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Addio a Luigi Lucchi, storico sindaco di Berceto. Si autodenunciò per aver tradito la Costituzione

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Luigi Lucchi
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Luigi Lucchi

Lo incontrai a Berceto per la festa del suo 69esimo compleanno da lui tuto pagato. Lo abbracciai commosso e gli feci i complimenti per la splendida  organizzazione per la sua festa che fu di fatto un addio in vita ai suoi concittadini e amici intervenuti numerosi. Gli dissi: “i socialisti come te hanno fatto bene all’Italia, siete dei veri signori. Craxi fu l’ultimo statista italiano”. Mi diede la mano e gli si illuminarono commossi gli occhi profondi. A due amici con voce addolata dissi: “non lo vedrò più vivo purtroppo”. Gli avevo scattato delle foto che non pubblicai. LB

Se ne è andato a 69 anni. Le tante battaglie di un amministratore molto amato. L’ultimo messaggio: “La mia vita per la politica”

Addio a Luigi Lucchi, storico sindaco di Berceto (Parma). Se ne è andato a 69 anni a causa di una malattia che lo debilitava da tempo. Lucchi è stato primo cittadino del “Paese di montagna più vicino al mare”, come amava definire Berceto, dal 2009 al 2024 per tre mandati. Una storia, la sua, di passione politica e di attaccamento all’appennino. Esponente del Psi, in più di un’occasione è salito alla ribalta dei media per azioni provocatorie, sempre finalizzate alla difesa della montagna, alla promozione di Berceto e a sostegno della collettività. L’attuale prima cittadina, Simona Acerbis, ha annunciato il lutto cittadino.

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Un impegno che è andato anche oltre i confini locali. Sua l’idea di gemellare il Comune con la riserva indiana del Sud Dakota. Nel 1988 fece intitolare il parco di Berceto a Tatanka Yotanka, alias Toro seduto. Si era dedicato a sostenere il leader curdo Abdullah Ocalan, facendo irretire la Turchia a livello diplomatico. E poi il funerale a Paperon dè Paperoni, nel 2016, per denunciare il grave stato di crisi delle finanza dei piccoli enti pubblici. Tre anni prima aveva manifestato in mutande e fascia tricolore davanti al Quirinale per protesta contro i tagli del governo Monti. Si autodenunciò ai carabinieri per alto tradimento alla Costituzione: “Sono colpevole, come ogni italiano, di non averla difesa”. Lucchi è stato in prima fila anche contro la lotta alla criminalità con l’impegno a destinare a uso civico i beni confiscati nel territorio.

Poche ore prima di andarsene, Lucchi aveva scritto sui social: “Tutta la mia vita, ancora adesso, s’è appoggiata e si poggia sul fatto che in tanti mi hanno voluto e mi vogliono bene. Si poggia su cose imparate in casa da mio padre, mia madre, mio zio e zie: non avercela con nessuno, parlare con tutti, non usare mai la cattiveria per nessuno, perdona sempre. Si poggia sulla passione politica. S’è anche sempre appoggiata sul monito che mi ha fatto mio zio don Giuseppe quando ha saputo che mi ero iscritto a un partito, il Psi: ‘Luigi, se puoi aiuta tutti ma in cambio non pretendere neppure un caffè’”. 27 Novembre 2024

Fonte Link: parma.repubblica.it