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Le “sette sorelle” e il sacco di Parma all’ombra di Verdi – L’inchiesta. Le sette sorelle e il sacco di Parma

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Maurizio Chierici
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Maurizio Chierici

Chierici Maurizio

“Cricche” di provincia: una rete di agenzie chiede prestiti per le opere pubbliche

“La gestione del sindaco Vignali, i conflitti di interessi e l’immancabile parentopoli cittadina

Contie voti in nome di Verdi “Bilancio magro: peri 100 anni dalla morte del maestro 27 rotonde con i nomi delle opere A prezzo zero” !!sistema targato Pd!

(ilfattoquotidiano.it) Dalla metropolitana alle mazzette “ambientali” alle mazzette per l’Arpa all’inchiesta sulla metropolitana: Parma fa i conti con le inchieste. Nella prima sono di pochi giorni fa i quattro patteggiamenti e i tre rinvii a giudizio decisi nell’udienza preliminare. L’inchiesta – che coinvolge consulenti e imprenditori – è esplosa a dicembre di due anni fa con i primi arresti a seguito di indagini condotte dalla Guardia di Finanza. A pagare erano gli imprenditori sottoposti ai controlli ambientali previsti per legge ed eseguiti dalla sezione parmigiana dell’Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente dell’Emilia Romagna. L’indagine ha preso le mosse dalla denuncia di uno degli imprenditori vessati. II ruolo del Comune


“Noi siamo musica e prosciutto”, ripeteva il vecchio sindaco Ubaldi mentre le affettatrici affettavano nella piazza dove la gente passeggiava con curiosità golosa. Parole di qualche anno fa. Parole profetiche: sintetizzano la rappresentazione andata in scena l’altra sera al consiglio comunale dove prosciutto e melodramma rincorrono domande e risposte di signori molto agitati mentre il sindaco ascolta affranto. Cominciamo dal melodramma. Impossibile immaginare questa città lontana dagli occhi chiari di Verdi, dopo Shakespeare il più rappresentato sulle scene del mondo. Manca l’orchestra nel golfo mistico comunale dove il coro dei consiglieri ringiovanisce il maestro. Celebrato ma con pochi soldi con un festival improvvisato pochi mesi fa. “Oh mio Verdi, sì bello e perduto”, sospira sulla Stampa Alberto Mattioli. Ma la città madre non può permettersi di dimenticare perché fra tre mesi (27 gennaio) comincia la stagione dei ricordi: l’addio del maestro un secolo fa.

Luci accese fino al 10 ottobre 2013, duecento anni dalla nascita. Qualcosa Parma deve fare, non importa le tasche vuote per i tagli di Roma. Eccola soluzione a prezzo zero: battezzare 27 rotonde che fanno girare il traffico col nome delle 27 opere di Verdi. Basterà? Angoscia di un consigliere berlusconiano a caccia dei voti melomani. Basterà davanti al pronto soccorso la rotonda “Forza del destino”? E davanti al cimitero la rotonda “Messa da Requiem”? Restano girotondi minori da dedicare ai protagonisti della musica divina. Rotonda “Nabucodonosor”, rotonda “Sparafucile”, rotonda “Violetta”, ragazza un po’ traviata che finisce in strada travestita da semaforo.

MA IL CUORE del melodramma 2000 resta il “prosciutto”, metafora dei soldi. Cominciano i gorgheggi crudeli Vignali, sindaco, è un tenore leggero, enfant gaté di Gianni Letta, conte zio: in questi giorni canta con voce fioca. Bisogna dire che nel rimpicciolimento della provincia, Parma riproduce la cultura di governo dove da mesi pascolano giomali e tv. Cambiano i nomi, ma la trama è sempre una banca al centro del palcoscenico: Mb di Milano. Verdini non c’entra. C’è un signore un po’ proprietario che siede nel consiglio di amministrazione. Il suo nome è Andrea Costa, ingegnere e presidente e direttore e amministratore delegato della holding comunale di Parma Stt: controlla sette sorelle impegnate nella “creazione di valore per la cittadinanza attraverso la valorizzazione del territorio e l’offerta e il miglioramento dei servizi”. Il comune é l’azionista assoluto di ogni agenzia e il gioco delle scatole incastra l’una sull’altra sette società comunali governate da un Costa tranquillo fino a poche settimane fa. Adesso la procura della repubblica e le fiamme gialle scavano e interrogano (ore e ore) per capire dove si aggrappa la ragna *** tela delle competenze incrociate. Girotondo senza nomi verdiani. Siamo solo agli inizi eppure il governo della destra trema. Anche perché l’Unione Industriali che aveva incoronato Vignali (40 voti su 42) tre mesi prima dell’annuncio ufficiale alla sua candidatura declamata in piazza come una romanza dal sindaco Ubaldi; gli industriali, prendono le distanze. Il loro giornale tira i remi in barca e accompagna le disavventure di Costa che sfiorano il sindaco, col distacco di qualsiasi altro foglio. Il vecchio Ubaldi gira la faccia anche se Vignali è stato eletto nel movimento che porta il suo nome.

