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IL SAPORE DELLE MELE

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A proposito di uomini, donne e alberi delle mele.
 
Fin da piccolino, a proposito di uomini, donne e alberi delle mele, mi hanno raccontato che un dio – anzi, che dico, Dio in persona! –  aveva all’inizio dei tempi proibito di coglierne e mangiarne. Ma la donna, su ispirazione di un demone-serpente – anzi, che dico, del Diavolo in persona! – indusse l’uomo a mangiare il frutto della conoscenza. Fu da lì che l’umanità, ancora al suo inizio, precipitò nella catastrofe. Slavoj Zizek, in un suo recente saggio, fonda anche su questo episodio il suo giudizio di crudele perversione di un dio cristiano che proibisce all’umano, come gesto costitutivo esemplare di un rapporto, di accedere liberamente alla conoscenza – con annessa pesante condanna : guadagnerai il pane con il sudore della fronte, partorirai nel dolore, e via infierendo.
Ora ritrovo nell’interessante riflessione proposta da Nevenera un utilizzo di quegli elementi cardine (uomo-donna-mela) in un senso però nuovo e diverso. L’uomo pigro e infingardo di oggi coglierebbe solo le donne-mele facili, quelle sui rami bassi o addirittura cadute a terra marce e bacate. Le donne-mele migliori sono però quelle collocate sui rami alti, sulla cima dell’albero. E lì  è troppo faticoso – e rischioso! –  per l’uomo debole e rinunciatario arrivarci…  
Sarà.  Io credo ancora proficua la chiave di lettura dell’impostazione originaria (donna-mela=conoscenza/scoperta/avventura) e la riproporrei in questi termini. Oggi le forme dell’accesso alla conoscenza, in termini appunto di novità eccitante, di scoperta e avventura, riguardano il boom delle nuove tecnologie della comunicazione: informatica, internet, cellulare Ipod e Iphone, ecc. Allo stesso tempo il femminile è stato in larga misura omologato, banalizzato, “maschilizzato”:  più visibile, più facilmente accessibile, con la perdita così di buona parte del suo fascino segreto e tentatore. Perché mai, altrimenti, (almeno alla  mia attenzione) succederebbe oggi che i maschi ventenni preferiscono incontrarsi in gruppi a casa di qualcuno di loro, dedicandosi alla sperimentazione/fruizione (spesso maniacale e ossessiva, almeno agli occhi di chi non è più da tempo un ragazzo) delle nuove tecnologie, mentre sull’altro versante le ragazze escono in gruppo da sole, certo più libere  ma anche spaesate e   inquiete per la latitanza maschile? E come spiegare altrimenti la crescita di interesse e favore per gay, bisex e transessuali?
 
Con la mia più cordiale attenzione per il femminile, e per le evoluzioni/involuzioni dell’umano .

Gian Carlo Marchesini

1 COMMENT

  1. Ammesso che in passato l’interesse verso l’altro sesso fosse piu’ autentico e che il sentimento equilibrasse il sesso -dubito!-, penso che “la conoscenza” sia a tutt’ oggi sempre piu’ confusa, mal interpretata e ignorata.
    E’ già tanto se qualcuno ne ha una propria vaga idea.
    Sicuramente la perdita del fascino femminile ha rafforzato il disorientamento generale, ma certi sentimenti o si provono oppure no, a prescindere dal bombordamento di film, siti, riviste pornografiche.
    Ancora non so se chi vive profondi sentimenti è da considerarsi un privilegiato o un fortunato; per un po’ di felicità, seppur bellissima, il piu’ delle volte si finisce col procurarsi abbondante sofferenza. Già, nulla è gratuito.
    Una donna così come un uomo finisce poi a cercare in una persona del suo stesso sesso cio’ che non è riuscita a trovare, a provare con il sesso opposto. Cambiano i protagonisti, ma non il percorso di una vita a due. E’ un’ altra forma d’amore che non possiamo giudicare nè considerare peggiore o migliore di quelle convenzionali.