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Ma la vuole smettere di darmi calci alle spalle?

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Gian Carlo Marchesini

L’arte di  dare di nascosto calci e protestare e inveire fingendo di averli ricevuti

Suggerisco come immagine che bene raffigura l’architrave di volta dell’attuale  linguaggio mediatico della falange berlusconiana, e della sua natura morale, politica e umana, una semplice scena: quella in cui si vede il ministro La Russa calpestare all’indietro  e scalciare con violenza il giornalista Formigli che gli sta alle spalle nel tentativo di fargli qualche domanda.  E poi girarsi con fare indignato e sbigottito gridare: ma la vuole smettere di darmi calci alle spalle?   In quei trenta secondi di dinamica relazionale c’è intera l’essenza dell’attuale gruppo di potere al governo del Paese: l’improntitudine spudorata e la facilità nel mentire, la capacità vigliacca e subdola di fingersi aggrediti per meglio aggredire, il fregarsene della verità per sostituirla con ciò che fa comodo, la spregiudicatezza e la disinvoltura con cui barano e spergiurano.

Gli sforzi sovrumani di Gad Lerner e della Serracchiani per cercare ad Anno Zero argomentando di indurre Storace e la Lorenzin a un barlume di civile discernimento sono degni di miglior causa, perché del tutto inutili e perfino patetici. A costoro non frega nulla della verità effettuale, della giustizia elementare o anche del semplice buon senso: sanno di avere insperatamente acciuffato un simulacro di loro personale e individuale fortuna senza averla minimamente meritata, e da quella non si separeranno mai se non, temo,  perché costretti  a viva forza. Il quanto forzati, e il come, dipenderà dall’unità, la coesione e la determinazione da parte nostra.  Certo è che se basta che a proporre Rosy Bindi a leader del centro sinistra sia Vendola per scatenare immediati i veti di Veltroni e D’Alema, temo ci toccherà tenerci ancora a lungo in capo la genia dei lestofanti alla Storace e La Russa.  E sperare nella risolutezza adamantina di Ilda Boccassini e delle altre donne giudici milanesi – e delle donne in generale.  

L’espressione spavalda e colma di odio velenoso stampata sul viso telecomandato dei vari e intercambiabili Sallusti, Porro, Santanché, Storace, Lorenzin, mandano in realtà, anche quando stanno verbalmente zitti, un solo evidente messaggio: "sappiamo benissimo che voi ci volete fare fuori, ma noi non ci arrenderemo mai!"   Costoro non sono disposti ad arrendersi perché hanno già deciso da sempre, per quanto riguarda loro,  di non fare prigionieri. Per loro le regole della democrazia sono un fastidioso optional utili soltanto perché al potere e al comando altrimenti non ci sarebbero arrivati mai.  Si ritengono miracolati, li ha miracolati Berlusconi. Sono dei disperati, sono stati graziati insieme, e insieme, sperabilmente,  spariranno. Ma qui, se va avanti così, tocca mettere inevitabilmente in conto scontri di piazza, vittime e persino morti. Certo, meno male che abbiamo al Colle un galantuomo. Ma qualche altro Presidente avrebbe già da tempo deciso che c’erano e ci sono gli estremi per sciogliere il Parlamento e tornare alle urne con una legge elettorale decente. Speriamo che non sia troppo tardi – visto che per alcuni dei nostri massimi dirigenti sembra essere sempre troppo presto.