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Teatro comunale di Bologna, tutti i dubbi sulla nomina della nuova sovrintendente Elisabetta Riva

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Elisabetta Riva
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Elisabetta Riva

Piero Di Domenico
Da Forni a Felicori, il mondo della cultura si interroga sulla sovrintendente scelta dal sindaco di Bologna: «Lepore spieghi questa decisione»

Una manager culturale di grande rilievo internazionale. Così il sindaco Matteo Lepore ha definito la nuova Sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna, Elisabetta Riva, nata a Milano nel 1972. Un’indicazione in attesa della ratifica finale del ministero della Cultura. Una presentazione che ha fatto un po’ storcere il naso a qualcuno, come testimoniato da alcuni post apparsi su Facebook. A cominciare da Valerio Tura, bolognese da tempo al lavoro con il New National Theatre di Tokyo e dal 2000 al 2003 a capo della comunicazione proprio di Largo Respighi: «Nel mondo, ma quasi mai in Italia, una nomina simile si fa con almeno un anno o due di anticipo per programmare per tempo le stagioni. — scrive — E la selezione è trasparente, non concorsi ma call per i candidati. Poi un board sceglie, valutando idee, progetti ed esperienza».

Le scelte del Consiglio d’indirizzo

«Un teatro d’opera è una macchina complessa da guidare — continua Tura — In un ambiente dove ci si conosce un po’ tutti, non avevo notizie della persona scelta e allora mi sono chiesto: ma è il profilo giusto per il Comunale? Io credo che il sindaco dovrebbe spiegare le motivazioni che hanno portato a questa decisione, anche se è giusto che la politica operi le sue scelte. Queste strutture sono come delle industrie, a volte con mille dipendenti, anche se Bologna è tra le realtà più piccole». Il Comunale, conclude, «negli ultimi anni ha avuto non poche difficoltà per vari motivi, ma ha avuto direttori d’orchestra come Celibidache, Chailly, Gatti. Arrivati non tanto per i soldi, che erano relativamente pochi, quanto per la presenza di un quadro dirigenziale che dava garanzie di qualità. Certo, il Consiglio d’indirizzo è sovrano e può decidere quel che crede, ma un pizzico di coinvolgimento in più farebbe solo bene alla città. Io non so se la signora Riva sia brava o meno. So solo che da anni dirige un teatro, il Coliseo, che non fa produzione come invece il Comunale. Il teatro d’opera di Buenos Aires è il Colón, ma sono sicuro che il sindaco conosca bene la differenza».

Uno dei più importanti teatri d’Italia

Anche l’ex assessore regionale alla Cultura Mauro Felicori preferisce non guardare ai nomi, ma alla procedura che ha portato alla scelta: «In tutt’Europa vige il principio che si deve permettere a tutti i candidati che abbiano i requisiti di potersi candidare. Per trovare il professionista migliore bisogna allargare la platea, parliamo di uno dei più importanti teatri d’Italia». È vero che la politica deve scegliere, continua Felicori, «ma poi bisogna spiegare con la massima trasparenza. Perché è bene ricordare che non è detto che sia giusto fare tutto ciò che pure la legge consente di fare».

L’ex sovrintentendente Macciardi

Il notaio Giorgio Forni, da sempre dentro al mondo della musica, con ruoli di rilievo anche per diversi anni al Comunale, preferisce attendere: «Non voglio dare giudizi preconcetti, vedremo alla prova dei fatti. Magari bisognerebbe anche capire bene cosa ci sia dietro questa scelta. È vero, non è un nome dell’ambiente musicale, e forse alcuni giudizi negativi arrivano proprio da quel mondo che si è sentito un po’ scavalcato. Me ne hanno però parlato come di un’ottima organizzatrice, magari se le venisse abbinata una buona direttrice artistica come potrebbe essere Cristina Ferrari, di cui si è parlato, perché no?». Per Forni la legge, comunque, è stata rispettata, anche se «un po’ più di garbo sarebbe stato apprezzabile. A me dispiace anche per l’interruzione un po’ brutale del rapporto con Fulvio Macciardi, che forse avrebbe meritato di seguire il ritorno del Comunale nella sua sede storica dopo i lavori». 26 aprile 2025

Fonte Link: corriere.it