LETTERA AL POLITICO
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di Gian Carlo Marchesini
Caro amico, ti vedo in questi giorni molto allarmato: si direbbe che tutte le preoccupazioni del mondo ti siano cadute sulle spalle. La tenuta del governo è diventata la tua ossessiva cometa di riferimento, la sua crisi il pericolo da scongiurare – con il rischio drammatico, a quel punto, che Berlusconi ritorni a governare!
Non che la tua preoccupazione non sia condivisibile e condivisa, ma, caro, non è stato proprio uno dei tuoi amati leader, nel ’98, a muovere i fili che hanno fatto allora cadere il governo amico, e non è stata la presunzione velleitaria dello stesso ad attivare l’infausta bicamerale prima, e a non impedire il ritorno di Berlusconi al governo, dopo? Chi non ha saputo varare una necessaria ed efficace legge sul conflitto di interesse? Chi non ha saputo costruire una adeguata ed efficace alleanza elettorale nel 2001? E quanto è costato al Paese subire altri 5 anni di sgangherato e cialtronesco governo ad personam?
Capirai allora disagio e stupore nel vederti oggi così preoccupato che risucceda quello che allora fu l’irresponsabilità avventurista della tua parte politica a provocare… Ma poi, e perdonami la malizia, tutto questo paventare che qualsiasi critica su qualsivoglia decisione di Prodi possa provocare danno alla tenuta del governo, non porta con sé il messaggio (intimidatorio, ricattatorio): “non disturbate il guidatore”? Ma che cosa indebolisce Prodi – oltre a un elenco purtroppo non breve di altri motivi – più e meglio della sua pretesa che debba essere rispettata l’intesa del governo precedente con il governo Usa? Non è il fare inopinatamente proprie le linee di una politica estera subalterna a indebolire solidità e stabilità del governo attuale? E il come è maturata la decisione sul consenso alla richiesta del raddoppio della base militare vicentina (l’editto bulgaro!) e le bugie di cui viene penosamente ammantata (una mera questione urbanistica!), non tengono in corpo la quintessenza del linguaggio e del modo di fare politica da cui pensavamo di esserci liberati?
Dovremmo tacere annichiliti perché altrimenti, aprendo bocca, la melma ci entra in gola? Ma che cosa ne fa crescere il livello, se non modalità e linguaggio propri del dispotismo autoritario e una manipolazione demagogica e bugiarda? Quale è il trait d’union tra il prima e l’ora: una sostanzialmente identica arroganza stupida?
Caro amico diessino, la perdita di identità storico-politica, e lo smarrimento morale e culturale che ne segue, rischiano di ridurre la tua visione e l’approccio alla realtà a manageriale gestione tecnico-quantitativa, con l’ampio corredo di attenzione ai rapporti di potere e all’uso efficace della forza, che non vanno sicuramente ignorati, ma neppure privilegiati a scapito della direzione e del senso del nostro agire. Sentirti ripetere ossessivamente come prioritario e irrinunciabile, oggi, l’ obiettivo del risanamento dei conti pubblici e della crescita economica, costi quel che costi, con al primo posto le grandi opere e le infrastrutture – dalla Tav in Val di Susa, e magari pure l’infausto ponte di Messina, alle centrali nucleari da riprendere a progettare e costruire, alle mille liberalizzazioni come festanti coriandoli da lanciare, riducono sempre più la politica a decisioni sedicenti tecniche da prendere in pochi dentro stanze chiuse: proprio le logiche, le modalità e il linguaggio che hanno ridotto il mondo nei termini catastrofici in cui oggi ce lo ritroviamo…
Caro amico diessino: ma sei così sicuro che la soluzione per i guai in cui si trova il mondo oggi sia la messa in campo di una neutra e disincarnata capacità di valutazione dei rapporti di forza, di una politica politicante e politicastra che rifugge da informazione trasparente, comunicazione diretta e democrazia partecipata come da scabbia e rogna? Ma per te le masse sono solo massa di manovra, e i cittadini soltanto elettori utili (idioti) una volta ogni cinque anni, e i luoghi delle decisioni politiche fortilizi da blindare?
Ma è mai possibile che il tuo orizzonte massimo, il futuro radioso aprile, siano ridotti alla brama di un incarico assessorile, e dobbiamo prendere esempio e coraggio dalla sinistra di Spagna, Venezuela e Brasile?
Caro amico diessino, che della antica e gloriosa – e terribile e disumana! – politica rivoluzionaria comunista mantieni saldo il gusto del primato e dell’egemonia: hai forse perso il senso delle origini e la radice, la pietas per gli umili, l’utopia della solidale e fraterna agape umana? Sperando che così non sia,
tuo
GCM






