CONTRADA, PARTE ISTRUTTORIA PER LA GRAZIA
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(ansa.it) "Preso atto della richiesta di grazia per Bruno Contrada trasmesso dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha disposto che venga subito avviata l’istruttoria della pratica". Lo rende noto il ministero della Giustizia. Peraltro, segnalate dai familiari le cattive condizioni di salute di Contrada, "gli uffici del ministero – viene sottolineato – si erano immediatamente attivati per acquisire notizie sul procedimento giudiziario in corso per il differimento della pena; informazioni, queste, che avevano subito trasmesso alla presidenza della Repubblica".
L’attività istruttoria del ministero della Giustizia per la concessione della grazia a Contrada consiste nell’acquisizione dei pareri della procura generale di Palermo e del Tribunale di sorveglianza di Napoli. I pareri (tecnici e non vincolanti) vengono poi presi in esame dal Guardasigilli Mastella che, a sua volta, dirà la sua su un eventuale atto di clemenza a favore dell’ex funzionario del Sisde, condannato a 10 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa e dallo scorso maggio detenuto nel carcere militare di Santa Maria Capua a Vetere. Se negativo, il parere del ministro non può tuttavia rappresentare un veto rispetto a un potere che è un’esclusiva prerogativa del Capo dello Stato. Il principio della piena autonomia del Presidente della Repubblica nel concedere la grazia è stato ribadito dalla Corte Costituzionale, nella sentenza del 2006 che dirimeva il conflitto tra l’allora Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi e l’ex Guardasigilli Roberto Castelli sul caso di Ovidio Bompressi. Tant’é che tra le novità introdotte da Napolitano, una volta arrivato al Quirinale, c’é stata l’istituzione ex novo di un ufficio concessione grazie presso la segreteria generale della Presidenza della Repubblica.
I tempi dell’istruttoria preliminare per la concessione della grazia durano mediamente sei mesi ma – viene fatto notare in ambienti del ministero della Giustizia, i cui uffici hanno lavorato in stretto contatto con quelli del Quirinale – è ragionevole pensare che i tempi saranno più brevi, viste le condizioni di salute di Contrada. Nel frattempo arriverà la decisione per un eventuale differimento dell’esecuzione della pena, su cui il tribunale di Sorveglianza di Napoli si sarebbe dovuto pronunciare il prossimo 24 gennaio. La decisione, però, dovrebbe arrivare prima di quella data, viste le sollecitazioni del Quirinale e del ministero della Giustizia per anticipare l’udienza. Il presidente del Tribunale di sorveglianza avrebbe manifestato la sua disponibilità, tenuto conto anche del fatto – si è inoltre appreso – che sarebbe stata già disposta e acquisita una perizia sullo stato di salute di Contrada.
FIGLIO, NON CREDO PIU’ A NULLA DOPO TANTE AMAREZZE – "Non mi sento di commentare niente. Dopo 15 anni di amarezza non credo più a nulla". Lo dice all’ANSA l’avvocato Guido Contrada, figlio di Bruno, dopo che il Capo dello Stato ha chiesto al Presidente del Tribunale di sorveglianza di Napoli di valutare l’opportunità di anticipare la data dell’udienza di trattazione del procedimento per il differimento della esecuzione della pena pendente dinanzi al Tribunale di sorveglianza di Napoli. Napolitano ha poi trasmesso la "implorazione-supplica" inviatagli dall’avvocato Giuseppe Lipera al Ministero della Giustizia cui spetta svolgere le attività istruttorie previste dall’art. 681 del Codice di procedura penale in materia di concessione delle grazie. "Troppe falsità – aggiunge Guido Contrada – sono state dette. Se prima non ho la certezza di questi fatti è inutile esprimere alcun giudizio".
NAPOLITANO GIRA ‘SUPPLICA’ AVVOCATO A MASTELLA – A quanto si apprende dal Quirinale, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a seguito della lettera ricevuta dall’avv. Giuseppe Lipera e di altre segnalazioni sulle critiche condizioni di salute del dott. Bruno Contrada, detenuto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, ha immediatamente acquisito notizie dal Ministero della Giustizia sullo stato del procedimento per il differimento della esecuzione della pena pendente dinanzi al Tribunale di sorveglianza di Napoli. Il Capo dello Stato ha chiesto al Presidente del Tribunale di sorveglianza di Napoli di valutare l’opportunità di anticipare la data dell’udienza di trattazione del procedimento. Ha poi trasmesso la "implorazione"-"supplica" inviatagli dall’avv. Lipera al Ministero della Giustizia cui spetta svolgere le attività istruttorie previste dall’art. 681 del Codice di procedura penale in materia di concessione delle grazie.
