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Per Verdi 2013 ci vuole un progetto unico e condiviso

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PAOLO DOSI
Assessore Comune di Piacenza

(libertà) 29 luglio 2010 – L’intervento di Fabio Torrembini, pubblicato su Libertà del 25 luglio scorso, pone l’attenzione sull’assenza di Piacenza dal Festival Verdi, la cui edizione 2010  è stata recentemente presentata a Parma. Potremmo rispondere nel modo più semplice, attribuendo i motivi dell’assenza alla mancanza di risorse. In realtà il tema è un po’ più complesso, e vorrei tentare di esporlo. Il Festival Verdi nasce nel 2004 a Parma. Si svolge dapprima nella tarda primavera, tra maggio e giugno, e dal 2007 nel corso del mese di ottobre. Nasce con risorse reperite in parte sul territorio, ma anche grazie a consistenti fondi ministeriali, ottenuti in virtù di un’innegabile capacità di intrattenere rapporti diretti con importanti fonti di finanziamento, sia governative che private.

Nello stesso anno 2004 nasce la società per azioni ARCUS, società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo. Il capitale sociale è interamente sottoscritto dal Ministero dell’Economia, mentre l’operatività aziendale deriva dai programmi di indirizzo che sono oggetto dei decreti annuali adottati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali – che esercita altresì i diritti dell’azionista – di concerto con il Ministero delle Infrastnitture (il cui titolare, all’epoca, era il ministro parmense Pietro Lunardi). E ARCUS figura tra le principali fonti di finanziamento del Festival Verdi. Inoltre non è irrilevante il concreto e costante contributo fornito da un main sponsor come Mediaset, che si aggiunge alle consistenti risorse messe a disposizione dalle due Fondazioni bancarie (Cariparma e Banca del Monte), da Barilla, e da numerosi altri sponsor minori.

Sarebbe superfluo, a fronte della consistenza di questi sostegni, ricordare alcune tra le caratteristiche che differenziano il territorio piacentino rispetto a quello parmense, che da sempre esprime una maggiore vocazione imprenditoriale e promozionale, le cui ricadute sono di tutta evidenza. Come ha ricordato Torrembini, il Festival Verdi, che ricordo si svolge nel solo mese di ottobre, avrà un costo di circa 6 milioni di euro, una cifra che mi 

risulta essere comunque inferiore a quella destinata negli anni precedenti. Per poter avere un termine di confronto può essere utile ricordare che la Fondazioni Teatri di Piacenza, per l’intera stagione 2010/2011 di lirica, concertistica e danza, destinerà, anche quest’anno come nei due anni precedenti, circa 2.400.000 euro. Comprensivi, è bene ricordarlo, di tutti i servizi amministrativi, tecnici e gestionali, dell’ospitalità del Maestro Muti e dell’Orchestra Cherubini.

Concordo senz’altro con Torrembini nel rivendicare un ruolo da protagonista per Piacenza nei diversi percorsi verdiani che si moltiplicheranno da qui al 2013, ma temo che l’inserimento della nostra città nel Festival Verdi non sia necessariamente la scelta migliore.

Il Festival nasce a Parma, che ne costituisce il baricentro. Parma costruisce il programma del Festival e reperisce le tante risorse necessarie: è quindi comprensibile che il Festival sia visibilmente associato alla città di Parma. I comuni di Busseto, Modena e Reggio Emilia in questi anni hanno svolto inevitabilmente un ruolo marginale rispetto a Parma, testimoniato dalla discontinuità della loro presenza al Festival. Nulla vieta che, già a partire dal prossimo anno, Piacenza possa, dopo averne valutato le condizioni, proporsi come ulteriore sede del Festival, ben sapendo che non potrebbe ottenere una visibilità simile a quella dei nostri cugini.

Personalmente ritengo che sarebbe preferibile costruire, come già si sta cercando di fare, un percorso nuovo di collaborazione con l’Amministrazione Provinciale e la Regione per preparare, anche con il contributo di associazioni culturali private, proposte adeguate in vista delle celebrazioni verdiane del 2013, in un rapporto paritario tra i diversi protagonisti delle Terre Verdiane. Piacenza, Parma, Villanova, Busseto hanno la possibilità di costruire un progetto unico e condiviso, che crei l’occasione per ricostruire in modo analitico il percorso artistico, storico, culturale ed umano del Maestro, e che consenta di valorizzare quei luoghi, come Villa Sant’Agata, che meriterebbero un’attenzione molto maggiore.

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