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L’allarme dei medici: “Subito riforme o la sanità pubblica muore. E stop all’autonomia differenziata”

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Appello del Forum di 75 società scientifiche: “Liste di attesa, mancanza di medici, di ospedali e posti letto e pochi finanziamenti mettono a rischio l’articolo 32 della Costituzione”

“Le cure per tutti sono a rischio. Serve una grande riforma strutturale”. Continuano ad alzarsi voci molto preoccupate dal mondo della sanità per la situazione del sistema pubblico. Questa volta sono ben 75 società scientifiche dei clinici ospedalieri e universitari a lanciare l’allarme, quelle raccolte dal Forum il cui coordinatore è Francesco Cognetti. Dopo i 14 esperti e scienziati, tra i quali il Nobel Giorgio Parisi, arrivano i clinici, che elencano una serie di dati per dare forza alle loro preoccupazioni. “Il nostro servizio sanitario deve continuare a essere definito universalistico – dicono i professionisti – Liste di attesa, mancanza di medici, di ospedali e di posti letto, concorsi deserti, specializzazioni senza iscritti, progressivo definanziamento mettono a rischio il rispetto dell’articolo 32 della Costituzione e dei principi fondanti del nostro modello di cura”.

I posti letto, ne mancano 112 mila

Dopo il Covid, quando i letto ospedalieri erano stati aumentati per l’emergenza, si vede un calo del numero dei posti di degenza. Nel 2020 erano 257.977, sono scesi a 225.469 nel 2022 (32 mila in meno). “Si stima che negli ospedali italiani manchino almeno 100 mila posti letto di degenza ordinaria e 12mila di intensiva”. Calano i letti e cala di conseguenza anche il numero di ospedali. In 10 anni ne sono stati chiusi 95, il 9%. “Nel 2012 erano 1.091, nel 2022 sono calati a 996, con una riduzione consistente di quelli pubblici.

Medici in fuga e sempre più anziani

L’età media dei camici bianchi è sempre più elevata, il 56% di loro ha più di 55 anni (in Gran Bretagna sono il 14%). Entro il 2025 andranno in pensione 29mila medici e 21mila infermieri “senza un successivo inserimento di nuovi professionisti”. I clinici che hanno deciso di lasciare il sistema fra il 2019 e il 2022 sono stati 11 mila. “E sempre più giovani formati in Italia, al costo di circa 150 mila euro ciascuno, vanno all’estero, dove ricevono stipendi anche tre volte superiori rispetto all’Italia e con condizioni di lavoro nettamente migliori”.

La sanità definanziata

Come appena ribadito dal Def, il rapporto tra spesa sanitaria e Pil continua a calare anche se osservando il fondo sanitario si vede una crescita. “Nel 2024 il finanziamento del fondo è aumentato in termini assoluti rispetto al 2021 ma è diminuito rispetto al Pil ed eroso in modo molto consistente dalla maggiore inflazione. Inoltre, queste risorse sono in larga parte utilizzate per aumenti contrattuali irrisori del personale, che non contengono l’esodo dei professionisti”. Il dito è puntato con i governi che negli ultimi 10-12 anni “hanno operato tagli irresponsabili. E ora si prosegue”.

“No all’autonomia differenziata”

Cognetti premette che 12 Regioni su 21 non garantiscono la minima sufficienza dei Livelli essenziali di assistenza. Inoltre è stato rinviata al 2025 l’introduzione dei nuovi Lea. “Le società scientifiche chiedono come sia possibile solo pensare in queste condizioni al varo della legge sull’autonomia differenziata”, dice: “Fenomeni drammatici, quali le liste di attesa per prestazioni diagnostiche necessarie e la eterogeneità per terapie che avrebbero un effetto positivo sul decorso di gravi malattie, nonché le attese interminabili, anche di giorni, nei Pronto Soccorso prima del ricovero nei reparti di degenza, sono dovuti a gravissime carenze strutturali ed organiche”.

Le società scientifiche: riforma urgente

Il coordinatore del Forum dice che “è urgente risolvere questi problemi con una riforma strutturale e di sistema degli ospedali, con lo stanziamento di risorse davvero adeguate per rispondere ai principali parametri in vigore negli altri Paesi europei e con la vera realizzazione delle reti territoriali per patologie”. Come ha detto la Corte dei Conti il servizio sanitario non garantisce più alla popolazione un’effettiva equità di accesso alle cure, e si vede un aumento della spesa privata. 18 APRILE 2024
Fonte Link: repubblica.it