Molestie, allarme negli ospedali Per le donne il tutor in corsia
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(parma.repubblica.it) Il settore sanitario è quello dove si verificano i maggiori abusi. Per questo azienda ospedaliera e Usl presentano un codice di condotta a cui affiancare una "consigliera di fiducia". Antonella Vezzani, presidente del comitato pari opportunità del Maggiore: "Le lavoratrici dell’est sono le più esposte alla richiesta di favori sessuali" di Benedetta Pintus L’incontro di presentazione Provocano discriminazioni, ostacolano la realizzazione personale e minano le pari opportunità di genere. Le molestie sessuali nei posti di lavoro, tanto diffuse quanto taciute, sono un cancro difficile da sconfiggere, perché rappresentano un fenomeno sommerso e silenzioso.
Per combatterlo l’Azienda ospedaliero-universitaria e la Usl di Parma, in occasione della festa della donna, terranno domani nella sala congressi del Maggiore un seminario per presentare il codice di condotta contro le molestie sessuali rivolto a lavoratori e lavoratrici. Un primo passo a cui si aggiungerà la nomina di una consigliera di fiducia, che diventerà la figura di riferimento dell’azienda a cui ci si potrà rivolgere per denunciare l’abuso. La prima sperimentazione partirà al più presto nell’ospedale di Vaio.
Per molestia non si intende solo quella fisica, ma qualsiasi atto discriminatorio, minaccia e offesa a connotazione sessuale. E’ una molestia chiedere anche implicitamente prestazioni sessuali non gradite, così come esporre materiale pornografico sul posto di lavoro e creare un ambiente intimidatorio e umiliante. "Rappresenta un abuso anche essere discriminate perché non più giovani e belle", spiega Antonella Vezzani, presidente del comitato pari opportunità dell’ospedale. "Ci sono poi casi di lavoratrici dell’est che, più deboli socialmente, sono maggiormente esposte alla richiesta di favori sessuali".
Nel settore sanitario del parmense oltre il 70% degli impiegati totali sono donne, ma i posti di rilievo sono occupati quasi esclusivamente da uomini. "Vogliamo impedire – afferma la Vezzani – che le molestie continuino a rappresentare una normalità quotidiana. Bisogna che le donne parlino liberamente dell’esistenza di questo fenomeno e possano difendersi dagli abusi". In realtà il codice di condotta al Maggiore è in vigore dall’estate scorsa, ma nessuna molestia è mai stata denunciata. "Purtroppo – ammette la presidente – c’è il timore di ritorsioni sul posto di lavoro, per questo è difficile reperire dati certi. Quelli esistenti, però, confermano che, a livello internazionale, le aziende sanitarie sono quelle dove si verificano i maggiori abusi, soprattutto nei confronti di infermiere e specializzande".
"La condanna delle violenze sulle donne è ormai un fatto scontato, ma quando si parla di molestie il discorso cambia", ha detto l’assessore provinciale alle pari opportunità Manuela Amoretti, intervenendo durante la presentazione del progetto. "Vengono considerate come una pratica normale, da tollerare, quasi un contributo da pagare da parte delle donne per poter fare carriera o non perdere il posto di lavoro. In realtà di molestie ci si ammala: possono avere effetti devastanti per la psiche e, spesso, diventano causa di suicidi".
(05 marzo 2009)







