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Secondo lei con Caterina Guzzanti

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Caterina Guzzanti
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Caterina Guzzanti

Secondo lei con Caterina Guzzanti

Sorridere si sorride. A volte si ride anche, con Caterina Guzzanti che guizza e spumeggia, mentre Federico Vigorito le è degna spalla.

La pièce “Secondo lei”, scritta e diretta da Caterina Guzzanti, figlia di Paolo, sorella di Sabina e Corrado, rappresentata l’11 gennaio al Teatro al Parco, ha per oggetto, ancora una volta, i rapporti di coppia.

Lui e lei si incontrano casualmente a un ristorante mentre aspettano le rispettive compagnie e si presentano: piacere, “io sono S…single”. C’è desiderio reciproco di mettersi insieme, ma una volta accoppiati si è ben lungi dal vivere felici e contenti, anzi, cominciano i problemi. Lui si rifiuta di adempiere al suo dovere coniugale, pur rassicurandola di essere attratto da lei, e molto. Un’altra donna non ce l’ha, perché, allora? Sottile vendetta nei confronti delle donne-di una, nella fattispecie-tentativo di ricacciarla nel ruolo tradizionale di accoglienza a prescindere, attesa, silenzio? Può darsi. Lui promette di vedere uno specialista ma, passati due anni, non l’ha ancora fatto (caspita, non è lui ad averne bisogno) impiegando così una forma di proiezione e di tortura psicologica nei confronti di lei. I ruoli si invertono: lui promette di riparare la cassetta del water, di portare la macchina a fare il tagliando ma rimanda e rimanda, e alla fine deve farlo lei. Aleggia, senza che venga mai pronunciata, la becera, trogloditica frase, “avete voluto la parità, tenetevela!”

Caterina Guzzanti e federico Vigorito

Lui è sempre più concentrato sul fuori-il suo lavoro, i suoi corsi, il cucinare-lei rimane in sospeso in attesa di una risposta. Lui cacciato nel ruolo di fuco neghittoso e impigrito, lei forzatamente attiva e decisionale. Il tutto raccontato con verve e buoni tempi comici, in chiave di commedia e non di tragedia. Però. Tutto lo spettacolo ruota intorno al non adempimento del dovere coniugale. Ma è questo il fulcro dei problemi di una coppia moderna? A meno che non sia simbolico di un generale disinteresse nei confronti delle donne. È vero, in certi casi la parità, o addirittura la superiorità di lei può smorzare o spegnere del tutto l’attrazione, ma non è questo il punto. È come se la pièce volesse essere paradigmatica della difficoltà di amarsi oggi ma non riuscisse mai a mettere il dito sulla piaga. E mentre rappresenta bene dinamiche e fraintendimenti di coppia, situazioni al limite dello stalking e della violenza psicologica, non sembra mai colpire esattamente il bersaglio bensì girarci attorno, così che il pubblico rimane, in qualche misura, a bocca asciutta come la protagonista. (Parma, 13 Gennaio 2025)

Francesca Avanzini