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PARMA: ASSESSORATO ALLA CULTURA CERCASI

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Testo/intervento di Luigi Boschi all’incontro degli “Stati generali della cultura a Parma” 15-16 aprile 2009

“Stati” è una parola passata sia nell’etimo che nell’essere: avrei preferito “Comunità”, qualcosa di più vivo e partecipato. Ma forse appunto questo non si voleva: l’organizzazione e il programma parlano da soli. Una tradizionale cornice, per un giorno, con i soliti noti, di alcuni ho anche stima e di molti apprezzo il lavoro svolto. Veramente interessanti alcune relazioni, ma poca chiarezza e trasparenza nel dare i riferimenti della singola realtà nella gestione economica. L’eccezione è costituita dall’Ingegner Manfredo Manfredi Presidente della Fondazione Magnani Rocca. Conoscenza, saperi, prassi: non si è trincerato dietro ai quadri della collezione, ma in modo semplice, comprensibile e diretto ha fornito cifre, dati e delineato il piano strategico di risanamento finanziario, il quadro economico e culturale in cui si muove e come intende procedere, i progetti futuri, le difficoltà e i problemi. Un plauso meritato.
Poi la mattina seguente, dopo la ovvia ripresa istituzionale, in una stringatissima possibilità di parola (così è stato!… e purtroppo alcuni anche fuori tema), l’intervento dei partecipanti, quelli che non fan parte degli Stati, ma forse della Comunità, a cui, molti dei soliti noti, ne ero quasi sicuro, non avrebbero partecipato.

E’ così che si apre, da programma, l’incontro sulla cultura a Parma. Proprio il contrario di come avrebbe dovuto essere.
La semantica ha ancora un senso e l’attualità tecnologica infatti parla della “comunità delle rete”, perché si è colleghi, collegati e tutti cooperano. Non si parla degli “stati della rete”. Ma agli operatori degli spettacoli e degli eventi non interessa forse l’altra visione, perché sottrarrebbe risorse e creerebbe qualche fastidio. E poi, un po’di fantasia nel nome! Si copia, da altri luoghi, vero! Il copiare l’altrui ingegno è divenuta una prerogativa, spesso, per la P.A.
Se, come dice la Maestri, “la bellezza si nasconde”, non vorrei che i politici l’avessero presa alla lettera e faccian di tutto per renderla invisibile.
Una cosa però è certa: è stato questo incontro un primo importante passo per uscire dall’isolamento, dallo scollamento, creando una consapevole bozza di una “Comunità Culturale di Parma” con presupposti di confronto, dialogo e apertura a relazioni personali. Ora si tratta di proseguire. La crisi porta a riflettere e a rivedere comportamenti e scelte: come dice Vanarelli è purificatoria.

Di fatto abito a Parma da sempre, ma da oltre 20 anni sono tornato, ahimé (spesso me lo dico!)… Amabile risiedervi, arduo realizzare i propri progetti in particolare se innovativi.
Mi sono impegnato, ho dato, ho sognato, ma la mia visione è stata impedita, perché non allineata al sistema. Darsi una organizzazione, un processo produttivo nell’economia delle conoscenze in piena rivoluzione tecnologica (metà anni ’80) e delle nuove professioni (persone da formare), dove il filo conduttore non è certo, ma si viaggia per ipotesi e intuizioni, non era facile in una città tendenzialmente chiusa e restia all’innovazione. Un aneddoto: solo ieri, nel 1985, se volevi recapitare comunicazioni alla stampa o usavi la posta o i pony express! Dal ’87 i fax. Dal ’95 l’e-mail, ma molte redazioni fino al 2001 richiedevano il fax. Nel 2008 il NYT e altri giornali annunciavano la chiusura nei prossimi anni della versione cartacea.
Avevo ragione io e non i lestofanti: il tempo me lo ha riconosciuto… il digitale era la strada da percorrere. Questo mi è sufficiente. Il fastidio e la smorfia è palese in chi mi attraversa, accidentalmente la strada. Il danno però generato non è solo personale, ma si è impedito, negato e mantenuto nel regresso la collettività che è stata privata della visione futura, quel che in altre parti del mondo si stava invece praticando. Una classe dirigente e politica responsabili di quel che oggi viene chiamato “Digital Divide” alla lettera divario, divisione digitale: la mancanza di accesso e di fruizione alle nuove tecnologie di comunicazione e informatiche da parte di generazioni, e di conseguenza l’arretratezza culturale, degli ambienti, dei sistemi di lavoro e di convivenza.

Non si è voluto capire la rivoluzione digitale ossia che a fianco del mondo reale naturale si stava creando in simbiosi un altro mondo, quello reale virtuale e che oggi determina, volenti o nolenti, le linee guida di sviluppo insieme all’ambiente e alle nuove scienze.

Secondo me anche in questo primo incontro si è fatto finta di non capire che cosa è e sia stata la rivoluzione digitale, i cambiamenti generati e quelli che genererà nella convivenza quotidiana, nelle economie. Ed è come vedere dei contadini dotati di falcetto che cercano di competere con la mietitrebbia. Ora a cosa si assiste? A una società che naviga in fibra ottica o via satellite e delle istituzioni che vorrebbero governare con il Guzzino a due tempi, raffreddato ad aria!

Metodo di lavoro
L’Assessore Sommi richiede giustamente un metodo, declinato in:
-Senso
-Qualità
-Didattica

nel mondo virtuale
il Senso è la rete
la Qualità è il digitale
la Didattica è l’on line in open source

Informazione
Ora vivo in questo luogo come un osservatore curioso, indipendente, ancora innamorato della mia città, senza interessi nel particulare, che dice, scrive e divulga (ovviamente in rete, non avrei altra possibilità) quel che vede, quel che pensa, quel che sente.
Una posizione scomoda e indigesta per chi è abituato ai trombettieri!

Cito de Bortoli, oggi direttore del Corriere, prima del Sole, un moderato, mi sembra, non uno scomodo come il sottoscritto. Un mio amico di quando lavoravo a Milano. Me lo ricordo ancora 25 anni fa alla scrivania da cronista.
Scrive nel suo editoriale del 10 aprile: “… Si discute poco sui costi della non informazione. Dove c’è opacità il merito non è riconosciuto; quando c’è poca trasparenza le aziende e i professionisti migliori sono penalizzati, i lavoratori onesti posti ai margini, i talenti esclusi. I diritti calpestati. La qualità della cittadinanza modesta.

Colpisce che spesso la classe dirigente italiana, non solo quella politica, consideri l’informazione un male necessario. E sottostimi il ruolo di una stampa autorevole e indipendente.
Tutti l’apprezzano e la invocano quando i giornalisti si occupano degli altri, degli avversari e dei concorrenti. Altrimenti la detestano e la sospettano.

