CEMENTI REPLICANTI
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Plaudo allo sforzo culturale dell’architetto Quintelli. Ma ai politici mi rivolgo. Non è coi festival che si fa la città, ma con la qualità dei progetti architettonici e urbanistici, con la trasparenza, il rigore, la visione dello sviluppo del territorio, con una mobilità intermodale reale, connessa, con la partecipazione collettiva dei saperi interconnessi: queste sono le espressioni politiche di qualità etica e volontà di impegno sociale. Pur nelle sue denunce, così come viene proposto, il Festival, mi sembra un paravento delle nefandezze compiute e in corso dagli "apparatici". E’ il decorativismo per l’illusione, l’intrattenimento per la distrazione dalla realtà. L’esercizio espositivo estetizzante dei progetti, dei disegni, dei plastici, non è, nella maggior parte dei casi, paragonabile poi alla produzione reale.
Il pensiero teorico degli architetti non sempre ha la tenuta nella prassi, anzi è spesso ripiegato sulle esigenze di una committenza speculatrice. Pochi sono quelli che riescono nel sostenere il primato della qualità progettuale. Prevale lo studio di insediamento su quello della qualità realizzativa e di vita che si andrà a generare. E’ la qualità dell’antropizzazione ambientale che determina la qualità di vita.
Le città sono strati storico culturali conviventi, civiltà che si sviluppano in un processo di contaminazione continua. Bisogna avere il coraggio di sperimentare soluzioni; si deve avere l’orgoglio di lasciare l’impronta culturale generazionale.
Manca invece un disegno di insieme, la progettazione di quartieri completi, differenziati, con proprie caratteristiche che consentano la relazione, la crescita culturale e sociale: "La città policentrica".
Il patrimonio storico e ambientale ereditato di Parma non è valorizzato dal piano urbanistico e dalla qualità delle nuove architetture prodotte: è palese l’assenza di un progetto qualitativo. Certe periferie sono testimonianze di uno scempio voluto! Certe nuove realizzazioni in aree strategiche e recenti interventi strutturali sono la speranza decaduta di un nuovo corso di architettura nella città. Ci sono poi quartieri dove la socializzazione è riservata ai supermarket!
E’ tale l’amore per la qualità urbanistica e architettonica in questa città, che pensarono bene di consentire la speculazione edilizia nel fossato perimetrale della fortezza Farnesiana: la Cittadella.
La città sta cambiando è vero, con perdita di identità; e il nuovo è simile ad altri luoghi. Cementi replicanti! Luca Pes: "Non esiste più la città come fatto fisico, ma esistono immagini delle città".
Forse più d’attualità sarebbe stato il "Festival dell’Omologazione". Come produrre città similari senza identità, muoversi tra infrastrutture, cementificazioni e consumi: "nonluoghi" li chiama Marc Augé.
Jack Tati ne diede un’anticipazione e un’interpretazione magistrale nei suoi film, ricordate Playtime? "La gente è triste -sosteneva Tati- nessuno fischietta più per strada (…) sarà sciocco, ma mi piacciono le persone che fischiettano per strada ed io stesso lo faccio. Credo che il giorno in cui non potrò più fischiettare per strada sarà una cosa gravissima".
(Parma, 23/09/2004)
Luigi Boschi






