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L’avventuriero di Aphra Behn a Teatro Due di Parma

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L’avventuriero

Immaginate “Così fan tutte”, “Il barbiere di Siviglia” e, esageriamo, anche “L’elisir d’amore” mischiate insieme, e non avrete nemmeno metà della complessità della trama di “L’avventuriero” di Aphra Behn, commedia che debuttò a Londra nel 1667 nell’ambito del teatro della Restaurazione, cioè restaurazione della monarchia dopo la parentesi repubblicana di Cromwell. Diciamolo subito, di Aphra Behn, prima scrittrice inglese a mantenersi con il suo lavoro, cui Teatro Due sta dedicando una rassegna, abbiamo preferito i romanzi, magistralmente letti da Paola de Crescenzo, con “Oronooko” ancora in corso di lettura. Per i palati moderni, “L’avventuriero” rimane un po’ troppo carica di stratagemmi, travestimenti e sotterfugi per poter essere del tutto apprezzata. Ma dopo la rigidità puritana, in Inghilterra si aveva bisogno di svago e leggerezza, non della profondità di uno Shakespeare o di un Marlowe. Molti cavalieri, poi, favorevoli a Carlo I, il sovrano decapitato, avevano passato il loro esilio in Francia, considerata terra di dissolutezza, e ne avevano riportato costumi libertini, ragion per cui molte delle trame teatrali erano basate sull’intrigo sessuale.

Nella commedia di Behn, i cavalieri sono in esilio a Napoli, dominata dagli spagnoli, e l’azione si svolge durante il Carnevale. L’avventuriero del titolo è Willmore (voglio di più, in inglese, e già questo ci dà indicazioni sugli appetiti del personaggio) specie di Don Giovanni cinico e amorale che si accompagna a un manipolo di nobili sempre pronti a bere e attaccar briga per motivi di donne. Tra loro Belville, al contrario sincero e morigerato benché povero. Di Willmore, anche lui povero ma affascinante, si innamora Hellena, destinata dal fratello Pedro al convento, che però è decisa a provare le gioie dell’amore e del sesso in barba al divieto fraterno. La sorella Florinda è invece innamorata di Belville, ma il padre l’ha destinata a un vecchio nobile, mentre il fratello la vorrebbe sposata ad Antonio, viceré di Napoli. Approfittando del Carnevale e dell’allontanamento di don Pedro, le due sorelle si travestono e si mischiano al Carnevale. La situazione viene ulteriormente complicata dall’arrivo in città di Angelica, bellissima prostituta che espone il suo ritratto davanti a casa e chiede mille corone al mese a chi vorrà approfittare delle sue grazie. Tutti gli uomini, meno Belville, si innamorano di lei, e Willmore mette da parte Hellena, cui poco prima aveva giurato amore eterno. Tra duelli, agnizioni, cambi di alleanze, mascheramenti, la commedia va avanti per circa tre ore. E però Behn, pur nella trama stereotipata, non rinuncia al suo graffio e a portare avanti le sue idee. L’intelligente, arguta, trasgressiva Hellena, è una portavoce del diritto di scelta delle donne, mentre la cortigiana Angelica è l’unica, grazie alla ricchezza da lei accumulata, a essere veramente indipendente. Per questo teme l’amore, anche se vorrebbe provarlo, perché la priverebbe della sua libertà. Alla fine però questo trionfa, con Willmore e Hellena, Belville e Florinda che, naturalmente con uno stratagemma per bypassare l’arcigno Don Pedro, convoleranno a nozze.

I bravi attori (fra tutti abbiamo preferito Lucia Lavia, figlia d’arte, una travolgente Hellena) i bellissimi e colorati costumi di Andrea Sorrentino dalle enormi crinoline, i godibili duelli approntati dal maestro d’armi Renzo Musumeci Greco, la nuova traduzione di Luca Scarlini, la regia di Giacomo Giuntini, non sempre riescono a vivacizzare una trama obsoleta. Il pubblico però ha tributato lunghi applausi. Produzione Fondazione Teatro Due. Dal 12 al 30 marzo.

Francesca Avanzini