Molti confondono l’informazione con la comunicazione di parte o la considerano la prosecuzione della pubblicità con altri mezzi. Una classe dirigente che non riconosce il ruolo di garanzia dell’informazione dimostra una scarsa maturità e una discreta miopia. La leadership nei processi globali, in particolare in questi momenti di profonda inquietudine e disorientamento, è fatta di informazioni corrette, tempestive e credibili. Il dibattito vero fa emergere le politiche migliori, quello falso o reticente solo quelle che appaiono in superficie le più percorribili e all’apparenza le meno costose. Insomma, con i cantori a pagamento e gli spin doctors improvvisati non si va da nessuna parte”.

Che dite? Qualcuno di voi, qualcuno della classe dirigente e politica di questa città si sente tirato in ballo o no?
Questo invece scrivevo io alcuni mesi fa: “Si cela, volutamente, la vita di molti per celebrare il teatrino della stupidità con gonzi ad applaudire o a scimmiottare. Si banalizza e si boicotta il desiderio di quegli occhi che vanno oltre la quotidianità, spesso priva di senso, per celebrare il funzionariato sistemico. Una classe dirigente e burocratica azimata, senza senso, barocca, ridicola, sorpassata spesso in delirio da potere rappresentativo. E allora si producono idioti miti, si deprime il talento, si insabbiano progetti del futuro e si tace il culto della bellezza, dei sentimenti, dell’amare la vita. Bisogna estraniarsi per poterlo fare. Quasi impossibile… chi lo fa o ha grandi mezzi o si riduce in povertà. Indifferenza e emarginazione le conseguenze! L’autentico nell’era dei replicanti e della riproduzione è insignificante. La menzogna tiene banco e la verità diviene un incomprensibile gioco d’azzardo”.

Dialogo con la Pubblica Amministrazione
E’ molto difficile essere bravi oratori. Preferisco la lentezza della scrittura che induce alla riflessione e alla revisione. La comunicazione di massa esige tecniche che spesso celano il vero e più che dir delle cose, bisogna risultare simpatici. Oggi riesce arduo, soprattutto quando l’angoscia quotidiana, voluta dai nostri mascalzoni di turno, ha il sopravvento. Difficile togliere dal viso il dolore dell’anima.
Ma dobbiamo cercare sempre il dialogo: quasi impossibile quando hai di fronte chi mente a se stesso. Ma devi provarci. Utopia? No. Se non puntiamo in alto, non andremo da nessuna parte.
Ed è questo Sindaco Vignali e Assessore Sommi che noi vi chiediamo. Puntare in alto, ma con noi, con noi partecipi della cultura di Parma, non spettatori o succubi di eventi, celebrazioni, sovrintendenti dal nome ormai impronunciabile!!… o infiltrati in luoghi politici per loro interessi che reclamano concessioni completamente fuori luogo e fuori tempo.  
Guardate, io, a Parma, in 20 anni, girando per le Istituzioni, incontrando persone elette o preposte alla cosa pubblica, difficilmente mi sono trovato con persone disinteressatamente dedite al bene comune. Ma forse abbiamo idee diverse in merito.

Il Sindaco e l’Assessore in apertura lavori ci hanno detto che il patrimonio culturale costituisce l’asse strategico della città: se così è perché non ho mai ricevuto una telefonata in 20 anni? Sono così scarso? Il telefono aveva costi proibitivi o eravate troppo impegnati nei “guasti” sul territorio? Perché non avete risposto via mail almeno una volta ai miei articoli in cui proponevo idee, critiche e iniziative o sollecitavo l’altrui opinione? E se sulle idee, sulla progettualità, come voi dite, devono convergere gli forzi, la loro valorizzazione, perché gli innovatori sono invisi al Palazzo?
Domande ingenue che hanno già la risposta.

Ma noi vogliamo parlare la lingua della verità e della trasparenza. Abbiamo visto tutti cosa ha portato la cultura dell’affarismo, dell’interesse personale, della irresponsabilità… sono i precursori del disastro certo!… e se va bene, dei buchi di bilancio insieme a una collettività asina.
La trasparenza è la via maestra: se voi l’adotterete noi saremo con voi, perché solo così voi potrete dimostrare di essere con noi.
Ed è questo che noi vogliamo uscendo da questo incontro.
L’operatore culturale, il vero intellettuale è mente libera, non ha paura della povertà, né dell’emarginazione del momento… è abituato a conviverci, ma non sopporta la malafede. E’scontro!

Purtroppo la frase di Kennedy: “Non chiedetevi cosa può fare il vostro Paese per voi. Chiedetevi cosa potete fare voi per il vostro Paese” non è più di attualità ed è smentita dalla politica spettacolo. “La cosa pubblica -scrivevo tempo fa- è riserva di caccia!” Il cittadino non esiste più! Più che un ritorno al futuro sembra un ritorno al Medioevo! E quel che si può fare per il bene del Paese è combattere con tutti i mezzi questa vergogna. Ogni inchiesta giornalistica è lì a dimostrare la rovina dello Stato, dei suoi apparati, dei suoi dirigenti, dei politici! Un Paese che Paese non è mai stato. Un Paese che non ha saputo essere Comunità. Un Paese che ha dimenticato l’etica della civiltà! E questo fa male a tutti. Un umanesimo relegato, e non sempre, al disastro collettivo. Occorrono le tragedie, i morti per rivedere la solidarietà, il buon senso… come se prima la vita non avesse senso!  E sappiamo, è la storia che lo dice, quanto spesso ci abbiano vergognosamente lucrato i mercenari della morte. La classe politica e dirigente dell’Abruzzo meriterebbe qualche riflessione: nel ’92 l’intera giunta regionale fu arrestata, Rocco Salini, ex Presidente, pregiudicato è ora deputato[1]; recentemente arrestato il Presidente della Regione Del Turco; un po’di tempo fa fu arrestato il sindaco di Pescara… insomma una repertorio di garanzia per l’avviso giudiziario.

