IL VECCHIO E IL BAMBINO. IL TEMPO LUNGO E QUELLO VICINO
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Mi porgi nel palmo un chicco di riso
preso dal cucchiaio pieno
che tua madre ti porge.
Ti nutri nutrendomi dal tuo colmo al mio poco,
dalle mani di mia figlia alla mia bocca
grazie alle tue.
Attingi dal tempo lungo che hai davanti
per dare al mio residuo e fioco.
E’ questo movimento ripetuto e intenso
che oppongo a quello dell’Angelo
che si ritrae dal presente inorridito, spalle al futuro,
per l’incombere annientante del passato:
un chicco di riso dalla tua bocca alla mia,
complice la mano paziente di tua madre.
Tra noi un ponte leggero, un gesto semplice e antico:
come assistere al sorgere del sole e morire piano
sotto l’ombra di un melo, di un fico.
E se il solo barlume di felicità concesso,
l’unico paradiso,
fosse questo tuo sguardo ridente e rosa,
e la tua bocca che rimane semiaperta
mentre mi porgi da succhiare un pezzetto di pera salivosa
e uno spicchio di mandarino ti sbrodola allegro
giù per il collo, mentre io indaffarato ti accudisco
felicemente a mollo?
Gian Carlo Marchesini







