GIUSTO E GIUSTIZIA
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Giudice Coscioni, lei non ha reso giustizia, non ha ricercato la verità, non ha protetto il cittadino che era solo e desideroso di dare al paese di Felino ciò che il politico, per arbitrio di potere, voleva sottrarre abusivamente a tutta la collettività. Lei ha permesso la denigrazione del giusto da parte del potere, lei ha giudicato senza sapere, lei non ha permesso un dibattito pubblico che avrebbe fatto luce. Il giudizio attraverso un dibattimento avrebbe permesso almeno di rendere pubblico e di ricreare il contesto, le condizioni dei fatti, ciò che lei ha contribuito invece ad affossare. Così come ha affossato il principio di tutela dai comportamenti di arbitrio di potere di un manipolo di amministratori, rei comunque, e i fatti storici lo dicono, di un impoverimento sociale del luogo. L’ermeneutica dei fatti avrebbe svelato il pensiero della prepotenza, avrebbe consentito il giudizio di giustizia attraverso l’interpretazione della dinamica delle azioni. Io so di aver agito nel giusto, di aver almeno fatto sorridere e divertire, anche anziani che l’anno dopo non c’erano più. Bacchini invece è colpevole, perché consapevole della sua pratica lesiva e degli scopi che si prefiggeva: pratiche consociative di abuso di potere in cui gli abitanti di un luogo sono strumentali per l’esercizio di interessi di fazione. Bacchini ha agito secondo le forme di intolleranza razzista.
Lei, giudice Coscioni, e l’Istituzione che rappresenta, lo avete avvallato, siete stati usati e forse vi siete prestati all’uso. Si rende conto della disparità tra un cittadino e un amministratore pubblico, che nei parla sempre ex catedra. Mi spieghi, giudice, come mai anziché ostacolare l’iniziativa della Settimana Felinese, Bacchini e i suoi compari non si sono adoperati per agevolarla, come era sempre accaduto negli anni precedenti, quando la gestione era affidata di fatto ad un loro comitato politico? Perché l’Amministrazione comunale di Felino ha cercato di boicottare l’iniziativa arrivando a telefonare ai produttori invitandoli a non fornire salumi? Perché anziché denigrare il sottoscritto, presidente di Operaprima, l’associazione culturale organizzatrice, non si sono adoperati per sostenermi e facilitare anche la raccolta delle risorse necessarie per la manifestazione? Perché hanno sottratto le licenze, pervenute anche via fax prima dell’inizio delle manifestazioni? Perché hanno invitato per iscritto, sulla pubblicazione periodica del Comune, a presentare progetti e a promettere sostegno, poi si sono ritirati, anzi hanno praticato il boicottaggio? Questo è il contesto reale in cui sono stato costretto ad agire.
Lei, giudice Coscioni, si occupa di giudizio, ed è attraverso di lei che escono impuniti, per ora, i responsabili di fatto di crimini sociali. Sì attentare alla dignità della persona e servirsene per i propri scopi è un crimine, e questo, giudice Coscioni, lei lo sa e lo ha permesso! Giudice Coscioni, non vorrei che il suo giudizio fosse una conseguenza della influenza viaria!
Se la giustizia non perviene alla verità, non valorizza il pensiero del giusto, perché sostenere questo masochismo pornografico? Perché alimentare una finzione di una giustizia democratica visto che non vi è nemmeno democrazia ma oligarchia, quindi una giustizia funzionale al potere? Qual è lo scopo di una Istituzione di giustizia sommaria formale?
Dove sta il senso del mantenimento di un Istituto ad alto costo sociale, che non diminuisce la conflittualità, ma la amplifica, che non produce pace, che non limita le guerre, che non è più credibile, che non alimenta il suo scopo: la pacifica convivenza, che è ad alta fallibilità nella proposizione del giudizio, inutile nel cambiamento antropologico, perversa nella modalità di gestione del diritto e del suo Istituto?
Il potere giudiziario e gli organi di sorveglianza e controllo collegati, avranno pure qualche responsabilità sul degrado etico del Paese o sono senza colpe?
Di questa giustizia ne possiamo fare a meno. E’ inutile! E’ alimentare la catena dell’ingiustizia!
Secondo Eurispes sono circa 4 milioni gli italiani vittime di svarioni giudiziari, immaginiamoci quanti sono quelli prodotti e non denunciati, come il mio, quindi irrilevabili. La condanna della Corte di Strasburgo per la lentezza della giustizia italiana parla da sé: i ricorsi pendenti contro l’Italia a marzo del 2001 erano 16.000 e si viaggia con una media di 2 condanne al giorno.