Esiste ormai l'”Affaire della Pubblica Amministrazione”. E chi fa affari non vuole interlocutori a cui dare ascolto, ma finanzieri, imprenditori, lobbisty e commercianti con cui gestire la sua attività e lo fa per il proprio interesse, per la propria poltrona o per il gruppo di potere di cui è portavoce. Quindi fine dell’incantesimo del servizio. E la cultura, divenuta solo spettacolo, è ormai vissuta in questa logica. L’intrattenimento di ogni genere e grado edulcora lo stato di razzia.
La storia di questi ultimi quasi 30 anni mi dice molto della miopia e della deriva etica in cui è caduta la Pubblica Amministrazione. Dobbiamo qui ricordare che proprio a Parma scoppiò lo scandalo edilizio, precursore di “mani pulite”?
L’innovazione poi non è mai piaciuta al Palazzo! E gli innovatori sono scomodi soprattutto quando il tempo gli ha dato ragione e il “Palazzo” dovrebbe vergognarsi, per imperizia e ignoranza, di come ha trattato chi era portatore del nuovo linguaggio, boicottato le potenzialità individuali e magari facendo sciacallaggio di ciò che aveva seminato.

Io conosco chi ha proposto fra il 1993-’95 i Musei del Cibo, l’idea gli fu sottratta e altri se ne appropriarono. 
Io conosco chi nel 1996 ha presentato “Editoria Multimediale per il territorio” ed è stato inascoltato;
Io conosco chi realizzò nel 1996 due portali strategici: uno sul Teatro (Skenet) con oltre 200 teatri italiani censiti, relativi programmi, commenti, recensioni e per alcuni prenotazione biglietto on line via mail; l’altro sull’Alimentare (Cibusroads) oltre 60 città capoluogo di provincia con relativi luoghi di consumo;
Io conosco chi nel 1998 ha presentato “Il Comune on line” ed è stato inascoltato;
Io conosco chi nel 1999 ha realizzato “Digitalcity” ed è stato non solo inascoltato, ma pure boicottato”;
Io conosco chi negli anni’90 e 2000 presentò il progetto di una “Fiera Scientifica“, nessuna risposta ebbe e oggi è un successo a Genova e a Roma;
Io conosco chi voleva costruire una comunità virtuale in occasione del Centenario Verdiano: è stato boicottato e poco o nulla poi si è fatto;
Io conosco chi nel 2001 ha realizzato “Ritmi estivi nell’Oltretorrente” ed è stato ostacolato e boicottato e nell’anno successivo il Comune si è appropriato dell’iniziativa cambiandone il nome;
Io conosco chi ha presentato il progetto Parmavideosapere e i Testimoni del ‘900 ed è stato boicottato sul nascere.
Io conosco chi nel 60° anniversario della Resistenza chiese che la 47^ di Bertoli, un successo editoriale, divenisse un film, nessuna risposta;
Io conosco chi nel 2001 lottò perché il progetto “la prima casa per tutti” divenisse un impegno comune delle parti politiche e fu inspiegabilmente ignorato.

Io conosco e sono testimone e potrei continuare a lungo, ma qui mi fermo. La testimonianza è sufficiente per capire con chi abbiamo avuto a che fare: INCAPACI è un termine generoso.

Oggi
E veniamo a oggi. Insomma quando i soldi abbondano fate quel che volete, quando mancano chiedete la partecipazione. Bravi!! Questo si chiama essere… lascio a voi definirvi. Mi manca una corretta traduzione dal “volgare”.
Ci venite a dire: “vogliamo aprire una riflessione concreta ed efficace sulle prospettive della cultura nella nostra città. Questo momento, che vuole essere insieme di verifica e di rilancio, appare urgente non solo per l’emergenza prodotta dalla crisi internazionale, ma anche per evitare scollamenti dannosi, soprattutto in un mondo, quello della cultura, che molto più di altri necessita di una visione d’insieme. Come abbiamo già detto, tra l’altro, questo deve rappresentare l’anno zero per la programmazione culturale”.

Lo scollamento? Lo scollamento lo avete prodotto voi con la vostra arroganza, non la congiuntura internazionale. Noi abbiamo subito e subiamo le vostre nefaste azioni che hanno portato alla inevitabile sfiducia per l’assalto alla diligenza! Prima di chiedere fiducia, voi, oggi, dovete stipulare un patto sociale e di trasparenza con gli operatori culturali. Comodo dire, anno zero, voltiamo pagina. Certo ma ora alle nostre condizioni. E in primis oltre alla trasparenza gestionale dovete garantirci la partecipazione nelle decisioni e nelle nomine! Basta con i lottizzati. La “consulta culturale di Parma” una volta costituita deve avere potere decisionale unitamente alle parti politiche, altrimenti è stato inutile radunarci. E le nomine a tutti i livelli, a tutti i livelli, si fanno solo su profili meritocratici e non di clan! Le regole devono essere scritte altrimenti diventa un gioco tra bari!

Voi nel 2007 non ce lo siete venuti a chiedere cosa pensavamo prima di spendere 8.000.000 di euro in un mese per il Festival Verdiano; da top ten per il Premio Brunetta!
Voi non ci siete venuti a dire cosa fare insieme quando avevate i 3.300.000 euro all’anno di Arcus da spendere! Fate la “Capitale della musica”! Vero? Oggi in liquidazione! Bravi!
Non ci siete venuti a chiedere cosa pensavamo del costo del Sovrintendente Meli (pare 32.000 euro mese) che ben si guardava in un consesso pubblico a dichiararlo e ancora non lo fa. Un aneddoto. In una intervista Renato Caccamo, giudice di grandi processi: la Duomo Connection, il Leoncavallo, il caso Craxi, Presidente della quarta sezione della corte d´Appello, un grande e riconosciuto appassionato di musica, argomentava nel carteggio con Albertini, allora Sindaco di Milano, che Meli era la scelta sbagliata: “non ha i titoli -diceva- per la carica che ricopre. La precedente esperienza di Cagliari è stata un disastro: ha portato grandi direttori ma ha sforato di decine di milioni. Non solo, ma in barba alle norme antiriciclaggio avallò il versamento di 500 milioni di lire in contanti all´agente di Maazel, Valentin Proczynski.
E nemmeno ci venite a chiedere cosa ne pensiamo del costoso ingaggio (600.000 euro pare) di Temirkanov. Negli ultimi cinque anni il maestro russo ha guidato la Baltimore Symphony Orchestra ed è attualmente direttore musicale e principale della Filarmonica di San Pietroburgo, primo direttore ospite della Danish National Radio Symphony Orchestra e direttore onorario della Royal Philharmonic Orchestra di Londra. Ecco, potremmo conoscere quanto percepisce per questi incarichi? Giusto per fare un paragone con quello parmigiano! Non che si sia contro la presenza di un grande e celebrato direttore d’orchestra a Parma, anzi, ci mancherebbe, ma ci sta a cuore sapere se dobbiamo la sua presenza alla millantata amicizia con Mauro Meli oppure ai compensi raddoppiati che percepisce a Parma grazie ai buoni uffici del solito Valentin, il monegasco.

