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L’ALTRO UNIVERSO

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L’ALTRO UNIVERSO

Ogni riferimento alla vita reale è puramente casuale e fantastico: così la nota a fine libro, che cade come una doccia fredda, perché all’autrice si era creduto, seppure con qualche beneficio d’inventario. Potrebbe trattarsi allora di autofiction, quel genere che mischia dati autobiografici a dati d’invenzione, piuttosto che di autobiografia? O che si voglia forse mettersi al riparo da possibili recriminazioni? Quale che sia il grado di adesione al reale, il libro, o meglio, i libri -perché al momento ne sono usciti due, “L’altro universo” e “Il Nomadismo”, ma si capisce che altri seguiranno-rendono al meglio le atmosfere e gli ideali degli anni ’70, con un talentaccio narrativo che porta a immedesimarsi nelle vicende e tiene avvinti alle pagine. Ce ne fossero, di libri che rievocano i fatidici decenni ’60, ’70, ’80, non ancora abbastanza indagati nei loro fermenti e stati nativi! Molte persone, anzi, rientrate tra le braccia della società per così dire capitalistica, tendono a rinnegarli, quasi se ne vergognassero.

Chi scrive, invece, nei libri di Giovanna Foglia Fonda, ha ritrovato parte delle sue esperienze e di quelle che avrebbe voluto vivere, avesse avuto, forse, più coraggio e meno condizionamenti. E il suo punto di vista, comunque, è di un femminismo meno estremo di quello della protagonista Giò-Giò. Che man mano che va avanti nella vita e nelle esperienze-già, il romanzo è anche di formazione-ha sempre più chiaro il suo progetto. Come donna, non può partecipare in nessun modo alla società patriarcale, di cui disconosce leggi, cultura, usanze e tradizioni. Può solo tenersene ai margini.

L’attrazione per le donne è già stata riconosciuta in giovane età, ora si tratta di individuare le proprie simili e farne un movimento politico che scardini alla base lo status quo. Ricca borghese, la protagonista abbandona università, soldi e famiglia per aggregarsi alle prime comuni femministe milanesi, più o meno pulite, più o meno ordinate, ma che importa, tutto viene condiviso. Il che non sempre è facile, perché magari proprio la sera in cui volevi indossare un dato vestito, quello ti è stato preso, per non fare che il più banale degli esempi. Il sogno è la libertà totale, che sconfina a volte nell’arbitrio, e la totale liberazione da qualunque vincolo o lacciuolo patriarcale, l’utopia quella di realizzare un mondo migliore, dove le donne vengano rispettate e riconosciute nella loro essenza divina di donatrici di vita. Alcune scelgono l’autosufficienza e l’autarchia, si ritirano in cascinali diroccati di campagna, dove coltivano l’orto e allevano bestiame. Alzi la mano chi, delle ragazze anni ’70 di sinistra, non ha passato almeno una notte in una cascina simile.

il lavoro è bandito per principio, sarebbe solo sfruttamento della donna e partecipazione al sistema capitalistico. Tutti i mezzi di sussistenza che vanno contro la società maschile sono considerati leciti, dal contrabbando di hashish da Amsterdam alle truffe dei travellers’ cheques-che tanto fregano solo le già ricchissime banche, non i poveracci-ai doni di ricchi parenti. La protagonista e la sua proletaria compagna Gabriella, che vivono una storia appassionata e duratura, tentano anche la prostituzione, ma a nessuna delle due riesce.

Il progetto di vita di Giò-Giò man mano si definisce. È il nomadismo, la soluzione. Se non si vuole fare parte dell’establishment, meglio vivere nomadi comprando e vendendo mercanzia da una parte all’altra del globo, come le tribù dei primordi hanno sempre fatto.

Allestito un enorme Magic Bus giallo comprato a Londra, un gruppo ristretto di donne parte per l’America del Sud, in un viaggio picaresco colmo di avventure, espedienti, incidenti, ma anche di totale comunanza con la natura selvaggia, scoperta della propria essenza più vera, viaggi psichedelici dovuti all’ingestione (volontaria) di funghi, tra curandere, sacerdotesse, magie, altissimi vulcani, cascate e foreste vergini. Esistono antecedenti letterari per questo tipo di avventuriere: Moll Flanders, Roxane, Mutter Courage, ma mentre queste donne erano spinte all’avventura dalla fame, le nostre eroine sono motivate dal femminismo. E anche da una loro ricerca spirituale.Cosa succederà quando si esaurirà la carica utopica dei vent’anni, come cambieranno le nostre eroine, lo apprenderemo dai prossimi volumi.

Francesca Avanzini