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DON GIOVANNI DI MOZART AL TEATRO COMUNALE DI MODENA ACCOGLIENZA FREDDA E FISCHI

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La prima di Don Giovanni di Mozart, ieri sera al Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena, nella nuova produzione del Fondazione Teatro Comunale di Modena (in coproduzione con Fondazione Teatri di Piacenza, Teatro del Giglio di Lucca e Ópera Tenerife – Auditorio de Tenerife “Adán Martín”) ha suscitato reazioni a dire poco contrastanti (e qualche fischio!) da parte del pubblico. E anche in chi scrive.

L’allestimento con la direzione musicale di Aldo Sisillo, alla testa di una dignitosa Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna, presentava in prima assoluta una regia di Rosetta Cucchi e scene di Andrea Micheli. Siamo nella New York reaganiana, “ottimista e proiettata verso il futuro, ma dove il moralismo borghese si contrapponeva alla crescente voglia di libertà di una parte della società; dove le grandi star del rock facevano impazzire i giovani e venivano seguite nelle mode e nei costumi morali e sessuali”, anticipava alla stampa la Cucchi. Un’idea sufficientemente accattivante da attrarre un pubblico eterogeneo (molti giovani). Certo, il rischio da mettere in conto, in questo genere d’operazione, è che con tutto ciò che si è visto a teatro e al cinema, in termini di ambientazione new yorkese, si potesse restare un po’ delusi. E in effetti, tra scene che non lasciavano molto spazio all’immaginazione (ad alzata di sipario, per esempio) e ambientazioni un po’ scontate, è accaduto: non bastano uno yellow cab, una cabina telefonica, costumi usciti da un video di Cindy Lauper per ricreare l’aura tragica di una città che, all’acme del suo benessere economico, sottoscriveva il suo patto col diavolo.

Il cast che comprendeva sì voci interessanti: quella di Alessandro Luongo, nella parte del titolo, che ha interpretato da credibile mattatore della down town, sufficientemente sexy ed esibizionista, “fatto” quanto basta. Quella di Yolanda Auyanet, più volte applaudita, che vestiva elegantemente in color smeraldo la parte della metrosexual e presumibilmente “workoholic” Donna Anna, pronta ad essere sedotta e abbandonata. Ayse Sener, che studia sotto la guida di Mirella Freni al CUBEC Accademia di Belcanto di Modena, si è distinta per chiarezza di emissione e una certa dose d’ironia nella parte di Zerlina, mentre Raffaella Lupinacci, in Donna Elvira, si è potuta rifare dalla sua entrata in scena in versione “Carry Bradshaw che rientra dalla palestra” (con tanto di bottiglietta d’acqua), nelle barocche ah fuggi il traditor e non ti fidar, o misera, che la sua voce cupa, un po’ da alcolizzata (nella parte s’intende!), hanno efficacemente valorizzato. Ma il Leporello, d’altro canto, poteva decisamente osare di più: voleva essere cinismo la flemma esibita, da bidello scolastico? E per quanto passivo, remissivo, sensibile potesse essere Don Ottavio, la sensazione che trapelava dalla parte era quella di chi non sapesse esattamente quale fosse, davvero, il proprio ruolo. Idee registiche o occasioni registiche mancate ? un dubbio che, ci si augura, nuove messe in scena dell’opera contribuiranno a dipanare.

Il secondo appuntamento della trilogia Mozart-Da Ponte iniziata a Modena due anni fa con Nozze di Figaro, si concluderà con l’allestimento del Così fan tutte, in data da definire. Nel frattempo, per vedere, ascoltare e farsi un’idea propria, sono previste repliche venerdì 13 febbraio, alle ore 20.00 (in live streaming sul sito del Teatro) e di nuovo domenica 15 febbraio, alle 15.30.

Nicoletta Tassan Solet 

Fonte Link: http://www.nonsolocinema.com/Don-Giovanni-di-Mozart-al-Teatro_31100.html 

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