E ora con le casse vuote ci venite a dire dobbiamo collaborare!
La crisi si vede che fa bene!! Vi fa rinvenire dall’orgia! A proposito, Sindaco, informi il suo “ipergabinetto del nulla” che la festa è finita, perché ora hanno i giorni contati. Svolgono mansioni che non sono di interesse per il Comune, ma per la sua propaganda e la sua immagine, nulla di strategico o di servizio per la comunità. Almeno due redazioni esterne al soldo anche se in appoggio ad altre funzioni (Edicta e Treepress, più gli incarichi a contratto e personale interno)… giornali locali e giornalisti sempre generosi nell’informazione del Palazzo… e siamo in 170.000 abitanti. Se fosse a Milano avrebbe bisogno della redazione intera del Corriere!!

Meli vision
La relazione del nostro Sovrintendente Meli è stata particolarmente illuminante.
I teatri, abbiamo saputo, sono ospedali, non farmacie… Ora, già non sapevamo fossero farmacie, ma vorremo conoscere quale reparto sarà trasferito al Regio: prelievi, trasfusioni e Avis? 

Si è capito perché gli atei sono in forte crescita, di recente, anche in questa città ducale:  Meli cura l’anima!! Lo ha detto lui! Se mette i piedi in Vescovado la domenica al posto della messa dà i Masnadieri in Cattedrale! Al posto del rosario dà la Traviata! Alle cresime Giovanna d’Arco! E ai matrimoni l’Otello! Questo diventa Papa! Papa Meli… E’ il ritorno dei Borgia… parmigiani mettetevi alla ricerca di una Giulia locale!
Anche perché il nostro Sovrintendente si autodefinisce “sfigato”, insomma ma portategli una morositas ogni tanto! Guardate che se questo cade in depressione è capace di piazzarsi a Montecarlo e non si schioda più dall’amico Valentin e dopo dovete andare là a pagarlo? E i monegaschi vogliono solo contanti! Chiedete a Caccamo!

Ci ha poi rivelato qualcosa della sua infanzia. Meli fin da bambino ha iniziato a fare il dirigente dei teatri… Ci sono dei bambini che vanno al mare con il secchiello e paletta e si divertono a fare le buche in spiaggia, ce ne sono altri che vanno in teatro… un gioco che ha proseguito poi anche da adulto e forse si capiscono oggi le voragini sparse!… che sia andato un po’ su tutte le coste con Valentin vedendo la situazione dei teatri?

Le Moli: “I sovrintendenti hanno dimostrato di non saper sovrintendere o di non saper amministrare!” Opla!! Messaggio ricevuto Mauro, per le sue lezioni di economia all’Università di Ferrara di cui ieri ci ha dato un saggio con il bicchiere in mano?

Assessorato
Assessore Sommi  noi vorremmo avere un assessore anche alla cultura, non solo allo spettacolo e agli eventi! Vorremmo avere un assessore che conosca e coordini le potenzialità di un territorio, non che cali dall’alto i cartelloni, le attività a lui più gradite. Un male, guardi, non solo suo, ma un vizio anche degli assessori che l’hanno preceduta. Una prassi consolidata sembra!
Gli Assessori alla cultura troppo spesso han fatto ciò che gli piaceva fregandosene della realtà e ricercando solo una propria visibilità e interesse.
Se era già deprecabile prima, con il digitale questo modo di amministrare è diventato insopportabile.
Noi vogliamo un Assessore che sappia costruire un Assessorato intelligente, attuale, in grado di valorizzare le culture locali. Il portale “parmacultura.it”, presentato come progetto d’avanguardia e da me definito retroguardia, è l’esempio di come inattuali siate. E’ completamente inadeguato oggi, in quanto è un  catalogo informatizzato on line unidirezionale, niente più, e non è concepito per un dialogo interattivo, dinamico e costruttivo con il cittadino che si vuole relegare ancora a un ruolo passivo di spettatore.
Non vogliamo un assessore alla cultura impegnato nella gestione di eventi e iniziative, a scegliere l’orchestra (ci dica ad esempio quali i criteri per cui ha scartato la prossima Estate, l’orchestra della Toscanini e quella del Regio per l’Aida in Pilotta, questioni di budget?) oppure a controllare i palchi, le luci, preso a inveire alle segretarie di turno, a smistare il “fare” o le sedie del parterre in via Farini per il “Settembre parmigiano”: questo non è il suo ruolo. Lo lasci alle associazioni che realizzano e gestiscono in modo indipendente o non clientelare, i singoli progetti. Lei come Assessore deve assicurare ben altro!! E così facendo non lo fa e viene meno ai suoi compiti istituzionali. Lei tra l’altro, che non ha neppure la delega popolare (!!), dovrebbe avere maggiore attenzione nel suo agire e più rispetto per la valorizzazione delle politiche culturali del luogo.

Non vogliamo d’altra parte associazioni questuanti, ma riconosciute per il ruolo strategico che svolgono. Siano le  realtà economiche, le fondazioni, le associazioni di categoria, gli istituti di credito, i cittadini a finanziare, non su base clientelare, ma per la progettualità e il valore. Non deve certo essere il Comune. E i cittadini a sostenere le realtà meritorie, partecipando e comprando i biglietti. Stop con i biglietti omaggio della cultura. I politici, gli amministratori, gli imprenditori, i cittadini di un Paese civile comprano quei biglietti e partecipano, perché solo così sanno che i progetti avranno futuro.

Budget di spesa, finanziamento o sponsorizzazione devono essere però aperti e trasparenti, orgoglio di chi li effettua e di chi li riceve. Ma di questo nel portale, vedo, non c’è traccia, né del budget di spesa della “Cultura” a Parma. Per caso vi vergognate a scriverlo?
Vogliamo un Assessorato alla cultura intelligente, partecipato espressione della volontà del luogo e non occupato negli effimeri eventi che lasciano buchi di bilancio e impoverimento sociale.
Il Comune invece pensi, anziché a produrre spettacoli ed eventi a creare il contesto, le strutture, i mezzi idonei a dare voce alle potenzialità e alla creatività del luogo. Cosa che io fino ad oggi non ho visto.

Vediamo, sono curioso di vedere, quali saranno le logiche di lavoro nei nuovi contenitori.
Mi permetterei di suggerire la ricerca di qualche partnership (straniera) con società che abbiano dimostrato di saper sviluppare questi nuovi ambienti del sapere, non degli asili di povertà e depressione.

