“Stiamo licenziando il futuro”. Tra i 4mila a casa tanti giovani
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(parma.repubblica.it) I licenziati sono soprattutto maschi tra i 30 e i 49 anni, assunti con un contratto a tempo determinato e spesso con una laurea in mano. Lo rivela il secondo rapporto sulle conseguenze occupazionali della recessione in provincia di Parma. "Dovrebbero essere la nostra classe dirigente", sostiene il docente di Economia Franco Mosconi
Benedetta Pintus
Maschio, tra i 30 e i 49 anni, con un carriera di contratti a tempo determinato alle spalle e, in gran parte dei casi, laureato. Dovrebbe essere l’identikit della nuova classe dirigente e, invece, è il profilo del licenziato tipo in provincia di Parma che emerge dal secondo Rapporto di monitoraggio sulle conseguenze occupazionali della recessione nel parmense stilato da Poer Giacomo Ghirardini e Monica Pellinghelli e presentato stamattina nella sede della Provincia.
"Siamo di fronte – ha ammonito il docente di Economia industriale dell’Università di Parma Franco Mosconi – a un vero e proprio dramma dei contratti atipici. Neanche una potenza economica come l’E milia Romagna può permettersi di disperdere la generazione dei trentenni". Categoria, al contrario, più colpita da una crisi economica ormai diventata recessione globale, che non risparmia neanche le "opulenti città che si snodano lungo la via Emilia".
Da ottobre a giugno in provincia di Parma sono rimasti disoccupati 4.220 dipendenti, un numero talmente elevato da non avere precedenti nella storia recente. Il 35% di loro ha tra i 30 e i 39 anni, il 26% tra i 40 e i 49. Nella maggior parte dei casi (il 63%) di sesso maschile, perché la crisi ha colpito soprattutto il settore industriale, in modo particolare metalmeccanico, dove le dipendenti donne sono la minoranza. E dove i lavoratori stranieri hanno subito la crisi tanto quanto gli italiani. Nel contempo 1.427 posti di lavoro a tempo pieno indeterminato si sono trasformati in contratti part-time e il numero di casse integrazione concesse è aumentato di oltre il 500%, segno del tamponamento che hanno cercato di mettere in atto gli enti statali e locali per evitare la mannaia dei licenziamenti.
Il quadro è definito "preoccupante" anche dall’assessore provinciale alle Politiche del lavoro Manuela Amoretti. "Anche se Parma – afferma – è una delle province che sta reagendo meglio, la crisi non da alcun segno di rallentamento". Il calo di assunzioni nel secondo trimestre è stato identico a quello del primo: tra il 9 e il 10%. Se la tendenza non cambia alla fine del bienni 2008/2009 i posti di lavoro in meno potrebbero essere 9.000.
(22 settembre 2009)







