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Inceneritore Citterio: le parole di amministratori, Arpa e di Citterio stessa
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Durante l’ultima assemblea pubblica organizzata dal sindaco di Felino al teatro comunale, il dott. Torti, architetto comunale, ha fatto il punto della situazione della vicenda Citterio e del progetto di costruzione di una centrale a biomassa di grassi animali.
Riassumendo l’iter autorizzativo, è emerso che la Regione Emilia Romagna ha consentito l’uso del grasso come combustibile cogenerativo solo dopo averlo negato per ben due volte nelle due precedenti conferenze dei servizi. E’ stato sottolineato che il ministero dell’ambiente, pur sollecitato espressamente a farlo, non ha mai preso posizione sull’utizzabilità del grasso quale combustibile. Infine mentre la Regione Lombardia elargiva autorizzazioni, la provincia di Bergamo non autorizza tutt’ora a bruciare grasso.
Non si è mai visto un iter autorizzativo di una centrale a biomassa che durasse poco più di 4 mesi tra la domanda e l’autorizzazione. La corsa ad autorizzare è frutto della minaccia di Citterio di delocalizzare e di licenziare e di azioni legali contro le amministrazioni se avesse perso i finanziamenti europei che scadevano il 31 dicembre scorso.
Quello di Citterio è il primo impianto autorizzato in Emilia Romagna, per di più in una zona a vocazione agroalimentare di qualità : parmigiano e prosciutto di Parma.
L’impianto più grande di cogenerazione a grasso animale esistente è sito a Pegognaga, Mantova, da 4,6 MWe, dentro un macello interregionale, progetto che Legambiente, pare quasi incredibile, ha premiato come esempio di innovazione.
Il direttore di Arpa De Munari, autorizzando l’impianto e le sue emissioni perché nominalmente nei range normativi della Regione, ha affermato di ritenere insensato accrescere il numero di centrali a biomassa in una zona “rossa” come quella in esame, una zona ad alto inquinamento di NOx e di polveri, con la conseguenza di aggiungere altri inquinanti a quelli già esistenti.
Di fatto, la sua, è stata un’ammissione di impotenza a fronte delle decisioni politiche degli amministratori.
L’ing. Capponi di Termoindustriale, la ditta fornitrice del cogeneratore a Citterio, nel motivare che le emissioni rientrerebbero tranquillamente all’interno dei range dettati dalle normative Regionali, ha affermato che l’impianto di depurazione atto a garantire la cosa consisterebbe di un reattore catalitico selettivo e di due catalizzatori ossidanti,uno a monte ed uno a valle dello stesso.
La cosa non corrisponde assolutamente a ciò che è scritto nella relazione tecnica della domanda di aggiornamento dell’autorizzazione, pagine 11 e 17, dove si accenna ad un solo catalizzatore ossidativo a valle del reattore catalitico selettivo.
Lo stesso Capponi, interrogato dal segretario di Slow-Food Parma sull’evidente contraddizione tra quanto scritto e quanto detto in pubblico, è stato costretto ad ammettere di aver mentito. Di aver esagerato le componenti del depuratore per far buona impressione sulla gente.
Lo stesso ing. Capponi, poi, nell’assemblea pubblica ha ammesso che la
presenza di cloruro di sodio (la normale salatura del prosciutto) è pericolosa.
Potrebbe essere un ingrediente per la formazione di diossine dalla combustione
del grasso. Ma naturalmente,dice lui, la cosa non si verifica per la perfetta
purificazione del grasso e per la straordinaria depurazione.
Ma chi si fida più delle sua affermazioni?
A questo punto, ci si chiede addirittura se dalla stessa cuocitura del SOA a 135° in presenza di fumi di cloro non si creino diossine all’interno dello stesso impianto di Rendering. Non a caso tutti gli effluvi dell’impianto vengono inviati in forzata ad un postcombustore esterno.
Ma il postcombustore, che arriva a temperature di 950° è sufficiente ad eliminare le diossine? Quando sappiamo che la loro temperatura di eliminazione nei termovalorizzatori è compresa tra i 900° e i 1200°.
Noi sappiamo dalla pubblicistica scientifica che con gli oli vegetali ed animali la viscosità influisce sulla capacità di nebulizzare il combustibile dentro il motore e che il punto di accensione è molto più alto : 300° contro i 50° del gasolio, contribuendo a determinare temperature molto elevate in camera di scoppio.
Da qui derivano i processi di polimerizzazione spontanea che agiscono sull’olio animale ad alte temperature e che, in presenza di ossigeno, danno luogo a depositi carboniosi agli iniettori ed alle valvole.
Sappiamo che conviene trattare i gas di scarico a monte dell’SCR con un catalizzatore ossidativo in modo da mantenere la temperatura dei gas in arrivo a livelli ideali (300 °C).
A valle del sistema SCR, poi, sarebbe necessario un catalizzatore antiparticolato a base di carburo di silicio, il solo in grado di trattenere le polveri sottili.
Questi accorgimenti depurativi non compaiono nella relazione tecnica.
Non c’è da meravigliarsene dato l’intento meramente speculativo della Citterio.
Noi stimiamo che le emissioni dei due camini, quello del cogeneratore e quello dell’impianto di Rendering, che sommate assieme ammontano a più di 60 milioni di Nm3 all’anno, porteranno ad un grave inquinamento della bassa valle del Baganza, già definita zona rossa nella carta stilata dalla Regione.
Temiamo che l’intento speculativo di Citterio, se non fermato subito, sarà seguito da altri compromettendo gravemente l’ambiente in cui viene prodotto il prosciutto stesso.
Il Consorzio del prosciutto di Parma dovrebbe essere grandemente preoccupato della propria immagine in conseguenza del grave inquinamento ambientale delle zone di produzione causato dell’intento speculativo della Citterio.
E dovrebbe esprimersi in modo netto, togliendosi dall’impasse e dal silenzio che rischia di diventare un colpevole non dire.
Giuliano Serioli
Rete Ambiente Parma
5 marzo 2012