Europa
Parma,
una città di provincia che diviene capitale d’Europa nell’alimentare! Era e resta una grande opportunità! E’ forse la prima, nuova capitale nell’era digitale! Ci dovrebbe essere il coraggio per una qualità diffusa che non si vede praticare, aldilà di spot sporadici. Si è città di indirizzo, ma forse non vi è consapevolezza. E’ una potenzialità che non si può disperdere. Ciò richiede una grande collegialità,  partecipazione, di cui non vedo ahimé, traccia aldilà delle intenzioni. Sbaglia, e lo si vede, chi pensa di far maturare una dimensione europea facendo cadere le cose dall’alto o propagandando dictact.
Parma Europea è ancora tutta da costruire, in tutti i sensi. Purtroppo non vedo quell’entusiasmo che meriterebbe. Né la volontà politica. Il poco entusiasmo si è già spento: un flop! Troppo affarismo. Per troppi anni i processi culturali della città sono stati depressi, non adeguatamente sostenuti, considerati decorativismo… con un clientelismo che era ed è predominante per non dire soffocante!
L’economia delle conoscenze non è decorativismo. Bisogna investire in cultura, in ricerca, nelle scienze moderne, nelle arti, coltivare luoghi in cui queste forme di potenziale individuale e collettivo possano esprimersi anche nella loro capacità economica. E vi è un tempo per tutto: bisogna saper cogliere la fertilità creativa del momento.
Ma qui si preferisce l’economia nostalgica, anche perché è la cultura della classe dirigente. Non c’è il coraggio di andare oltre e chi vi ha tentato è stato violentato, isolato, emarginato, boicottato.

Palazzo delle Nazioni
Proprio seguendo questa logica europea avevo chiesto e sottoposto anche alla P.A. il progetto “Palazzo delle Nazioni” di cui i politici locali han pensato bene di prendere solo il nome e attribuirlo a un ponte. Eppure avevo pensato a un luogo di politica estera per Parma, non un viadotto sulle acque o sul greto… un luogo dove promuovere e coltivare la pratica e la memoria storica dei gemellaggi nazionali, europei, internazionali. Un luogo dove sviluppare istituzionalmente gli affari esteri della città, un’area da destinare a esposizioni permanenti tematiche, per nazione. Non un luogo fieristico, ma dove accogliere le culture e le economie mondiali con possibilità di presentazione dei loro saperi, delle loro arti, dei loro prodotti. Un luogo di work shop, seminari, relazioni culturali, diplomatiche. Un luogo dove far incontrare le cucine internazionali. Una vetrina sul mondo che avrebbe potuto coniugarsi e interagire con il Collegio Europeo, con la secolare tradizione universitaria. Dove realizzarlo? Avevo pensato a Palazzo Enel, allora ancora vuoto e in attesa di destinazione e riconversione d’uso. Ora quel Palazzo è opera dei guasti… mi perdoni l’architetto l’anonimia dello scempio strutturale col suo cognome.
L’edificio era comodo per la facilità di accesso e in particolare per la vicinanza con la Ferrovia, poteva essere ristrutturato e rientrare nella logica di sviluppo del nuovo progetto d’area Bojgas. Certo un’iniziativa ambiziosa, ma necessaria per far decollare culturalmente, socialmente, economicamente questa città in Europa, nel mondo oltre e aldilà della Authority.
Questa città ha bisogno di un luogo dove fare pratica di politica internazionale, dove le idee indigene possano incontrarsi e confrontarsi con le menti foreste. Aprirsi al futuro è aprirsi al mondo!
Beh, vi sembrerà strano… ma no, non lo è per Parma: non fui degnato nemmeno di una risposta!

Veniamo agli aspetti propositivi e particolari

1) Trasparenza
Vorrei consultare on line il budget complessivo di spesa per l’assessorato alla cultura articolato in:
-costi dell’assessore con relativi benefit
-costi fissi di apparato
-costi del personale
-costi biblioteche
-costi di consulenze
-costi delle iniziative istituzionali (suddivisi per singola manifestazione)
-elargizioni a associazioni
-Trasparenza gestionale e on line nelle società partecipate
-Un sistema on line con motore di ricerca “intelligente”, attraverso parole chiave, non come l’attuale, che consenta al cittadino di conoscere le delibere e le determine di Giunta.

Che dite, non è il caso di fare un po’di chiarezza e trasparenza gestionale e economica, dopo anni di oscurantismo della cosa pubblica, dovuta al cittadino e richiesta ormai anche dal Governo?
Questo è un Paese che se non si legiferano anche le cose più ovvie, non vi è l’intelligenza di praticarle, ma si preferisce prestare il fianco alla furbizia per bypassarle.

Veniamo a un piano di lavoro.

2) Intelligence machine
 Il digitale ha creato le condizioni per ripensare e riorganizzare la PA, che non significa solo informatizzarla, ma renderla un sistema intelligente, aperto, non discrezionale.
Con un ritardo esatto di DIECI anni affrontate oggi ciò che vi avevo anticipato con il progetto “COMUNE online” 1998 e successivamente con la biennale di Cybercultura: Digitalcity 1999. Un tavolo auspicato dieci anni fa con De Kerckhove  disponibile a collaborare.
Anche questa è l’ennesima riprova, semmai ce ne dovesse essere la necessità, della arretratezza e incapacità della classe politica di disegnare il futuro e di sostenere le culture innovative.
Sia voi che la Provincia avete in questi anni dilapidato risorse enormi per  ben poca cosa. Un decorativismo informatico… e teleburotica. Non solo, ma non avete nemmeno favorito lo sviluppo di ciò che era vostro dovere sostenere.

Vorremmo ad esempio avere on line lo stato dell’arte del nostro prezioso patrimonio storico con indicazione delle necessità e modalità di intervento e la eventuale conversione d’uso, possibilità di fruizione e/o utilizzo. Informazioni che ci devono pervenire non dalla Sovrintendente, che ringraziamo, ma dalla Sovrintendenza.

