Crolla a picco negli Usa la credibilità dei media.
| Getting your Trinity Audio player ready... |
Lo afferma una ricerca effettuata dal "Pew Research Center for the People & the Press", in base alla quale quasi i due terzi degli americani pensano che le notizie che leggono, ascoltano o guardano siano spesso poco accurate: è il più alto livello di scetticismo registrato dal 1985. In Europa, invece, la "European Digital Journalism Survey 2009" rivela che oltre l’80% dei giornalisti è soddisfatto del proprio lavoro e solo il 32% pensa che la propria testata sia a rischio di chiusura. Per molti, inoltre, la qualità del giornalismo sarebbe cresciuta con l’avvento di Internet.
La credibilità delle notizie fornite dai media sta calando assieme alle entrate. Quasi i due terzi dei cittadini Usa pensano che le informazioni che leggono, ascoltano o guardano sono spesso poco accurate. Lo rileva un sondaggio recente compiuto dal Pew Research Center for the People & the Press.
Un sondaggio che – nota Ejc.net – segna il più alto livello di scetticismo registrato a partire dal 1985, quando questo tipo di analisi della percezione dei media fu effettuato per la prima volta. L’analisi non distingue comunque fra blogger e addetti dei giornali o delle reti radiotelevisive, lasciando agli interpellati l’interpretazione della definizione "notizie dei media".
Secondo la ricerca, il 63% del campione ritiene che l’informazione ricevuta dal sistema dei media sia spesso errata. Nella precedente ricerca del Pew, nel 2007, la percentuale dei cittadini che avevano espresso dei dubbi sull’accuatezza dei media era il 53%, dieci punti in meno.
Questo risultato – secondo l’ Assiciated Press – indica che giornali ed emittenti radiotelevisive potrebbero finire per perdere l’audience che stanno disperatamente cercando di mantenere nella loro lotta contro i problemi finanziari.
Il Pew Research Center non ha valutato se lo "snellimento" delle redazioni, con la riduzione degli addetti e gli altri tagli, abbia avuto un peso sulla percezione dei cittadini, anche se queste riduzioni non hanno certamente aiutato, come ha sottolineato Michael Dimock, uno dei dirigenti del Centro.
Comuque, anche se cresce il numero delle persone che credono poco alle notizie, il Pew rileva che il pubblico sembra ancora dare un certo valore ai media. Quando viene chiesto come si sentirebbero di fronte alla chiusura di una testata, l’ 82% degli interpellati risponde che sentirebbe una grossa mancanza se non ci fossero più notiziari televisivi locali e il 74% dice che sarebbe un grosso colpo perdere il proprio giornale locale.
Tuttavia, nonostante tutti i cambiamenti che hanno investito l’industria delle notizie e le sue recenti difficoltà, i giornalisti europei sembrano ottimisti. Più dell’80% è soddisfatto o più contento di prima del loro lavoro. Lo ha scoperto l’edizione di quest’anno dell’European Digital Journalism Survey e si tratta effettivamente di una rivelazione per molti versi sorprendente, come commenta Marco Pratellesi su corriere.it.
Come sorprendente è anche il dato secondo cui solo il 32% dei giornalisti interpellati pensano che la loro testata (giornale, radio o tv) sia a rischio di chiusura, anche se su si sono registrati atteggiamenti diversi a seconda delle nazionalità su questa questione, come su altre.
Per esempio, fa notare Editorsweblog, il numero dei reporter preoccupati per il futuro delle loro aziende sale a quasi tre quarti nel Regno Unito, mentre circa due terzi dei giornalisti britannici prevedono un declino significativo nel numero delle testate a stampa. Questo atteggiamento tanto pessimistico potrebbe forse avere qualcosa a che fare con la recente predizione di Enders Media secondo cui la metà dei giornali nazionali e regionali del Regno Unito scompariranno nei prossimi cinque anni.
Lo studio è stato realizzato da Oriella PR Network, interpellando nel luglio scorso 350 giornalisti in Belgio, Francia, Germania, Olanda, Spagna, Svezia e UK. Molte delle domande riguardavano i modi con cui le varie testate avevano affrontato la questione del giornalismo digitale. Per esempio, il 43% degli interpellati ha raccontato che il 60 percento o più del loro lavoro era fatto esclusivamente per il web.
Su un altro piano, le aziende editoriali sono state lente nell’addestrare i loro redattori alle nuove competenze per Internet. Due terzi del campione ad esempio non ha ricevuto formalmente una formazione specifica per la produzione di contenuti online. Mentre il 47% ha detto di aver creato video come parte del loro lavoro, solo uno su 9 era stato ufficialmente addestrato all’uso della telecamera.
Un altro 46% degli interpellati ha a che fare con i blog come parte del proprio lavoro, anche se solo il 13,5% ne ha uno personale. Forse a causa delle preoccupazioni per il futuro dei media tradizionali, i giornalisti in UK sono stati rapidi nell’adattarsi a queste nuove piattaforme. Il 70% delle pubblicazioni in UK usa Twitter, il 40% in Olanda, il 27% in Francia e il 12% in Spagna.
Mentre le redazioni tentano di resistere di fronte all’avanzare dell’online attraverso tagli, a molti giornalisti viene chiesto di fare di più con meno. Il 40% del campione deve produrre più contenuto di prima, e il 28% lamenta di lavorare più tempo di prima.
Generalmente, i giornalisti considerano neutro o positivo l’effetto di Internet sul giornalismo. Il 40% di coloro che hanno risposto al sondaggio pensa che la qualità del giornalismo sia cresciuto con l’ ascesa di Internet, mentre solo il 20% ritiene che la qualità sia diminuita. Giornalisti di Francia e Spagna sono anche più ottimisti con il 60% che ritengono che il calibro del giornalismo sia migliorato.
Sebbene gran parte dei risultati di questo sondaggio riflettano un punto di vista positivo da parte dei giornalisti, è importante ricordare – sottolinea Editorsweblog – che le redazioni e i lettori non hanno le stesse convinzioni rispetto all’industria editoriale. Un recente studio dell’American Press Institute, per esempio, ha rilevato una netta discrepanza negli atteggiamenti verso la questione del pagamento dei contenuti online. Mentre il 75% dei giornali ritiene che i lettori tornerebbero alle edizioni a stampa dei loro giornali se l’online non fosse più disponibile, solo il 30% dei lettori si è detto della stessa convinzione.
www.lsdi.it – 21 09 09







