Monastero di Bose, il Vangelo del giorno: l’amico ritrovato
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11 ottobre 2023
Gv 21,15-22
15Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». 17Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. 18In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». 19Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi»., 20Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». 21Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». 22Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi».
Il vangelo di oggi inizia con il presentarci il faccia a faccia Gesù-Pietro a conclusione del pasto con i discepolo e a partire dalla triplice domanda del primo: “Mi ami più di costoro?”; “Mi ami?”, gli disse per la seconda volta, e per la terza volta: “Mi vuoi bene?” (Gv 21,15.16.17). Domande a cui segue la triplice risposta del secondo: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene”, e ancora: “Tu lo sai che ti voglio bene”, Infine: “Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene” (Gv 21,15.16.17). E alla triplice professione d’amore di Pietro segue la triplice investitura di Gesù: “Pasci i miei agnelli”; “Pascola le mie pecore”; “Pasci le mie pecore” (Gv 21,15.16.17).
Sullo sfondo c’è il triplice tradimento di Pietro. Alla domanda a lui rivolta, durante il processo di Gesù, se fosse un suo discepolo egli rispose: “Non sono suo discepolo”, “Non lo sono”, e “Negò di nuovo” (Gv 18,17.25.27). C’è una frattura che domanda di essere ufficialmente e pubblicamente ricomposta, c’è una riabilitazione da compiere davanti agli altri discepoli, c’è da chiarire la ragione da cui nasce e su cui si fonda il compito ricevuto, ogni compito ricevuto. Nella triplice professione d’amore viene cancellato il triplice rinnegamento, Pietro diventa l’amico ritrovato di un Gesù la cui amicizia non è mai venuta meno.
Simone figlio di Giovanni con umiltà e discrezione, frutto di esperienze che lo addolorano (cf. Gv 21,17), dal “Darò la vita per te!” (Gv 13,37) al tradimento, sfugge il paragone con gli altri e affida la sincerità del suo dire al “Signore, tu conosci tutto” (Gv 21,17), tu che discerni le intenzioni dei cuori (cf. Gv 2,25). Tu sai che ti voglio bene, sono tuo amico, sai che ti amo, sono un amico in una dedizione incondizionata a te, alla tua causa, ai tuoi discepoli, al mondo intero, fino al dono della vita. Puoi fare affidamento su di me. Il che avviene, avverandosi la condizione preliminare che permette il conferimento di un incarico di decisiva importanza, l’amicizia incondizionata e libera.
Siamo dinanzi al servizio dato a Pietro della custodia degli ‘agnelli’, i piccoli, e delle ‘pecore’, i grandi, l’insieme del popolo ecclesiale. Custodia declinata in nutrizione, ‘pasci’, guidando ai pascoli della vita, a Gesù stesso, il Risorto agnello-pastore sorgente di vita (cf. Ap 7,17), pastore venuto a dare vita in abbondanza (Gv 10,17), vita buona, amare come lui ci ama (Gv 13,34), vita eterna.
Pietro è chiamato a divenire il luogo attraverso cui Gesù il pastore unico continua a elargire vita fino al dono della propria per la vita dell’altro (Gv 10,17), martirio che il Risorto preannuncia a Pietro (cf. Gv 21,18-19), assimilato a lui nella missione e nella morte portando a compimento il “Seguimi” (Gv 21,19). Lasciati definitivamente alle spalle il bambino senza limiti (cf. Gv 21,18) e il visionario di un Messia potente sostenuto dalla spada (cf. Gv 18,10), divenuto il saggio che sa che è bello e buono spendere la vita per un amico di nome Gesù e per il suo vangelo di vita nutrendo di questo gli amici di Gesù e ogni uomo (cf. Gv 10,16).
Una provocazione per noi: vale la pena vivere e morire per lui e il suo vangelo liberi dalla preoccupazione di se stessi, svelando nell’essere per lui la nostra amicizia a lui e la nostra amicizia agli altri non privandoli della buona notizia? Il brano si conclude con la domanda di Pietro a Gesù circa la sorte del discepolo amato, Gesù risponde asserendo che il futuro dell’altro è questione sua; comunque la sua testimonianza consegnata alla scrittura del Vangelo, il quarto, sarà permanente nella storia della Chiesa e dell’umanità (cf. Gv 21, 20-23).
fratel Giancarlo







