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Sanità, in Emilia Romagna buco da 400 milioni. Lo spettro del commissariamento

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Marina Amaduzzi
L’assessore Donini: «Vogliamo evitare il disavanzo a ogni costo». Ausl invitate a contenere la spesa


La cifra esatta sarà chiara a fine mese, quando sarà presentato il bilancio di previsione, ma in Regione hanno già chiaro a quanto ammonta il potenziale disavanzo per il 2023: quasi 400 milioni di euro. Da qui, come si intuiva già da settimane, l’invito alle aziende sanitarie di «contenere la spesa», «efficientarla almeno per il primo semestre». In una parola non spendere un euro in più di quanto strettamente necessario per erogare le prestazioni sanitarie. Lo spauracchio che si profila all’orizzonte è quello del disavanzo, quindi del commissariamento con conseguente piano di rientro, una sciagura che in Viale Aldo Moro vogliono evitare ad ogni costo. «Non possiamo far finta di nulla, dovremo fare attenzione a non sbilanciarci dal punto di vista finanziario», mette in chiaro l’assessore regionale alla Salute Raffaele Donini che la scorsa settimana, a nome anche delle altre Regioni, ha incontrato i ministri Schillaci e Giorgetti per proporre soluzioni «che risolverebbero questa criticità finanziaria, sulla base del principio che nessuna Regione debba andare in piano di rientro a causa del mancato riconoscimento delle spese Covid sostenute e delle spese energetiche», spiega. 

Mancano 5 miliardi al fondo nazionale

Al Fondo sanitario nazionale mancano 5 miliardi di euro, una cifra enorme che per la nostra regione, che pesa il 7,5% a livello nazionale, si traduce in 375 milioni di euro. Un fardello che si porta dietro da tre anni tra mancati rimborsi delle spese Covid e aumenti delle bollette energetiche. «Nel 2022 chiudiamo il bilancio in pareggio grazie a nostre risorse che abbiamo messo per il terzo anno consecutivo —ricorda Donini —, dopo aver impiegato oltre 1 miliardo di risorse nostre per pareggiare i bilanci degli ultimi tre anni, al quarto anno abbiamo detto alle aziende di contenere la spesa perché non possiamo permettere che il disavanzo 2023 possa trasformarsi in provvedimento drastici da parte del governo». Tradotto, non vogliamo subire il commissariamento della sanità, non per una cattiva gestione da parte nostra, ma per i mancati pagamenti da parte dello Stato. Prudenza è dunque la parola d’ordine. 

Gestione personale e ricorso al privato: due nodi

Anche nella gestione del personale e nel ricorso alle prestazioni del privato accreditato: e per questi due capitoli Donini chiede una «comune assunzione di responsabilità» ai sindacati da un lato e all’Aiop (che rappresenta la gran parte del mondo privato accreditato) dall’altra. Forte di un accordo da 16 milioni di euro, siglato con Cgil, Cisl e Uil, che riconosce «il massimo possibile per il salario accessorio» ad oltre 50 mila lavoratori della sanità, Donini sulle assunzioni mette le mani avanti: «Non possiamo continuare ad assumere come negli ultimi tre anni», dice. E ricorda che «abbiamo mantenuto il turnover al 187% nel 2020, al 138% nel 2021 e al 105% nel 2022 passando da 64mila dipendenti del 2019 a oltre 70 mila di oggi, con un tasso di precarizzazione che è il più basso d’Italia, procedendo alla stabilizzazione di oltre 7mila professionisti». All’Aiop, con cui è aperto un tavolo di confronto, «chiederemo le prestazioni di cui abbiamo bisogno, come visite specialistiche e diagnostica — spiega —, un po’ meno altre prestazioni che sono molto remunerative ma che possiamo calmierare». Donini confida che si troveranno le soluzioni «lavorando insieme». Nell‘attesa delle risposte da parte del governo.

Fonte Link: corriere.it

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