L’Assessorato alla Cultura per ruolo ricoperto, dovrebbe essere il modello ispiratore e un valido sistema operativo… capace di nuovi orizzonti.  Ma per ora non lo è e da quel che vedo ho delle titubanze che lo possa divenire. Se lo divenisse ne sarei entusiasta.
Vorrei che in questo incontro, ci fossero, e mi auguro ci siano, anche i responsabili IBM a cui è stato dato l’incarico di elaborare la città digitale in quanto li ritengo nostri interlocutori fondamentali. Anche se indiretti, devono sapere che cosa noi vogliamo, e vorremmo quindi avere aperto, con loro, una via di comunicazione on line.
a)Vorremmo che il progetto “DIGITALCITY” perché è di questo che stiamo parlando, che a voi amministratori urti oppure no, innanzitutto includesse il concetto di poter comunicare con un assessorato 24 ore su 24 in grado di dare risposte immediate e rielaborare nostre richieste. Vogliamo avere a che fare con un sistema intelligente, con la sicurezza di risposta, non vogliamo avere a che fare con la discrezionalità dell’assessore di turno.
Modello? Sono in rete: Google, YouTube, Facebook, Twitter. Un MCS aperto a tutti open source capace di raccogliere e rielaborare e soddisfare in tempo reale le nostre richieste. Fare cultura in città passa innanzitutto nella messa a punto di un sistema digitale intelligente, aperto in continua elaborazione, che consenta a tutti, non a pochi, di partecipare;
b) Vorremmo che si formassero nuclei operativi di elaborazione strategica del pensiero “Comune”, perché il Municipio di questo millennio è un nodo strategico di intelligenza e cooperazione collettiva. Una rete di saperi;  
c) Abbiamo bisogno di una grande banca  dati della città artistica, creativa in cui inserire e organizzare i progetti presentati, il dato anche non rielaborato. Esempio? Il girato e non solo il montato;
d) In questi anni non ci avete dato ciò di cui avevamo bisogno: piattaforme intelligenti su cui operare. Ci hanno pensato gli Americani. Non solo ma tutti i luoghi erano preclusi ai non “eletti” e riservati agli “amici degli amici”. Questa città in fatto di meritocrazia certo non eccelle!… mentre sembra un ben godi per il clientelismo e la selezione discrezionale. Un difetto italiano;
e) Gli Americani, che hanno partorito la rivoluzione digitale, vi han fatto vedere che cosa significa predisporre ambienti di lavoro aperti, intelligenti e non preclusi. Oggi chiediamo che la pubblica amministrazione e in particolare l’Assessorato alla cultura si adegui a questi standard tecnologici. Prenda esempio, perché queste sono le logiche organizzative, non le vostre, obsolete e anacronistiche.

3) Principio
Smettete di distribuire finanziamenti a pioggia, ma garantite un sistema digitale intelligente e l’accesso a strutture idonee attrezzate in cui poter fare cultura. L’esempio viene dallo sport: il Comune si preoccupi di costruire e mettere a disposizione gli impianti, non di organizzare e/o finanziare le squadre.

4) Calendario
Stesura di un calendario suddiviso per aree tematiche e calendari per ogni singola struttura. Tutto ovviamente in rete, aperto, con consultazione, prenotazione degli spazi e conferma.

5) Agenzia artistica
Agenzia artistica pubblica per il sostegno e lo sviluppo nel mondo della creatività locale nelle diverse forme espressive. I talenti individuali sono beni preziosi che devono essere incoraggiati, promossi, messi in relazione col mondo. L’artista non vive nel mercato!… né alla corte delle mafie! Deve essere messo nelle condizioni di operare nella sua scelta di vita. Gli artisti, se riconosciuti, e non importa a quale livello, devono poter contare su operatori culturali che sappiano gestire la loro opera. Devono essere messi nelle condizioni dignitose di esercitare la loro creatività, esprimere loro stessi. Devono poter contare su un sistema che pur non facendoli ricchi, ne valorizzi il potenziale e non li abbandoni nel dimenticatoio. E oggi questo è inesistente.
Devono essere premiati, sostenuti, da parte delle Istituzioni  e delle Fondazioni, il talento, la creatività, l’intelligenza, che costituiscono il potenziale rigenerativo e il capitale cognitivo della nostra società. Incoraggiare e coltivare questi valori si traduce nell’incrementare il patrimonio di una collettività, renderla competitiva a livello internazionale; soffocarli e reprimerli è compiere un crimine contro la vita.
Una piaga italiana: l’Italia non ha mai saputo valorizzare i propri laureati, le migrazioni lo confermano. Nel 1903 solo 4000 giovani conseguirono la laurea eppure la metà fu costretta a emigrare per trovare un lavoro.

In questa ottica credo si debba garantire:
a) lo sviluppo di attività relazionale con scambi interculturali. Le delegazioni economiche devono supportare di volta in volta quelle culturali contemporanee, e non solo quelle storiche, nei Paesi ospiti o ospitanti;
b) la ricerca e il sostegno di sponsor on line. Quando vengono raggiunte le sponsorizzazioni vengono chiusi i progetti e attuati. Ma devono avere visibilità e il portale del Comune deve avere anche questa funzione qualora il progetto rientri nei piani della P.A.;
c) forme di sostegno economico a chi svolge attività artistica, letteraria indipendente e libera, con verifiche periodiche, che però consentano di proseguire la loro preziosa opera.

6) Piano artistico territoriale
Occorre una cartografia dell’arte on line e cartacea, indicando percorsi, monumenti, luoghi pubblici e privati, gallerie e collezionisti, laboratori e studi presenti sul territorio e visitabili: un piano artistico culturale della città. Insomma la città aperta e non chiusa. Tutto sempre aggiornabile direttamente anche dagli operatori per ciò che di loro competenza secondo format definito.

7) Teatro Regio e Orchestra Toscanini
Poche sono le città che hanno una orchestra stabile. Non capisco perché da anni debba essere precluso il Teatro Regio alla Toscanini, suo luogo fino al 2001. Non solo, ma all’orchestra regionale, per inaudite paturnie di delirio di potere, è stata inibita la produzione di spettacoli lirici anche a Busseto.
Ora è bene che a questa triste e vergognosa vicenda musicale venga posta la parola fine perché è ridicolo che attorno alla musica si giochino poltrone di potere,  interessi personali, affaire inenarrabili e esponenti politici continuino a rivendicare risorse alla Regione o allo Stato senza avvalersi dell’orchestra che è già pagata.
Si è preferito far organizzare un’orchestra a chiamata, con poco senso (vedi pure concessione del marchio Teatro Regio prima a associazioni, poi a una srl). Sarebbe stato preferibile costruire attorno alla Toscanini, come è avvenuto a Milano, una compagine allargata che poteva essere la Filarmonica di Parma. Raccogliendo gli elementi migliori, partendo dalle eccellenze del territorio, si doveva proseguire la filosofia, come era già nata alla fine degli anni ’80, della OSER (Orchestra Stabile Emilia Romagna) diretta dall’olandese Hubert Soudant con spalla Eckart Lorenzen (ex primo violino dei Berliner Philharmoniker); oppure dal russo Vladimir Delman che all’epoca diede vita a una straordinaria orchestra giovanile internazionale ’84-’89 e attivò corsi e concorsi di direzione d’orchestra.