NON È FACILE sintetizzare i labirinti del sistema inventato da Ubaldi con la Città Cantiere e moltiplicato da Vignali con l’esperienza di un commercialista consulente e sindaco di 40 aziende, come racconta la Repubblica di Parma. Le sette agenzie chiedono prestiti alle banche per ristrutturazioni, urban izza zioni, ponti, eccetera, e le banche nutrono le opere pubbliche con 175 milioni i quali non figurano nei bilanci del comune virtuoso. Passaggi raccolti in registri che l’opposizione chiede di sfogliare: nessuna risposta. I prestiti scadono, 14 milioni, ma le agenzie non mettono assieme i soldi: chissà che fine faranno la “valorizzazione”, lo “sviluppo” e l’ossessione dell’orribile progetto di un quartiere ghetto per anziani. Sembra finito il tempo delle mele quando le licenze erano a go go e gli incassi pronto cassa. Parma è la terza città d’Italia “per occupazione del territorio”, insomma, cemento. Alle spalle di Roma e Mestre-Venezia, mentre Milano e perfino il sud arrancano sotto. Ma i primati non si fermano: oscar nel rapporto europeo tra abitanti e spazi negli ipermercati. Fioriscono come funghi, svuotano i negozi del centro, mangiano erba che non crescerà mai più nelle periferie dai cantieri immobili. Perché crisi e overdose di scaffali bloccano i lavori attorno a supermercati travestiti da astronavi. Ormai i commercianti-espositori non abboccano più. Costa è stato presidente della metropolitana, grottesco finito in niente, bolla d’aria che sopravvive con uffici e consiglio d’amministrazione, niente che pesa nella contabilità delle famiglie per 15 milioni. Costa era preside nte della Tep, società di trasporti urbani: idea del vecchio sindaco che il nuovo allarga concentrando nelle sue mani poteri alla Bertolaso. Appena l’impegno di una delle sette agenzie diventa strategico, Vignali aggiunge a Costa un’altra presidenza. Presidente dell’Alfa, proprietà del Stt che già g ove rn a. Cumulo imbarazzante degli stipendi. Non che l’ingegnere abbia bisogno: con moglie e figlio gestisce società di famiglia, e poi cantine modello in Maremma, Piemonte, Alto Adige. Ma impossibile resistere alla seduzione delle banche. Investe nella banca d’affari Mb ed entra nel consiglio di amministrazione. Non importa se in eterno rosso (proibitissimo), non importa se sospettata di triangolazioni con San Marino tanto che la Banca d’Italia la mette sotto chiave: commissariata. I sospetti giravano da tempo ma Tiziano Mauro non ascolta: ha preso il posto di Costa nell’azienda trasporti urbani e Costa lo vuole consulente all’agenzia Alfa. L’avvocato Pagliari (capogruppo Pd) e Marco Ablondi (indipendente di Rifondazione) ai quali si è aggiunta la transfuga berlusconiana Guarneri (già assessore giunta Ubaldi), vogliono sapere se la consulenza è stata pagata 85 mila euro, cortesie da presidente a presidente, soldi sempre nostri. Pagliari e Ablondi mettono il dito nella giostra dei rimbalzi. Un comunicato stampa al giorno annuncia nuove scoperte. La più imbarazzante lega Mauro alla banca Mb. Sedotto dalle lusinghe del super tasso offerto dall’istituto che precipita, il presidente Tep versa 8,5 milioni della Tep da riscuotere arrotondati in settembre. Ma a settembre la Mb non risponde: casse vuote, milioni pubblici perduti? Sempre scavi di Pagliari, Ablondi, Guarneri: sembra che Costa abbia chiesto proprio alla Mb un prestito in milioni per la società immobiliare di proprietà della moglie e del figlio. Coincidenza inquietante, comincia il ballo in maschera. Il manager che controlla lo sviluppo della città sapeva della speculazione con soldi pubblici del suo consulente Tep nella banca in agonia? Ammissioni goccia a goccia. No. Solo voci. Ebbene, lo sapevo. E il sindaco Vignali controllava la disinvoltura del suo principe manager? Commercialista di lungo corso, si distrae perché l’architettura delle agenzie è complicata e con tanti problemi non ha tempo di informarsi. Adesso promette di farlo, ma l’intera giunta si accartoccia nella difesa di Costa cardine di un sistema che lo scandalo può sbriciolare.

SI DIMETTE Mauro dalla Tep. L’ingegnere resiste, non si sa per quanto perché Pagliari e Ablondi non smettono di cercare: avrebbero scoperto la pedina che mancava per avvicinarlo alle abitudini del Verdini editore di giornali. La Stt di Costa sta facendo la corte a un quotidiano che era voce libera, adesso riverente. Tracce del versamento di 48 mila euro per inserzioni pubblicitarie fantasma. E non sarebbero le sole. Già comprato? Intanto la piccola città, Verdi, cultura e prosciutto, dubita della sincerità dell’inchiesta commissionata all’agenzia che consola Berlusconi: Vignali, sindaco più amato d’Italia? Forse l’Italia delle sette sorelle.