Piccolo promemoria per non scordare o arrendersi
| Getting your Trinity Audio player ready... |
Gian Carlo Marchesini
Fascismo, prostituzione, mafia erano fino a qualche tempo fa ritenuti moralmente e socialmente riprovevoli, colpiti quindi da interdetto e pubblico ostracismo. Oggi essi sono stati sdoganati, socialmente legittimati, portati al governo e considerati mentalità, modalità, comportamenti tra i possibili leciti, anzi, più di altri proficui e vantaggiosi, e perfino simpatici e divertenti. Chi li condanna e rifiuta è bacchettone e moralista, puritano e perbenista. Ciò che è utile e conviene al più forte, al Principe, è politicamente, socialmente, moralmente lecito. Il fascista è riammesso nel salotto buono e al governo, la prostituta è per un verso la efficiente e professionale escort, per l’altro la "schiava radiosa" che allieta stanze e vacanze dei potenti. "Radiosa" – come è stata definita nel salotto buono del femminismo radicale nostrano – perché sa dal suo ruolo ricavare il massimo vantaggio sociale ed economico, e se ne vanta con provocatoria e imprendititoriale baldanza. E il mafioso che non rivela i misfatti e i nomi dei suoi complici, invece di essere stigmatizzato come omertoso è giudicato da chi è al potere, e che di quel silenzio si avvantaggia, come eroe irreprensibile e virtuoso.
Anche opporsi a chi offende e ferisce la sacralità della natura e del bene pubblico comune – l’acqua, l’aria, il suolo – è oramai considerato atteggiamento moralistico di una élite fissata e snob: appropriarsene, cavarne reddito senza preoccuparsi troppo di valori ambientalisti, equilibri naturali e canoni paesaggistici, è considerato non solo lecito, ma utile e proficuo ai fini di un illimitato arricchimento privato. L’appropriazione indebita, il furto, il saccheggio, sono praticati oramai a livelli di massa: chi non abusa, arraffa e piega il bene pubblico a proprio vantaggio è considerato uno sciocco afflitto da dabbenaggine patetica. Il vizio privato è diventata ostentata e pubblica virtù, l’andate e arricchitevi come meglio desiderate e potete è il nuovo verbo, il sentimento vincente e diffuso. Chi non ha una o più case in proprietà, chi non ha azioni e risparmi e plus valenze realizzate e accumulate grazie a buoni uffici e ai consigli furbi del consulente finanziario, chi non ha obbligazioni o bot o stock options, chi non gioca a qualche lotteria o scommette in qualche bisca, chi non fa parte di qualche cosca, cricca o cordata, non se ne avvantaggia ottenendo posti, prebende e privilegi, chi non si avvale dei buoni uffici e degli espedienti di qualche esperto per evadere o eludere le tasse – forma di furto sportivamente praticato a livello di massa – colui è tacciato e stigmatizzato con nomignoli ed epiteti – comunista! moralista! – oggi paradossalmente usati e spesi come temibili e oltraggiosi. Il parametro che assolve e premia e socialmente legittima è oggi, in maniera ufficiale e pubblica, l’accumulo di denaro e beni, di proprietà immobiliari e altre forme di ricchezza, mentre tutto ciò che segue un pensiero e un indirizzo diverso, e che tenta di regolamentare, limitare, diversamente orientare e legiferare, e socialmente, equilibratamente fruire, è considerato nemico da discreditare e abbattere. Il puttaniere, il ladro, il mafioso prepotente e malandrino, il fascista dopato, griffato e blindato nel suo torreggiante e minaccioso suv, l’arrampicatore sociale ammanicato e protetto, il corsaro cinico, lo squaletto ad azzannare addestrato, l’evasore predone, il saccheggiatore del bene pubblico – e qui ognuno può riempire le caselle con nomi e cognomi di conoscenti e personaggi noti – sono tutte maschere e tratti comportamentali del nuovo eroe sociale à la page, lo spirito dei tempi vincente. A essere condannato perché ridicolo e grottesco nelle sue grandiose e puerili pulsioni non è il mascalzone moralmente e fisicamente obeso, ma appunto il moralista stigmatizzato come comunista penitenziale, sciocco e astinente. "In mutande ma vivi!", grida dal palco del Dal Verme – omen nomen – l’orrendo marinettiano personaggio simbolo e duce dei voltagabbana: ex stalinista, ex sessantottino, ex craxiano, ex papalino, oggi suonatore di pifferi e cembali in onore del nuovo trimalcionico principe, inneggiante alla necessità di liberare da tutte le segrete sotterranee fogne ogni liquame. Oggi, in nome della proprietà, del possesso, dell’arricchimento illimitato di un terzo della società – o di un quinto, o di un decimo – a danno della maggioranza (grazie a un colossale concorso di responsabilità trasversali ottenuto in virtù del pressoché assoluto monopolio dei media), a essere stata sdoganata è la pratica trionfante e baldanzosa dell’ illegalità di massa, è il far coincidere l’uso esplicito e illimitato della forza con il definire illecito tutto ciò che gli si oppone. La bellezza del corpo giovane è considerata godimento per i trastulli degli azzimati e protesici vecchietti di corte, il patrimonio naturale, culturale, archeologico e artistico, giocattolo di cui disporre a proprio piacimento. Chi asseconda, si accoda e inneggia viene cooptato, fatto sindaco, parlamentare, ministro. Impegno, sforzo, disciplina, progetto, pazienza, attesa, attenzione, disponibilità, accoglienza, solidarietà, condivisione, rispetto, dignità, ricerca, pensiero profondo e lungo, corresponsabilità, sono avversati e respinti come innaturale abominio. Oggi gli eroi sono i ciclisti che vincono grazie al ricorso abituale e massiccio al doping; i motociclisti, gli attori, i cantanti lirici, gli stilisti, i personaggi televisivi alla moda grandi evasori; i calciatori che guadagnano al minuto quanto l’operaio in un anno; gli amici degli amici che fanno il palo e reggono il sacco ai devastatori edili in cambio di prebende, regalie, posti e case, promozioni, favori e privilegi. Vallettopoli, affittopoli, mignottocrazia, sono diventate definizioni e linguaggio di un sistema di complicità e corruzione cui perfino la gerarchia della Chiesa e i vertici del Vaticano, in cambio di vantaggi e contropartite, di tutele e garanzie, concedono salvacondotti e assoluzioni, indulgenze e perdoni. Questo ahimé è il tempo del trionfo della spavalda malafede e del cinismo disperato, reazione allo spavento provocato dal radicale cambiamento della globalizzazione in atto. Come finirà? Temo con un esilio su Antares di pochi irriducibili comunitari etici e appassionati poeti.






