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PROGRAMMA NUCLEARE, IN AUTUNNO PARTE ATTUAZIONE

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(ansa.it) ROMA – Per entrare nel vivo il programma nucleare italiano dovrà aspettare l’autunno. E, più precisamente, il disegno di legge collegato alla Finanziaria nel quale sono rimaste le misure che non hanno trovato posto nel maxi-emendamento alla manovra. Inoltre è stata eliminata la disposizione, già contenuta del ddl originario, che prevedeva la stipulazione di accordi con altri Stati per la realizzazione di impianti in partnership. Un rallentamento che il presidente della Commissione Attività Produttive della Camera, Andrea Gibelli, spiega come scelta consapevole e logica. "Non si tratta di una battuta d’arresto – afferma infatti – ma piuttosto di voler demandare ad uno strumento adeguato, il disegno di legge appunto, le norme attuative, destinando invece al decreto i principi del piano energetico nazionale".

Nessun ritardo dunque, ma semplicemente un decreto che disegna le linee guida e un ddl che si fa carico della parte programmatica. Nel corposo capitolo energia del ddl infatti, trova posto la delega al Governo "per la definizione dei criteri di localizzazione dei siti nucleari e delle misure compensative da riconoscere alle popolazioni interessate". Materie che, entro il 31 dicembre 2008 e insieme alle regole per lo stoccaggio delle scorie radioattive, dovranno essere regolate attraverso "uno o più decreti legislativi di riassetto normativo". Per l’identificazione dei siti, questione di assoluta delicatezza e con un forte impatto sull’opinione pubblica, è prevista la possibilità di ‘blindarli’ come "aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e protezione".

Nell’esigenza di garantire "sicurezza" sia agli impianti che alla salute dei cittadini e dell’ambiente delle zone dove dovrebbero sorgere gli stessi. Uno specifico comma è dedicato al "riconoscimento di benefici diretti alle famiglie e alle imprese residenti nel territorio circostante il sito", con oneri a carico delle aziende costruttrici e di gestione degli impianti. Per l’identificazione delle quali il disegno di legge prevede l’applicazione del codice dei contratti pubblici. Il ddl prevede inoltre la necessità di dare una specifica definizione alla tipologia delle centrali. Argomento quanto mai spinoso, sul quale si scontrano le ipotesi di passare all’azione utilizzando l’attuale ‘terza generazione’ con quella che vorrebbe attendere la ‘quarta’. Un tema sul quale Gibelli taglia corto: l’attuale, che garantisce sia in termini di costi che di sicurezza è "la terza generazione avanzata, plus. La quarta generazione è un progetto astratto, teorico, senza ancora riscontri tecnologici".