LEGALE, DA NAPOLITANO IL PIU’ BEL REGALO DI NATALE – "L’iniziativa del presidente Giorgio Napolitano è il più bel regalo di Natale che Bruno Contrada potesse ricevere". Lo dice all’ANSA l’avvocato Giuseppe Lipera che intende "ringraziare il Capo dello Stato per la grandissima sensibilità" e "sperare che si possa trovare nel più breve tempo possibile una soluzione umana per il grave stato di salute" dell’ex numero due del Sisde.
RADICALI, SI PUO’ E SI DEVE LIBERARLO – "Bruno Contrada oggi ha 77 anni, è una persona malata, affetta da una trentina di patologie tra cui un diabete mellito di tipo 2 difficile da curare e che richiede una dieta da effettuare col bilancino, sofferente dei postumi di un ictus che lo sta portando a una perdita progressiva della vista". Così i Radicali Rita Bernardini e Sergio D’Elia ritornano alla carica, dopo le indiscrezioni uscite dal Quirinale, sulla necessità di concedere la grazia a Contrada. "E’ rinchiuso dal 10 maggio 2007 nell’unico carcere militare d’Italia che si trova a Santa Maria Capua Vetere. Poliziotto dal 1959, ha avuto numerosi e diversi incarichi fra i quali la direzione della Squadra mobile della Questura di Palermo, della Criminalpol per la Sicilia Occidentale e del SISDE. Viene arrestato esattamente 15 anni fa, la vigilia di Natale del 1992: l’accusa è quella di collusione con la mafia secondo le affermazioni di una vera e propria schiera di "collaboratori di giustizia" che hanno alla spalle i crimini più odiosi e raccapriccianti. Condannato in primo grado a 10 anni di reclusione, viene assolto in appello con la formula "perché il fatto non sussiste". Ma l’assoluzione viene cancellata dalla Cassazione. Ricondannato nel secondo appello, Bruno Contrada vede la sentenza confermata dalla seconda Cassazione.
Il Magistrato di Sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere, Daniela Dalla Pietra, ha rigettato il 12 dicembre scorso l’istanza di differimento della pena e la detenzione domiciliare presentata dagli avvocati. A leggere l’Ordinanza c’é da rimanere sbalorditi – proseguono i due radicali- perché le conclusioni non hanno nulla a che vedere con quanto scritto nell’ordinanza stessa, dove la descrizione del quadro clinico conferma l’assoluta incompatibilità con il regime di detenzione carceraria, sostenuta dagli stessi medici del carcere: lo affermano sia il Prof. Buscami che il Dott. Antonio Calmieri, ma per la Dott.ssa Della Pietra, la "compatibilità" la si assicura con il "frequente ricorso al ricovero in ospedale". Nel corso del colloquio che abbiamo avuto il 22 dicembre scorso, Bruno Contrada che – ricordiamolo – il 10 maggio scorso ha bussato spontaneamente al Carcere Militare per farsi rinchiudere in cella, si è manifestato in tutta la sua integrità di servitore dello Stato e ci ha subito detto, quasi a scusarsi delle sue condizioni di salute, "questo non è un gerontocomio, non è struttura adatta per assistere gli ultrasettantenni come me!" Nonostante la "giustizia" abbia riservato a lui, poliziotto e servitore dello Stato per quasi cinquant’anni, il trattamento infame che normalmente non è stato assegnato agli assassini che lui ha assicurato alla giustizia, è impressionante constatare, vedendolo e sentendolo parlare, la fierezza e la dignità di un uomo che continua a mantenere alto il senso dello Stato, a custodire ancora valori come quelli dei "gradi", della bandiera, della patria che a noi parrebbero militareschi e anacronistici. Pur convinti della sua innocenza, essendo l’unica sua colpa quella di non essersi fatto ammazzare dalla mafia come è accaduto a tanti suoi colleghi, oggi noi chiediamo a chi di dovere e di potere di sciogliere Contrada dai vincoli della pena carceraria- concludono – e di restituirlo agli affetti dei suoi cari, avendo ormai la "pena di infamia", già intollerabile per una persona normale ma ancor più intollerabile per chi ha servito lo Stato e ne viene ripagato con il giudizio di collusione con la mafia, fatto il suo corso definitivo. Se si vuole si può, se si può si deve".







