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“INSULARI”

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"INSULARI"

di Stefano Lanuzza

editore Stampa Alternativa

In tale volume vengono trattate alcune figure del Novecento o più recenti ma la previsione è che ne segua uno ancora più ricco e dettagliato. È molto probabile che alcuni di voi, a vostra stessa insaputa, trovino un testo (si vedrà se breve o lungo) che li riguardi: sempreché Lanuzza abbia avuto conoscenza della loro presenza nel mondo della letteratura. Frattanto giusto per dare un accenno delle capacità di critico letterario dell’autore qui di seguito trascrivo un passo più che convincente.

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(…) Soluzioni gnomiche con freddure a effetto surreale vengono esplorate da Apolloni nei libri di narrativa Niusia (1976), Favole per adulti (1981), Roma 1956 (1988), Capellino (1991), Gilberte (1994), Dalla parte del mare (2001), New York allucinogeni e merletti (2003), Il golfino celeste a maglie larghe (2005), L’amour ne passe pas. 52 lettere d’amore (2005), Marrakech (2006), Favolette (2007), L’America vista dalla strato­sfera (2007), Lettres d’amour à moi même (2007), Lady Mac­beth (2008), Favole e bubbole (2008), Siberia (2008).

Unico superstite, in virtù d’un assiduo impegno produtti­vo, di quell’ "Antigruppo" siciliano sorto alla fine degli anni Sessanta in ritardata contrapposizione a un "Gruppo ‘63" già estinto, Apolloni presenta tra le sue opere migliori i Racconti patafisici e pantagruelici (2000). In questa perigliosa carto­grafia mentale e intraprendente serialità di epifanie, l’autore si proietta in aperti spazi metropolitani che evidenziano, con le idee-guida dei viaggiatori illuministi stimolate dall’anelito romantico alla fuga dall’insularità, un’arte ludica del narra­re solitamente rifiutata dalla maggioranza degli scrittori sici­liani.

I personaggi di Apolloni sono volubili, stralunati Candidi di Voltaire o palazzeschiani ‘omini di fumo’ parolanti in micro e macrocosmi libertari: sono un archeologo svaporato che non distingue la Caldea dalle… caldarroste; il navigatore buongustaio pantagruelico, goloso di tacchino farcito e pata­tine di Gela, vino bianco d’Alcamo e rosso dell’Etna; la fan­ciulla convinta che i "teatini" abitanti di Chieti abbiano inventato il thè Ati; il pedante Mr. Smith laureato in una pre­stigiosa università inglese da non dire per non far parere meno importanti le altre università; il vagabondo del Central Park newyorkese, divoratore di hot dog fatti con carne di ciu­co; un lupo mannaro che, pour cause, è un po’… lunatico; una maniaca delle minigonne d’ogni foggia (di camoscio, stoffa trasparente, a rete); lo scrittore di successo che non osa rileg­gersi perché autocriticamente persuaso di scrivere "porcate"; un elegantone che mena vita da single da quando gli è mor­to il gatto…

Sono, quelle di Apolloni, favole come pantomime esistenziali, apologhi deliberatamente schizoidi, seccamente autoreferenzali, che non si rivolgono al facile lettore ma gra­vitano in uno spazio alchemico che li frantuma, trasforma e disperde. Ne conseguono ambigui indizi pedagogici, scie incandescenti di materie ideali e formali temprate al fuoco di un’intelligenza dagli espedienti speciosi, fra erratici echi e accenti risonanti in un proscenio labirintico. Labirinto, sì, è per lo scrittore il mondo; fatto di intrecci analogico-relazio­nali, vicoli ciechi e curve chiuse, tortuosità e avvitamenti, biforcazioni e isole di siepi: con, quale sua principale caratteristica, l’irrazionalità programmata. Labirinto infinito quan­to l’enigma e i paradossi dell’esistenza, che Apolloni rappre­senta governata dal caso, dalla contraddizione, dalla vertigi­ne, dall’inabitabilità.

Traversando paesaggi onirici intersecati da panorami rea­li, abitando da transfuga un mondo da spaesare con stravol­gimenti e riduzioni dell’universale barocco al particolare minimalistico, lo scrittore fantastica senza sosta: perché – scrive – "tutto risiede nella fantasia". Viaggi tra fatiscenti miti occidentali e un Terzo mondo occidentalizzato, scorribande indocili alla tradizione degli itineraria classici, spericolate odissee patafisiche vissute senza spreco di tempo, i temi di Apolloni tracciano la topografia d’una quotidianità salvata dai limiti della ragione o dai recinti della storia e sottoposta a continue sperimentazioni per innestare nelle modellistiche letterarie un’irridente simbologia comico-gnomica. (…)