I vigilantes di Pietro Vignali: agenti scapestrati o fedeli alla linea «tolleranza zero»?
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Paolo Frambati
Orfano di papà Elvio da più di un anno, Pietro Vignali frequenta quelle cattive compagnie da cui il genitore l’aveva tenuto alla larga. Intendo i tipacci della Lega e di Alleanza nazionale.
«L’ex sindaco scarica il suo pupillo», ha titolato Repubblica ben prima che scoppiasse lo scandalo Emmanuel, ma già quando gli assessori trenta-quarantenni e il loro capo si erano gasati per la trovata della Carta di Parma sulla sicurezza firmata in agosto con la benedizione del ministro dell’Interno Roberto Maroni.
Negli ultimi tempi, reduci forse da una visione sensorround di Apocalypse now, si erano messi a parlare di elicotteri. Li avevano già felicemente sperimentati nella caccia alle prostitute.
La boutade ha fatto scuotere il capo a Ubaldi, che ne ha sorriso: «Gli elicotteri a Parma? Che utilità possono avere? Di questo passo metteranno le batterie di missili. Ormai è una rincorsa a chi fa l’ordinanza più assurda».
Parole di un ex che non conta più nulla per i suoi svezzati rampolli. Per quanto presidente del consiglio comunale, l’ex democristiano, che ha fatto loro da levatrice e da balia, è un reperto da archiviare. Si credono in gamba, i trenta-quarantenni che si sono disfatti del sessantunenne.
È il destino di tutti i delfini. Sfogliate qualsiasi manuale di storia degli ultimi duemila anni e non ne troverete uno, di questi eredi designati, che si sia rivelato all’altezza delle aspettative.
Freudianamente parlando, la prima cosa che fanno dopo averne occupato il posto è uccidere il padre. Non immaginano però che questi ha preso le sue precauzioni facendosi sostituire proprio da loro, cioè non dai i migliori della cucciolata. Nessun predecessore vuol correre il rischio di farsi mettere in ombra dal successore. La memoria di quel che ha fatto è l’unica cosa che gli resti. Perché farsela portare via da uno più bravo? Ma tutto ciò non entra nella zucca dei trenta-quarantenni che si credono tanto furbi e sono troppo presi a dimostrare che finalmente è venuto il loro momento.
Anche Vignali, come tutti gli altri delfini pieni di energia e di voglia di scaravoltare il mondo, non conosce le trappole dell’entusiasmo autarchico. E così un bel giorno, incurante delle raccomandazioni paterne e fidando eccessivamente nelle proprie forze, scivola sulla buccia di banana. Succede a chi cammina con la testa nelle nuvole e il nasino all’insù.
La buccia di Vignali, è ormai nazionalmente noto, si chiama Emmanuel Bonsu Foster.
La trafila dello scivolone è altrettanto nota: scambio di persona, botte da orbi, ematomi, intervento chirurgico, scuse, indagini, risse verbali, scambi di accuse, giornali, tv, scandalo, ritorsioni, non vado a vedere la mostra del Correggio, e se facessimo lo sciopero del culatello? Manifestazione antirazzista… Allora Parma è razzista? Ma no! Ma no! Ma no!
L’incidente ci fa dunque scoprire che il Pierino del primo banco, il cocco del maestro, quello con la manina sempre alzata per fare buona impressione non è in realtà il primo della classe. Eppure ce l’ha fatta. I due mandati di papà gli sono serviti come rampa di lancio. E si è lanciato. Vertigine da bungee jumping: trionfo, bagni di folla, tripudio, mostre e show a non finire, belle donne, belli uomini, belli tutti. Tra gli applausi e i salamelecchi, qualcuno grida «tolleranza zero», «abbasso froci, fannulloni e comunisti». Nessuno ci fa caso. Intemperanze giovanili.
Anche i tutori dell’ordine parmigiano sono giovani. E menano. Tolleranza zero e intolleranza forza nove. Com’è come non è, un brutto giorno si sbagliano. Ed è qui, nell’ora difficile, che si vede la stoffa dei campioni. L’ora in cui i trenta-quarantenni palestrati dagli slogan ringhiosi dovranno dimostrare di essere migliori dei vecchi volponi democristiani dalle cui fila proviene l’obsoleto Elvio Ubaldi.
Vedremo se il delfino sarà abbastanza democristiano da riuscire a raffreddare il clima, a comminare punizioni esemplari, a stabilire una verità accettabile da tutte le parti, senza che si sedimentino rancori né voglie di rivincita. Vedremo se il pestaggio del «negro» è l’azione sconsiderata di due o tre agenti che avevano annusato male l’aria o se è invece una tendenza strisciante. Se è un atto vile da corpi deviati e separati in casa o la grossolana svista di un agire consueto saltato fuori per caso. Perché alle 18,30, l’happy hour delle botte, c’è ancora troppo chiaro per fare i giustizieri notturni in santa pace.
«Sono dei dilettanti un po’ troppo montati», è il giudizio liquidatorio e canzonatorio di poliziotti e carabinieri. Un verdetto del tipo: dovete mangiarne di zuppa per diventare come noi. Qualsiasi cosa essa significhi.
A questo punto ci viene la curiosità di sapere quali siano le regole di ingaggio dei vigili, un corpo di agenti in divisa sempre più insofferente del tradizionale ruolo civico e dalla grinta sempre più poliziottesca.
Se qualcuno si degnerà di rispondere, sapremo in che direzione soffia il vento dell’ordine pubblico a Parma. Se tira brezza di mediazione di antico stampo democristiano o una brutta aria da giustizieri della notte che non hanno avuto neppure la pazienza di attendere il favore delle tenebre.
Alle prossime mosse l’ardua sentenza. Alla prossima mostra il colpo di spugna. Perché dopo un Emmanuel se ne trova un altro. E dopo un Correggio… beh, qui è un po’ più dura.






