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Paolo Serventi Longhi a braccetto degli editori fa cadere la proposta del ministro Damiano

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L’Inpgi denuncia il colpo di mano perpetrato da Fnsi e Fieg: Serventi va alla guerra contro Cescutti.
E’ scomparso ogni riferimento al diritto d’autore contenuto nell’originario "Documento Damiano" del 18 settembre 2007.
L’Inpgi preoccupato teme una pioggia di contratti stipulati con ricorso alla cessione del diritto di autore per l’intero ammontare del reddito.
In questo modo gli editori eviterebbero di pagare i due terzi dell’aliquota del 23,5%, mandando in frantumi l’Inpgi/2.
Oggi o domani conosceremo il testo della Finanziaria 2008.
Le proposte del Governo potranno essere modificate e integrate in Parlamento.
In coda tutta la storia del dibattito sulla cessione del diritto d’autore

Milano, 29 settembre 2007. Paolo Serventi Longhi contro Gabriele Cescutti sul tema della cessione del diritto d’autore. La denuncia viene da un comunicato dell’Inpgi, diramato dall’Ansa, che pubblichiamo in coda. Facciamo un passo indietro. Nel documento 18 settembre 2007 del ministro Cesare Damiano intitolato "lavoro e previdenza dei giornalisti" si legge: "I compensi corrisposti ai collaboratori iscritti alla gestione separata dell’INPGI a titolo di cessione dei diritti di autore non potranno eccedere il 40% della media annuale degli imponi complessivamente percepiti per prestazioni giornalistiche nel corso del biennio solare precedente. Tali compensi restano esclusi dalla base contributiva previdenziale". Va riferito anche che Paolo Serventi Longhi è candidato nel 2008 a succedere a Gabriele Cescutti alla guida dell’Inpgi.

Nel comunicato Fnsi e nel comunicato del ministro Damiano del 27 settembre 2007 la frase è scomparsa. Scrive Serventi Longhi nel sito della Fnsi: "Cessione di diritto d’autore. Nel corso degli incontri ministeriali la Federazione della Stampa ha sollevato il problema del ricorso improprio alla cessione del diritto d’autore per regolare veri e propri rapporti di lavoro da parte delle aziende. In merito non è stato possibile raggiungere una convergenza tra le diverse opinioni espresse. La Fnsi ha pertanto chiesto al ministro Cesare Damiano di varare soluzioni legislative sulla base del principio che la finta cessione del diritto d’autore sia riportata alle caratteristiche proprie della prestazione lavorativa parasubordinata (coordinata e continuativa) e che debba quindi essere soggetta agli stessi obblighi contributivi e normativi delle altre prestazioni autonome".

Il retroscena viene svelato dal comunicato diramato ieri dall’Inpgi: "Resta tuttavia ”irrisolta” la questione relativa alla cessione del diritto di autore. La proposta del Ministero del Lavoro, che proponeva di limitare al 40% del reddito il ricorso a tale cessione, è stata cancellata dopo che Fieg e Fnsi, con motivazioni diverse, hanno convenuto di abbandonare la proposta. L’Inpgi – conclude la nota – ha espresso preoccupazione per tale decisione, che se non corretta potrà indirizzare numerose aziende verso contratti stipulati con ricorso alla cessione del diritto di autore per l’intero ammontare del reddito”.

Da queste poche righe traspare la preoccupazione del presidente dell’Inpgi, che teme la strategia della Fieg di fare ricorso massiccio alla cessione del diritto d’autore per evitare di pagare i due terzi dell’aliquota contributiva, che per ora è del 23,5% (e che presto salirà almeno al 26,5%). Il punto centrale è quello che è scritto nell’incipit del "documento Damiano": "Il Governo promuoverà l’adozione da parte dell’INPGI di misure rivolte all’armonizzazione del regime previdenziale dei collaboratori coordinati e continuativi iscritti all’albo dei giornalisti con quello dei collaboratori iscritti alla gestione separata INPS di cui alla l. 335 / 1995 art. 2 comma 26". L’armonizzazione significa estendere all’Inpgi anche il principio Inps in base al quale chi opera la cessione del diritto d’autore non versa alcunché alla gestione separata. Per l’Inps sono esclusi, in maniera tassativa, dal versamento del contributo i percettori di "compensi corrisposti per diritto di autore". Se dovesse passare questa linea, l’Inpgi/2 andrebbe in frantumi.

Sul punto recentemente si è espresso il commercialista Alessandro Savorana. Ecco il parere trasmesso a un cliente:

"Ho letto quanto mi hai inviato e non posso che concordare. Peraltro, sotto altro aspetto, l’articolo 3 del Regolamento della gestione separata INPGI prevede che il contributo soggettivo obbligatorio annuo a carico di ogni iscritto all’Istituto è pari al 10% del reddito professionale netto di lavoro autonomo conseguito anche sotto forma di collaborazione coordinata e continuativa, prodotto nell’anno e risultante dalla relativa dichiarazione dei redditi, nonché dalle eventuali successive definizioni ai fini dell’Irpef secondo il disposto dell’art. 49 (ora art. 53) del D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917 e successive modificazioni ed integrazioni.