Professionalità di primo piano riconosciute a livello mondiale non possono non essere presenti nel piano musicale di Parma. Vedi Enrico Bronzi (tra i primi violoncellisti del mondo), ad esempio, il caso più eclatante della vostra miopia. Ma anche Alberto Miodini (pianista del trio di Parma), Rino Vernizzi (fagottista), Stefano Canuti (fagottista), Corrado Giuffredi (clarinettista), Stefano Marcocchi (violista), per non parlare dell’Europa Galante di Fabio Biondi, un complesso che ci invidiano in tutto il mondo ma che a Parma ha trovato ospitalità solo da chi di musica non si occupa (il Teatro Due).
Queste sono le nostre eccellenze su cui investire e a cui chiedere di collaborare nel progetto Parma Musicale, non Meli! Dietro l’affermazione di realtà musicali degne di nota, ci sono sempre: l’humus culturale diffuso, l’intraprendenza e la genialità di uno o più artisti. Se si devono costruire eccellenze bisogna farlo sempre senza dimenticare chi lo merita e magari è anche qui nativo!

Una Filarmonica non certo sull’esempio del modello Baratta (un progetto fuori portata economica per la città con ingaggi scelti personalmente, fuori piazza, con maestro mercenario, usando parte dei fondi destinati all’orchestra stabile), ma su una qualità musicale che anche Parma poteva esprimere. E così si sarebbe potuto costruire una identità di una orchestra anche internazionale.

Ora poi assistiamo al ridicolo: viene ingaggiato un grande direttore senza orchestra stabile e per assurdo abbiamo una orchestra stabile che non ha il direttore musicale e un direttore artistico a mezzo servizio con Lugo e Wexford!

8) Festival Verdiano
E’ Verdi che conoscono nel mondo, non il festival verdiano! E smettiamo di paragonare Parma a Salisburgo![2]… dove si tengono circa 4.000 manifestazioni (teatro e concertistica) a pagamento all’anno e che attirano circa un milione di visitatori. Per non parlare della prestigiosa università MOZARTEUM, dei numerosi musei e gallerie a completare un’offerta culturale ricchissima se non unica.
Così come è, il Festival Verdiano, non ha senso e non è sostenibile. E’ un ridicolo vecchio spettacolo proposto con costosi sforzi economici che depredano e non sono certo d’esempio. Gli obsoleti allestimenti, dicono esperti del settore, parlano da soli.
Ora avete dato fondo a tutte le risorse e che vi rimane? Avete, con i nostri soldi, arricchito portafogli altrui, e la città? Quale capacità progettuale e di sviluppo presenta oggi?
Nonostante i grandi mezzi avuti a disposizione, questi anni non passeranno alla storia come i migliori del Teatro Regio… forse invece si parlerà di come si siano sprecate risorse. O non penserete di aver scritto pagine di storia artistica?
Quale tessuto culturale avete coltivato, capace di autoriprodursi? Invece siete lì, lautamente remunerati, in attesa della definizione del budget milionario di spesa per ingaggiare star spesso decotte e continuare a dissipare, godendovi il vostro scranno. Questa “non cultura” è finita!
Le ipotesi di lavoro, credo, potrebbero essere quelle di trasformare il Festival Verdi o in una formula mista tra teatro di repertorio (modello tedesco), valorizzando tutti gli allestimenti e di produzione, con una stagione di 6-7 mesi, sul modello del Metropolitan di N.Y.; oppure di lavorare sulla innovazione e sui nuovi talenti da proporre sulla scena internazionale, facendo divenire il Festival Verdiano di Parma luogo per la scoperta e la crescita di voci verdiane nel mondo. Ma questo, certo, richiederebbe vere competenze professionali…

9) Festival della Poesia
Che senso ha un festival della poesia in un luogo dove la poesia non c’è più?
La poesia non è un vezzo estetizzante! Il festival dovrebbe costituire lo sforzo virtuoso.
La quotidianità poetica non la si realizza coi festival, ma attraverso scelte poetiche di vita…
Che senso ha poi un festival senz’anima, funzionale alle casse e allo spot politico. La poesia ridotta a grande bouffe.
La Biennale di Venezia si fa a Venezia, perché Venezia è città d’arte da sempre e museo artistico sull’acqua.
Il festival del cinema a Roma e Roma è città del cinema italiano, lo si respira ovunque.
I Festival, insomma, dovrebbero stare a significare un momento culminante di una quotidianità, di un impegno verso quell’essere; una desiderata, una forma di richiamo culturale a partecipare e di divulgazione di una identità del luogo in cui vive, in questo caso, la poesia…e non la si celebra per un qualche tornaconto.
La poesia non è transito turistico, né scambio dialettico celebrativo: è pensiero autentico, gocce pure di essenza dell’anima, del cuore, della mente. Ma così non è, e per ora, non ne vedo nemmeno la gravidanza, né si scorgono alambicchi in costruzione per distillare la dolcezza d’animo.
Vi è forse a Parma una filiera economica di vita poetica? Vi è forse la poesia solidale? Vi è forse attenzione al senso poetico di vita? Alla letteratura poetica?
I poeti qui sono nati e da qui spesso se ne sono dovuti andare, questa è la verità e molti di loro, dentro di sé, l’hanno pure detestata l’urbe del tortello.
Ecco se il Festival della poesia potesse convertire l’animo sociale, politico, economico, perché no religioso di questa città sarebbe il benvenuto, ma così non è e non sarà. A che serve allora la poesia se l’animo non desta! Chi di queste istituzioni, enti, apparati, coltiva la poesia nell’anno?

10) Condizioni economiche
Vogliamo avere sempre la conoscenza delle condizioni economiche che vengono praticate per eventuali incarichi come il Sovrintendente, il direttore artistico, il direttore d’orchestra e dei progetti nella società o fondazioni in cui il Comune è presente. Il Comune deve essere garanzia di trasparenza per il cittadino, non su richiesta ma per principio e modalità operativa.

