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Parmalat: “Condannateli tutti”

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Il giorno dell’accusa al processo Parmalat: "Condannateli tutti, accipicchia se sapevano!" – La pm critica anche la Consob

(gazzettadiparma.it) "LA PIU’ GRANDE FABBRICA DI DEBITI" – «Parmalat nella gestione Tanzi è stata il marchio di fabbrica di un sistema malato e la più grande fabbrica di debiti del capitalismo europeo». Con queste parole è cominciata – al centro congressi Paganini di Parma – la requisitoria del pm Lucia Russo, componente del pool di magistrati che hanno indagato sul crac di Calisto Tanzi e hanno sostenuto l’accusa nel giudizio che arriva alla sua fase finale ,a 31 mesi dall’avvio delle udienze.

In aula ci sono Domenico Barili, ex direttore marketing di Parmalat, Luciano Silingardi, ex componente del Cda di Collecchio, e Davide Fratta, ex sindaco del gruppo. Assent iinvece Calisto Tanzi e Fausto Tonna, che fu direttore finanziario del gruppo.

Il processo, nato dal filone principale dell’inchiesta sul default di Collecchio, vede imputate di concorso in bancarotta 17 persone.

IL LATTE IN POLVERE A CUBA – La Parmalat di Tanzi utilizzava la Bonlat per occultare i debiti del Gruppo e il fondo Epicurum per giustificare una liquidità «dalle proporzioni mostruose ma in realtà inesistente», ha ricostruito in aula la pm Lucia Russo. Parte della responsabilità di quanto successo è attribuibile all’assenza di controlli, ha sostenuto, ricordando che il processo di falsificazione dei dati ha inciso nel 2002 per il403% sul bilancio consolidato. «Se a Cuba fosse realmente arrivata la quantità di latte in polvere che Parmalat asseriva di aver messo a bilancio in termini di contratti di vendita, l’isola sarebbe affondata», ha ironizzato.

Questa parte della requisitoria è stata incentrata sui controlli interni. «Quando nel 2000 il sindaco Maria Martellini chiede perchè Parmalat abbia una liquidità miliardaria in termini di euro e perchè non la utilizzi in modi diversi, la società affida la risposta ai revisori che dopo un anno e mezzo fanno pervenire alla Martellini un foglietto su cui non è scritto nulla», ha raccontato la pm. Nessuna spiegazione fornita da Parmalat ai mercati sulla ingente liquidità detenuta risulta convincente alla Procura. «Avevano detto che la liquidità serviva per cogliere occasioni sul mercato e quindi fare acquisizioni e che rendeva molto di più del costo che Parmalat affrontava ricorrendo al credito, ma nella storia del Gruppo non esiste nessuna acquisizione fatta utilizzando questa liquidità. I consiglieri lo sapevano? Accipicchia se lo sapevano! Quando abbiamo chiesto loro di citare un caso di acquisizione realizzata con il ricorso alla liquidità non sono stati capaci di rispondere. Non potevano perchè di questi casi non ve ne sono».

"IMPUTATI TUTTI COLPEVOLI" – Il pm Lucia Russo ha usato anche le parole di Alda Merini per spiegare l’annuncio che la Procura è intenzionata a chiedere la condanna di tutti i 17 imputati per dolo o colpa nella bancarotta Parmalat del 2003 perchè «un giudizio di rimproverabilità nei confronti di ciascun imputato, nessuno escluso, può essere mosso».

Se la mano è leggera non vuol dire che sia estranea al delitto», ha citato la pm per far rilevare la responsabilità che gli amministratori e i sindaci del Gruppo avevano nell’esercizio loro funzioni e nell’omissione di controlli «doverosi e imposti dalla legge».

La Russo ha cominciato a ricostruire quello che è accaduto nella società di Tanzi in almeno dieci anni. E per descrivere la «spirale perversa» che ha aggravato lo stato di dissesto del Gruppo, ha elencato i numerosi falsi compiuti dagli amministratori e passati al vaglio degli organi di controllo interni ed esterni alla multinazionale senza problemi. «Falsi materiali e quindi fatti non veri, occultamento di valori, falsi contabili o valutativi. In una prima fase, fino al 1998, si tratta di falsi grossolani per stessa ammissione di chi questi è stato chiamato a valutare. Dal 1998 al 2003 tali falsi vengono perpetrati con scientificità», ha sostenuto.

LA CONSOB – «L’omessa vigilanza non è un evento sconosciuto quando si parla di Consob o di altri organi di vigilanza. Si tratta di una autorità inidonea ad esercitareta le attività». Così la pm Lucia Russo nel passaggio della sua requisitoria dedicato ai controlli esterni sulle operazioni finanziarie e sui bilanci della Parmalat di Tanzi.

«E’ impossibile ritenere che Consob non si fosse accorta che Parmalat iscriveva tra i debiti le emissioni di bond che debbono per legge essere classificate separatamente nei bilanci. Eppure Consob non fa nulla. Anche per il riacquisto di 2,8 miliardi di euro di bond che Parmalat sostiene di aver realizzato, Consob non fa nulla. Anche quando comincia la discesa negli abissi di Parmalat, Consob non fa nulla. Nel luglio del 2003 Tanzi,accompagnato dal figlio, incontra Berlusconi a Palazzo Grazioli per chiedergli aiuto. Berlusconi gli risponde che con le banche non si può fare nulla ma con la Consob sì», ha detto la pm.
L’udienza riprenderà lunedì prossimo con la seconda parte della requisitoria affidata ai pm Vincenzo Picciotti e Paola Reggiani.

La replica – «Nel processo Parmalat, già conclusosi davanti al Tribunale penale di Milano oltre due anni fa, la Consob si è costituita parte civile per ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza e per aggiotaggio. I giudici milanesi hanno riconosciuto a Consob un congruo risarcimento nella sua qualità di parte civile. La sentenza di primo grado è stata confermata in appello». È quanto si fa notare in ambienti vicini alla Commissione di Via Martini con riferimento alla requisitoria del pm di Parma, Lucia Russo.

«Il default di Parmalat – ribadiscono le stesse fonti – è venuto alla luce grazie all’attività di vigilanza di Consob e malgrado tutti gli artifici messi in campo dalla società per dissimulare il reale stato patrimoniale del gruppo». La Procura di Parma, ricordano ancora in Via Martini, si è attivata nella vicenda Parmalat a fine dicembre 2003 dietro segnalazione della Consob, che poche ore prima aveva scoperto il «buco» nel bilancio dell’azienda.