E’ chiaro (o almeno così a me sembra) che il riferimento normativo non prende in considerazione gli "altri" rediti che sono "assimilati" a quelli di lavoro autonomo tra cui i diritti d’autore ed elencati al 2° comma dell’art. 53. Il punto è proprio questo e l’inciso reddito professionale netto di lavoro autonomo (anche sotto forma di co.co.co), lascia poco spazio ad interpretazioni estensive. Il reddito cui occorre riferirsi è, dunque, quello del 1° comma dell’art. 53, analiticamente determinato mediante la differenza tra l’ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo di imposta, e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio della professione.Il diritto di autore, anche se ai fini fiscali, è "assimilato" a quello di lavoro autonomo, assume altra veste e determinazione ai fini Inpgi/2; se avessero voluto ricomprenderlo nella base di calcolo contributiva l’art. 3 del regolamento avrebbe dovuto farvi espresso riferimento".

La Fnsi, invece, ha chiesto al ministro Cesare Damiano "di varare soluzioni legislative sulla base del principio che la finta cessione del diritto d’autore sia riportata alle caratteristiche proprie della prestazione lavorativa parasubordinata (coordinata e continuativa) e che debba quindi essere soggetta agli stessi obblighi contributivi e normativi delle altre prestazioni autonome". Va trovato, invece, un punto di equilibrio e va individuata una disciplina del diritto d’autore che abbracci soltanto la produzione nobile (articoli legati a grandi eventi, servizi, inchieste, reportages, progetti grafici, servizi fotografici), lasciando fuori le notizie e le cronache minute e gli articoli che non abbiano i requisiti della originalità e della complessità. La legge sul diritto d’autore esalta l’espressione più alta della professione di giornalista (la capacità di raccontare i grandi fatti): la Fnsi non può ignorare questo dato. Nulla toglie che siano denunciate le finte prestazioni da cessione d’autore a patto che siano tali.

BENE MISURE PER STABILIZZAZIONE PRECARI

(ANSA) Roma, 28 settembre 2007. L’Istituto di previdenza dei giornalisti apprezza l’impegno del governo a varare misure per la stabilizzazione dei precari, annunciato dal ministro del Lavoro Cesare Damiano, ma sottolinea anche che resta ”irrisolta la questione relativa alla cessione del diritto di autore, il cui utilizzo oggi comporta di fatto un onere contributivo ad esclusivo carico del giornalista”.

L’Inpgi – ricorda una nota – ha partecipato al confronto avviato dal ministero del Lavoro, assicurando da subito la sua disponibilità ”a farsi carico di un minor introito di oltre 32 milioni di euro, relativi ai contributi e alle sanzioni che gli ispettori dell’istituto hanno notificato, in cinque anni e mezzo di attività, a 350 aziende editoriali per conto di 667 giornalisti”. Di fatto ”un condono totale” accordato alle aziende ”che accettino di stabilizzare i co.co.co. giornalisti”.

Il consiglio di amministrazione dell’Istituto apprezza l’intenzione del governo di adottare ”una norma che modifichi l’attuale assetto normativo della Gestione separata Inpgi per quel che concerne i rapporti di lavoro co.co.co., prevedendo: 1) il trasferimento dell’onere contributivo per 2/3 a carico del committente e per un terzo a carico del giornalista; 2) l’innalzamento graduale delle aliquote contributive fino a raggiungere nel 2011 lo stesso ammontare dell’aliquota prevista per la generalità dei collaboratori coordinati e continuativi iscritti all’Inps (pari attualmente al 23%); 3) l’attribuzione della titolarità dell’obbligazione contributiva in capo al committente; 4) un trattamento di malattia e maternità in armonia con quanto previsto dalla Gestione separata Inps”.

Analogo apprezzamento anche per il fatto che nel documento siano ”finalmente previsti per il Sindacato dei giornalisti la stessa dignità e lo stesso ruolo che la Finanziaria 2007 ha a suo tempo riconosciuto ad altri Sindacati rappresentanti di altri lavoratori, prevedendo che ogni atto di conciliazione relativo alla stabilizzazione dei co.co.co. sia preceduto da uno specifico accordo sindacale”.

Resta tuttavia ”irrisolta” la questione relativa alla cessione del diritto di autore. ”La proposta del Ministero del Lavoro, che proponeva di limitare al 40% del reddito il ricorso a tale cessione, è stata cancellata dopo che Fieg e Fnsi, con motivazioni diverse, hanno convenuto di abbandonare la proposta. L’Inpgi – conclude la nota – ha espresso preoccupazione per tale decisione, che se non corretta potrà indirizzare numerose aziende verso contratti stipulati con ricorso alla cessione del diritto di autore per l’intero ammontare del reddito”.