11) Università
L’Università è la prima, vera risorsa strategica di questa città, spesso dimenticata, sottostimata nel suo potenziale eppure è il luogo dove si costruiscono le pratiche per l’esercizio della mente. Il rapporto con l’Università, una delle più antiche italiane, insiste in una città che di Universitario non ha nulla o ben poco. L’Università e gli universitari sono visti come vacche da mungere. Non è stata costruita attorno a questo importante polo culturale alcuno sviluppo. Non è certo paragonabile a Cambridge, Oxford o Campus americani se vogliamo parlare  di modelli di riferimento. Che cosa vogliamo fare? Continuare su questo modello dissipativo?
E l’Università deve ritrovare più coraggio. Esistono incarichi a contratto vergognosi, così come facoltà occupate da docenti a cui dell’insegnamento e della ricerca non gliene importa un bel niente. Oppure docenti provenienti da altri atenei e che vedono Parma solo come passaggio. Vogliamo docenti appassionati, ricercatori dedicati, che risiedano il più possibile in città, che vivano e respirino quest’aria e sappiano immettere quell’ossigeno e quegli scambi culturali oggi inesistenti.
Si aprano incontri con la città su temi importanti che coinvolgono la vita quotidiana del Paese.
Si occupino i docenti di aprire le conoscenze anche alla cittadinanza in incontri mirati. Docenti e dirigenti di impresa o imprenditori che incontrino la città, non in stile paludato o di spot, ma con la logica seminariale e di dialogo. Una città che deve imparare a parlarsi nelle differenze. E’ l’Università che si dirama nella società con le “Nuove visioni del Mondo”: Fuori dall’evento, dentro la vita.
Come si può d’altra parte uscire da questo letargo culturale se non si incontrano nuovi volti, nuove menti, con nuove visioni, che ci aprano verso nuovi modi di pensare, di vivere il mondo in divenire e non rimanere fossilizzati nel passato o peggio asini nel mantenimento di un inutile presente? Incontri programmati aperti al pubblico, con voci fuori dal coro che possano darci delle chiavi di interpretazione, sollecitare la creatività, far capire cosa si sta muovendo nel mondo e come poterne in qualche modo partecipare o farne parte.

11) Economia delle conoscenze
C’è una classe dirigente che deve capire e sostenere l’importanza dell’economia delle conoscenze. Questa è la nuova strada. Non è più possibile sentir di sostegni al latte, al prosciutto, agli allevamenti. Basta buttar soldi pubblici in vacca e in porci!! Stiano ora in piedi da soli o cambino sistemi produttivi. Abbiam dato loro finanziamenti anche a fondo perduto per costruire i loro stabilimenti produttivi che sarebbero poi nostri… Abbiamo dato sempre molto, ogni anno a sistemi obsoleti, ora basta! Dobbiamo pensare al futuro e loro non lo sono!
Anche tra gli imprenditori c’è chi è stanco di questa strada della menzogna, delle furberie, della prepotenza. Sono convinto, anzi ne sono certo, che vi siano imprenditori illuminati che sapranno ridare a Parma quella voce e quella luce ora smarrita.

12) Fondazioni
Le Fondazioni devono essere a disposizione per elaborare i nuovi progetti di fattibilità. Troppo spesso i costi di questa fase progettuale non sono presi in considerazione. Mi riferisco a grandi progetti che coinvolgono il benessere o l’espressione culturale/economica di un luogo. Credo che questa funzione debba essere assunta dalle Fondazioni, perché si possano avere visioni concrete senza lasciare la collettività in balia dei marosi.

Concludo
C’è chi giustamente rivendica la rinascita dell’orgoglio italiano. Sì, certo, per la natura, il patrimonio storico, non certo per la classe dirigente, quella politica e degli statisti, incapaci nel costruire e dare dignità internazionale alla nostra Comunità, vessata e repressa. Io non credo agli Stati, ma credo negli uomini, capaci di creare e cambiare contesti:  e di solito, lo dice la storia, sono individui singoli e piccoli gruppi creativi, non certo le masse.
Noi in terra Padana, dobbiamo appellarci a un nero o, in gergo, “mi consenta, a un abbronzato” per ridarci speranza, altro che ronde! E quel nero oggi ci insegna a dialogare e ci indica la strada del futuro. E questo uomo sta dando lezione a tutto l’Occidente. Non è lui che ha cambiato l’America, ma è l’America che è cambiata scegliendo lui! E con lui è cambiato il modo di vedere e vivere il mondo, spero lo divenga anche per Parma. (Parma, 10-16/04/2009)

Luigi Boschi


[1] “…Perché forse non tutti sanno chi è il suo ultimo acquisto (di Mastella ndr).
Rocco Salini da Teramo era il presidente dc della giunta regionale abruzzese, arrestata in blocco (presidente e 10 assessori) nel ’92 per uso disinvolto di 450 miliardi di fondi europei. Gli assessori furono assolti dall’abuso d’ufficio, anche perché nel frattempo era stato per metà depenalizzato. Ma l’ex presidente Salini no: lui aveva anche il falso ideologico, e si eran dimenticati di depenalizzarlo: così fu condannato in Cassazione a un anno e 4 mesi.
Ora, siccome la legge proibisce ai pregiudicati di fare i consiglieri comunali, provinciali e regionali, ebbe una grande idea: entrare in Parlamento (la legge, fatta dai parlamentari, non proibisce ai pregiudicati di fare i parlamentari).
Si rivolse a Forza Italia e la pratica andò a buon fine.
Nel 2001 il condannato Salini entrò trionfalmente a Montecitorio con la sua bella casacca azzurra” M.Travaglio

[2] Salisburgo è una piccola città di 146mila abitanti dichiarata patrimonio culturale mondiale nel 1997 dall’UNESCO. Il suo Festival nasce addirittura nel 1877, ma è  a partire dal 1918, grazie al poeta e drammaturgo Hugo von Hofmannsthal, al grande compositore Richard Strauss, al direttore del Teatro di Salisburgo Max Reinhardt,  al direttore del Mozarteum Bernhard Paumgartner, allo scenografo Alfred Roller e al direttore d’orchestra Franz Schalk (allievo di Anton Bruckner)  che riceve quel magico  impulso creativo che lo porterà a divenire di lì a poco e fino ai nostri giorni la più prestigiosa rassegna di musica classica e opera lirica al mondo. Nel secondo dopoguerra, come si sa, ed in particolare dal 1967 con il Festival di Pasqua,  Herbert von Karajan ne assunse la direzione artistica che conservò fino alla morte. 

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5 COMMENTS

  1. SOLIDALE NEL PENSIERO E NEL CONTENUTO.
    LE TUE PAROLE SON STRUMENTO PER RICONOSCERE DA CHE PARTE STA IL CORAGGIO ED IL VERO. QUESTI SONO I TEMPI DEL NUOVO E TU SEI ANTICIPATORE DA ANNI NON ASCOLTATO.
    l’AUGURIO CHE QUANTO PRIMA GLI UOMINI IMPARINO AD ASCOLTARE COL CUORE. QUANDO QUESTO ACCADRA’ , ED IO MI AUGURO DA ORA, IL CAMBIAMENTO SARA’ INARRESTABILE.
    TU ALLORA NON SARAI VOCE NEL DESERTO MA COCREATORE DEL NUOVO.
    E’ GIUNTO IL TEMPO.
    GRAZIE PER LA TUA OPERA.
    ROBERTO