di divisione sotto traccia. Quanto è serio il rischio di una frattura tra Est e Ovest? 
«Spero che il precedente della Brexit dimostri almeno ai gruppi dirigenti dei diversi Stati quanto sia costoso fare a meno dell’Europa. Lo spero veramente. Penso che anche la Nato stia correndo un grosso pericolo. Se in Francia vince Marine Le Pen, la Nato potrebbe diventare una struttura di collaborazione militare e industriale, senza alcuna valenza politica. Osservo con interesse, invece, ciò che stanno facendo i Paesi del Nord e dell’Est Europa: rafforzano il loro legame, integrano i loro sistemi militari. Non è un atto di separatismo dal resto d’Europa, ma la scelta giusta per garantire la loro difesa e, se vogliamo, anche quella degli altri». 

Putin ha le risorse economiche per continuare la guerra con questa intensità? 
«Per finanziare la guerra in Ucraina, Putin spende tra i 250 e 300 miliardi di dollari all’anno, calcolati sulla base del reale potere d’acquisto. L’Ucraina ne ha a disposizione 110 miliardi. Sono tanti, ma non abbastanza. La differenza fondamentale è che a Putin non interessano le migliaia di soldati russi che ogni mese vengono uccisi al fronte. Va avanti lo stesso, vuole piegare la resistenza ucraina e fomentare discordia tra gli europei». 14 ottobre 2026 

Fonte Link: corriere.it