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IL GEMELLAGGIO TRA BERCETO E I LAKOTA (SIOUX)

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L’11 settembre 1988 Berceto ha vissuto la giornata più straordinaria della sua moderna storia: IL GEMELLAGGIO, ancora unico al mondo, tra un Comune e una tribù indiana, i Lakota (Sioux).

I giornale d’allora, tutti i giornali nazionali, servizi nei TG della Rai, parlavano di un’invasione di appassionati, cultori delle tradizioni indiane, di oltre 20.000 persone che avevano letteralmente riempito ogni stradina del paese.

Uno dei promotori, l’ideatore di questo straordinario evento è stato Luigi Lucchi. A venti anni di distanza raccogliamo la sua testimonianza.

D) Che fine hanno fatto gli indiani a Berceto?

R) Purtroppo anche noi montanari, almeno a livello Istituzionale, ci siamo comportati come sempre si sono comportati i bianchi verso gli indiani. Non abbiamo rispettato il "trattato" stipulato con tutti i crismi dell’ufficialità e autorizzazione del Ministero dell’Interno. IL gemellaggio sottoscritto dal Sindaco Sergio Bettoni e dal rappresentante dei tradizionalisti Lakota Birgil Kills Straight (spara diritto), pur restando l’unico al mondo, non è stato rispettato. Dal 1990, con l’inizio dell’Amministrazione Cagna è diventato carta straccia. Una grande occasione mancata.

D) Ma che benefici portavano gli indiani?

R)UN’eccezionale, irripetibile notorietà al mio Comune, a Berceto. Veniva gente da tutta Europa, da tutta Italia per parlare con i Lakota, per visitare il parco intitolato a Toro Seduto (Tatanka Yotaka), per frequentare i corsi che i Lakota tenevono a Berceto per riavvicinare gli europei alla Madre Terra. I giornali, le riviste, le TV facevano a gara per parlare di Berceto, di questa iniziativa. E’ bene precisare, tra l’altro, che per il Comune era tutto a costo zero. Avevamo gli sponsor e meravigliose persone come Carlo Alberto Grottoli e Livio Bernini che organizzavano tutto e si sobbarcavano le poche spese. Avremmo avuto gli sponsor e "l’autorizzazione" degli istituti preposti anche per portare nei monti di Berceto i quattro bisonti che i Lakota ci avevano donato.

D) I Bisonti?

R) Si. Birgil Kills Straight (spara diritto), capo dei tradizionalisti, in nome dei Lakota e delle autorità della riserva del Sud Dakota: Pain Rig, vedendo i prati dei nostri monti in zona Capanna e Lago D’Achille (Lago Bozzo) aveva sentenziato che vi potevano viverci i bisonti e allora ce ne donò quattro. Quanta gente sarebbe venuta a Berceto per vedere i bisonti mi chiedo. Veramente tanta. Ancora oggi a distanza di venti anni ricevo telefonate che chiedono dei corsi Lakota e dei bisonti. Un’occasione, una grande occasione, persa per il mio paese.

D) Come mai è andato tutto a rotoli?

R)La gente di Berceto, nel settembre 1988, era entusiasta di quest’avvenimento. LO era non solo perché ha segnato un record d’incasso, mai più eguagliato, in tutti gli esercizi commerciali ma anche e soprattutto perché aveva preso a ben volere i nostri fratelli Lakota. Tutti i giornali, inoltre, ne parlavano positivamente. Con l’avvento dell’amministrazione Cagna è iniziato, invece, dalla pancia retriva del paese, una critica assurda: gli indiani portano i pidocchi, ad esempio. Il motivo più profondo, invece, a mio avviso, è che le amministrazioni che si sono succedute dopo quella di Bettoni, compresa questa, hanno voluto cancellare quanto era stato fatto. Hanno cancellato il Parco, trasferito il palazzo del comune, tolto il collegamento scolastico con Pontremoli, tolto persino un cartello con lo slogan Berceto il paese di montagna più vicino al mare che dava grandi frutti all’economia turistica. Gli indiani sono entrati in questo tritacarne che ha portato il sottosviluppo nel mio Comune. Anche la grande foto che ritraeva Tatanka Yotaka posta nella sede del Consiglio Comunale è stata rimossa e probabilmente distrutta.

D) Lei come ricorderà questo ventennale?

R) Tenuto conto di come si trova Berceto oggi rispetto al settembre del 1988 ho solo motivi di tristezza, rimpianto. Mi limiterò a scrivere ai capi indiani di Pain Rig per ricordare una data, un avvenimento che nessuno potrà più dimenticare. Gli rinnoverò, però, in nome di tutti i miei concittadini, le scuse. Anche a Berceto abbiamo i lunghi coltelli e le lingue biforcute.