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Monastero di Bose, commento al Vangelo del 15 agosto: L’anima mia magnifica il Signore

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15 agosto 2023
Dal Vangelo secondo Matteo –  Lc 1,46-55 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 46Maria disse:

«L’anima mia magnifica il Signore
47e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
48perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
49Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
50di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
51Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
52ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
53ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
54Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
55come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

“Signore, noi ti lodiamo e ti benediciamo,
perché questo giorno dell’esodo di Maria dalla nostra terra
è il giorno della sua nascita in cielo.
Figlio della nuova Eva hai schiacciato il capo al serpente,
regnando sulla croce l’hai fatta madre dei credenti,
la tua resurrezione l’ha attirata in cielo. 

Tutte le generazioni la cantano ‘beata’,
tra tutte le donne è la più benedetta,
perché grandi cose ha operato in lei l’Onnipotente”.
(dalla Liturgia di Bose)

Oggi facciamo memoria del Transito della beata Vergine Maria, ascesa al cielo come compimento della sua presenza sulla terra, del suo ardito e fiducioso “sì” alla presenza del Signore in lei, presenza donata all’umanità intera, irruzione dell’eternità nello scorrere dei giorni.

Riascoltiamo il canto del Magnificat, ricca antologia di testi biblici, cantico che l’evangelista Luca riceve e consegna alla tradizione della Chiesa, la quale ogni sera – all’ora del vespro, al compiersi del giorno – ci invita a contemplarlo facendo memoria delle meraviglie compiute in Maria, e in ciascuno, in ciascun credente. Maria proclama innanzitutto i prodigi che ha riconosciuto in lei per opera di Dio. Questa sua lode è preghiera fatta delle parole della Scrittura stessa, Scrittura che così penetra in chi le prega. Noi insieme a Maria. 

Le meraviglie evocate non sono avulse dalla realtà, dalla fatica di ogni giorno, dell’accogliere con semplice umiltà il suo e il nostro essere servi, servi di Dio e di chi ci pone accanto (vicino o lontano), servi disponibili, aperti alla presenza di Dio in noi. Maria è stata effettivamente capace di portare in grembo l’incarnarsi della sua presenza, di accompagnare Gesù, di ascoltare la sua parola, di seguirlo fin sotto la croce. È stata capace perché ha sempre custodito e meditato nel suo cuore le parole della Scrittura (cf. Lc 2,19). Questa è l’immagine del credente, di chi intuisce e percepisce in questa custodia di essere lui stesso custodito, perché la vita trovi senso, pienezza, e si dilati.

Nel cantico, pronunciato nell’intimità della casa di Zaccaria, nell’incontro tra Maria ed Elisabetta, incontro che è benedizione, Maria passa dal personale all’universale. Quel che avviene in lei, l’incarnarsi del Figlio di Dio, inizia a portare a compimento le promesse di Dio, si irradia su tutto il Popolo.

“Come l’aurora all’inizio del giorno

Ecco la Vergine Maria

Donna promessa ai figli di Eva

Veglia e attende fedele l’adempiersi della promessa.

Come la terra in attesa del sole

Ecco la serva del Signore

La benedetta tra tutte le donne

Veglia e offre il silenzio a dimora del Verbo di vita.

Come la chiesa dimora di Dio

Ecco la Madre del Signore

Figlia di Sion amata in eterno

Veglia e porta in grembo il Messia di pace e salvezza.

Come la donna vestita di sole

Ecco la sposa fatta bella

Gerusalemme che scende dall’alto

Veglia e invoca il veniente Gesù il Signore in eterno”.

In questa festa della Madre del Signore – nell’umiltà del suo riconoscere che tutto proviene dal Signore, che tutto il Signore compie in chi osa fidarsi della sua Parola – possa per ciascuno essere percepito il dono della presenza del Signore, il dono del suo amore, dono sempre preveniente e immeritato, dono di cui rendere grazie “magnificando il Signore”.

sorella Silvia

Fonte Link: monasterodibose.it