ALDO BUSI. PROSIT!
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Uscito dalla Feltrinelli in faccia al Grande Albergo,
ti sei avviato nel buio sul marciapiede che costeggia
uno dei tanti malandati siti archeologici di Roma.
Montgomery color panna sporca, sigaretta in bocca,
cammini con la solennità compassata e rigida
di chi accompagna il proprio funerale.
Rispetto a quello liscio ed espressivo di vent’anni fa,
il tuo nobile viso è alterato e gonfio.
Anche i capelli in testa, caro, ti si sono fatti piuttosto radi.
Procedi lo sguardo fisso nel vuoto, come a contatto
di un dolore infinito.
Mi hai smosso dentro una tale tenerezza
che, non mi avesse paralizzato
l’inviolabilità della tua solitudine dura,
ti avrei abbracciato.
La tua sfidante bellezza di allora
– a discutere per ore al Villaggio Globale su Pasolini
su cinema e letteratura, e quale fosse arte superiore,
e tu biasimavi la scelta di Pasolini come tradimento –
mi è tornata in sogno stanotte.
Eri giovane satiro trionfante,
la bocca sprezzante e carnosa,
lo sguardo carezzevole e sulfureo.
Ti sei avvicinato con il passo felpato di un gattone fraterno,
mi hai scoccato sonoro un casto bacio.
Mi sono svegliato leggero
ridendo al nuovo giorno.
Gian Carlo Marchesini







