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Orchestra Teatro Regio di Parma srl, perché?

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L’Orchestra Teatro Regio di Parma srl formata da co.co.pro è funzionale solo a Pellegrini e Maghenzani che la gestiscono e l’amministrano. Un esempio di come le risorse alla cultura e allo spettacolo sono spesso sprecate ed utilizzate in modo improprio.

Vado per punti a specificare le anomalie di come, a mio avviso, si è per anni organizzato e si continua a gestire un complesso musicale attraverso un caporalato mascherato.    

-Innanzitutto l’utilizzo del nome “Orchestra Teatro Regio di Parma” è una appropriazione indebita in quanto il marchio di proprietà del Comune o della Fondazione (non so se nel passaggio dal Comune alla Fondazione questo aspetto è stato normato) non può essere usato nella ragione sociale di una società privata a responsabilità limitata.

-Esiste una “scrittura privata” (documento PDF) dell’08 agosto 2003 firmata dal segretario Generale Gianfranco Carra per la Fondazione Teatro Regio e da Sergio Pellegrini Presidente dell’Associazione Parma Opera Ensemble in cui viene stabilito un quadro normativo. Qui di seguito alcuni passaggi fondamentali del rapporto.

L’associazione si impegna a:

  1. provvedere alla assunzione dei professori di orchestra nel rispetto della vigenti norme di legge e all’assolvimento degli obblighi di natura previdenziale, assistenziale e fiscale;
  2. trasmettere alla Fondazione la documentazione attestante l’assolvimento degli obblighi di cui sopra;
  3. rilasciare alla Fondazione copia del certificato di agibilità Enpals.

La Fondazione fornisce:

  • 1. il luogo per le prove e lo spettacolo;
  • 2. personale di servizio e attrezzature tecniche;
  • 3. si assume i costi del noleggio del materiale musicale e i costi SIAE;
  • 4. le spese di promozione e pubblicità;
  • 5. l’ufficio all’interno del Teatro.

In base alla presente convenzione la Fondazione Teatro Regio pagava nel 2003 all’Associazione Parma Opera Ensemble 130 euro lordi più iva per ogni giornata lavorativa calcolata in 6 ore di prestazione per ogni singolo professore d’orchestra. I compensi sono adeguati ogni due anni, in base al tasso inflattivo medio del biennio precedente. Infatti nel gennaio 2005 il compenso veniva portato a 140 euro giornata. Nel 2010 il compenso penso, ma sono in attesa di verifiche, sia stato portato a 160 euro.

Ecco che nel 2007 Gianfranco Carra, per la Fondazione Teatro Regio, firmava una “integrazione alla convenzione” con cui si concedeva il subentro, nei diritti e doveri della convenzione stessa, alla società a responsabilità limitata “Orchestra Teatro Regio di Parma” rappresentata legalmente sempre dal solito Sergio Pellegrini.

convenzione tra Fondazione Teatro Regio e Opera Ensemble

In riferimento a questa realtà e contesto pongo alcune riflessioni e domande:

-Perché la Fondazione si impegnava economicamente con una remunerazione che era superiore al compenso determinato dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i professori d’orchestra dipendenti delle Fondazioni lirico sinfoniche?
-Che bisogno c’era di organizzare un’orchestra secondo le logiche degli impresari musicali del dopo guerra?
-Perché il Teatro non organizzava e organizza direttamente, in funzione delle esigenze della propria produzione, con contratti a tempo determinato (o stagionali) secondo i parametri dei teatri di tradizione, il complesso orchestrale utilizzando una segreteria di produzione (peraltro con esperienza già presente al Regio)?
-Questo modus operandi “parmigiano” e il compenso pattuito divengono strumenti per l’Associazione prima e la Società poi, di trattativa commerciale con i musicisti trattenendo in modo ingiustificato una cospicua cifra per ogni professore creando una situazione di vero e proprio caporalato e inducendo gli orchestrali a subire condizioni vessatorie e prive di tutela.
-E se si volesse optare per una forma più autonoma e di maggior capacità produttiva e di lavoro, perché il complesso musicale non viene organizzato secondo logiche di società a forma cooperativistica o associativa dove tutti, dico tutti i musicisti sono soci?
-Quali gli interessi del Teatro nel lasciare la gestione nelle mani disinvolte e senza scrupoli di Pellegrini e Maghenzani rispetto a una gestione in proprio che oltre fornire migliori condizioni e garanzie ai musicisti avrebbe fatto risparmiare nei costi annuali la Fondazione?
-Qual è il senso di far subentrare in data 02/01/2007 su un contratto scaduto il 30/06/2006 (decorrenza a partire dal 01/09/2003 e prorogato su tacito rinnovo), una srl a una associazione vista la diversità dei soggetti giuridici? L’atto risulterebbe nullo! 
-I danni procurati al buon nome del Teatro Regio sono viceversa ingenti basti pensare alla sentenza di condanna per i contributi ENPALS evasi e condannati a pagare, la vicenda Buzi, il malumore generato nel mondo musicale per i maltrattamenti subiti dai musicisti, la speculazione economica, dove si è raggiunto il massimo facendo suonare, praticamente nella stessa data, a Bilbao e a Parma due orchestre diverse con lo stesso nome. Scrivevo “Ora qual è l’Orchestra del Teatro Regio: quella andata a Bilbao o quella che è rimasta a Parma?” 

E allora mi chiedo perché tutto questo, Ubaldi, visto che l’accordo risale alla sua Presidenza in Fondazione, quando sarebbe stato ed ancora è molto più semplice la chiamata diretta rispettando le tutele e i diritti dei contratti di lavoro? Per non parlare dell’utilizzo dell’orchestra stabile Toscanini presente a Parma.
La cosa non può non insospettire!! A chi era ed è funzionale, e a che deve servire il giro di denaro attraverso l’orchestra? Quali parrocchie politiche deve ungere? Con quali poteri deve interagire?
Quali motivi inducono a sostenere una iniqua gestione che non porta a nulla?
E non vi sono nemmeno i presupposti per un grande progetto culturale musicale, né di valorizzazione dei talenti locali, perché laddove regna solo speculazione economica sulla testa dei musicisti, non può esserci cultura.
Le risorse a Parma per il Teatro ci sono state, e che cosa hanno prodotto? Uno sporco giro di soldi per alimentare i noti circuiti. Era forse questo che Verdi avrebbe voluto con la sua opera? (Parma, 19/02/2011)

Luigi Boschi