Fumo: Russia, dopo crollo Urss raddoppiate donne col vizio
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Roma, 28 gen. (Adnkronos Salute) – L’Unione sovietica faceva bene ai polmoni delle donne. Dalla sua dissoluzione, infatti, il numero delle donne fumatrici è più che raddoppiato, passando dal 7% del 1992 a oltre il 15% del 2003. Ma l’economia capitalista ha prodotto danni anche ai maschi sovietici: tra loro i fumatori sono passati dal 57% al 63%. Un risultato che, secondo gli autori dello studio pubblicato su Tobacco Control, "è frutto della privatizzazione dell’azienda precedentemente nazionalizzata. Ma anche delle campagne aggressive delle multinazionali per la conquista del mercato russo".
A realizzare l’indagine sono stati gli epidemiologi britannici della facoltà di medicina dell’università di Bath, in collaborazione con i colleghi della scuola di igiene e malattie tropicali dell’University College di Londra. Dal 1992 al 2000 infatti, hanno calcolato gli scienziati, le imprese come la Philip Morris, la British American Tobacco o la Japan Tobacco hanno investito la bella cifra di oltre 1,7 miliardi di dollari Usa per guadagnarsi il 60% delle mercato russo privatizzato. E la pubblicità di sigarette e affini, totalmente sconosciuta ai cittadini sovietici, è stato il mezzo più usato.
"Già a metà anni ’90 – rivelano i ricercatori – la metà dei cartelloni pubblicitari di Mosca e tre quarti dei sacchetti di plastica recavano pubblicità di marchi di sigarette". Una strategia di martellamento che, rimarcano gli autori dell’indagine, "sicuramente è alla base del massiccio aumento del numero di fumatori e fumatrici russi. E costituisce un potenziale disastro per la salute pubblica del Paese". Sotto accusa la strategia delle ‘major’ del tabacco "puntata sugli stili di vita all’occidentale. E rivolta alle categorie ‘deboli’, tra cui donne, giovani e abitanti delle grandi città. Come se ciò non bastasse, aggiungono gli agguerriti ricercatori britannici, le multinazionali "hanno esercitato pressioni per indebolire la legislazione antifumo del Paese".
Un quadro tanto più allarmante se incrociato con altri dati epidemiologici della nazione ex-Urss, dove "si assiste a un declino della natalità e dove il fumo è responsabile di circa la metà dei decessi tra la popolazione maschile. Gli effetti tra le donne – aggiungono – ora non sono quantificabili perché ‘l’epidemia’ è ancora agli stadi iniziali. Ma se procederà a questa velocità le conseguenze non tarderanno ad arrivare", avvertono. E gli scienziati britannici concludono che "il Governo russo deve prendere atto che il tabacco uccide un fumatore su due. Senza misure drastiche e urgenti per limitarne il consumo entro breve, milioni di russi moriranno per le conseguenze del fumo". Una speranza risiede nella recente adesione del Paese, lo scorso 10 gennaio, alla Convenzione internazionale su controllo del consumo di tabacco promossa dalle Nazioni Unite (la World Health Organisation’s Framework Convention on Tobacco Control). Ora un disegno di legge è arrivato alla Duma, il Parlamento russo.