Fino al 1988 non era prevista alcuna forma di risarcimento nei confronti di soggetti vittime di errori giudiziari. Un sistema che fa acqua, dove la verità storica difficilmente diviene verità processuale. Anziché potenziare la consapevolezza diffusa delle Carte e delle Convenzioni internazionali sui diritti dell’uomo, i poteri, che dovrebbero tutelare e promuoverne l’osservanza, calpestano i valori di civiltà. Così come la ricerca filosofica non la si fa solo nelle università, ma anche fuori, pensatori come Kierkegard, Schopenhauer, Nietzsche lo dimostrano, il giusto non è necessariamente nei Tribunali, anzi..! Così come un cristiano può essere anticlericale, il giusto può anche non risiedere nel sistema organizzativo giudiziario.
E’ la forza del giusto che alimenta la giustizia sociale, non è la forza dell’Istituzione Giudiziaria che alimenta invece il giustizialismo formale e sommario. E’ anche la disobbedienza predicata da don Milani, la forza dell’etica individuale, che alimentano il senso del giusto nel processo di autodeterminazione.
Se il minimalismo è l’indirizzo sociale e l’aver cura ne diviene la forma mentale, l’Istituzione giudiziaria rappresenta l’inutilità della decadenza barocca, dove il consumismo e lo sfruttamento costituiscono il comportamento. E’ attraverso la consapevolezza del diritto perverso che si produce una giustizia per una società perversa, e se lo stesso produce se stesso la decadenza etica sociale non può che produrre una giustizia in decadenza. La Giustizia oggi è l’espressione del nichilismo istituzionale. Il giusto è rimosso, deriso, dimenticato!
Un Istituto giudiziario attraverso cui si sono prodotti morti, faide, guerre, tragedie umane, soprusi, vendette formali, abusi di potere, corruzioni, dittature.
La città dei giusti è senza giudici!
Qualsiasi forma fuori dall’individuo che si pone come sommo luogo della giustizia è di fatto la rappresentazione dell’ingiustizia verso la persona. La Giustizia è oggi un Istituto per la protezione del potere non della democrazia. Se la presenza dei giudici è la testimonianza dell’incapacità dell’uomo di autodeterminarsi nel giusto, gli stessi ne promuovono col loro agire anche l’allontanamento. Il ridicolo è che l’uomo lo vuole e lo paga, succube del piacere di sudditanza alla perversione masochistica. I vostri errori giudiziari ad elevato costo sociale non consentono l’evoluzione della persona nell’etica del giusto, ma la mantengono nella miseria dell’incapacità, della perversione, della violenza sociale. Qual è la differenza tra subire torti da un sistema giudiziario e subirli dal cittadino o dalle istituzioni? E’ la paura di non farla franca che legittima la vostra casta e il vostro Istituto? E’ la demagogia della legge uguale per tutti? A chi e a che serve una giustizia telecomandata o manipolata? Sulle vite spese per il giusto, tra cui anche giudici, si è fondato la autoperpetuazione di questa Magistratura. Voi, giudici, avete ucciso nella storia, avete suicidato, siete stati anche dei corrotti, avete consentito col vostro silenzio la proliferazione del male, dell’ingiustizia! Se la giustizia alimenta la perversione del diritto e la prepotenza qual è la forza che osta l’utopia dell’etica del giusto? La vergogna è dei giusti, l’arroganza degli ignoranti. La giustizia crocifigge, così come la guerra uccide e forte della giustizia la folla grida Barabba!
Martin Luther King disse in un suo famoso discorso:
“Vi sono poche speranze per noi finché non diverremo abbastanza acuti da liberarci dalle pastoie di pregiudizi, mezze-verità e totale ignoranza. La struttura del mondo attuale non ci consente il lusso della angustia mentale. Una nazione o una civiltà che continua a produrre uomini di mente ottusa guadagna, a lunga scadenza, la propria morte spirituale… Più ancora, dobbiamo convincerci che accettare passivamente un sistema ingiusto significa cooperare con quel sistema e divenire, così, complici del male che è in esso.
…Noi dobbiamo fare una scelta. Continueremo a marciare al rullo del tamburo del conformismo e della rispettabilità, oppure, ascoltando il battito di un tamburo più lontano, ci muoveremo seguendo il suo suono echeggiante? Marceremo solo secondo la musica del tempo, oppure, rischiando critiche e oltraggi, marceremo secondo la musica, salvatrice delle anime, dell’eternità ? Come non mai prima, noi siamo oggi sfidati dalle parole di ieri: Non siate conformati a questo mondo, ma trasformatevi attraverso il rinnovamento della vostra mente”. (Parma, 12 febbraio 2004)
Luigi Boschi






