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CINEMA, ADDIO A GIL ROSSELLINI

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(ansa.it) ROMA  – Il regista Gil Rossellini, figlio di Roberto e di Sonali Dasgupta, è morto stanotte a Roma dopo una lunga malattia. Rossellini avrebbe compiuto 52 anni il 23 ottobre. La data dei funerali, ha detto il fratello Renzo, che ha dato la notizia della morte, "sarà decisa quando riuscirò a riunire i fratelli spersi per il mondo". Oltre a Renzo, i fratelli di Gil sono Isabella, la sua gemella Isotta e Roberto. Gil avrebbe dovuto essere al Festival di Roma, dove viene presentato Kill Gil vol. 2 e mezzo.

Il 19 novembre 2004 un’infezione da stafilococco aveva ridotto in coma Gil Rossellini. Dopo tre settimane il regista si svegliò con il corpo devastato dai batteri e per lui cominciò un lungo percorso di riabilitazione, prima a Stoccolma, poi in Svizzera, nello Swiss Center for Paraplegics di Nottwill. Viveva su una sedia a rotelle. Kill Gil (Vol. 1), presentato nella sezione Orizzonti a Venezia nel 2006 (dove Rossellini denunciò che il Grand Hotel Excelsior non aveva stanze per disabili), racconta di come Gil fosse quasi morto e poi sopravvissuto per miracolo, finendo però in maniera molto ottimistica, con il ritorno alla sua amata Roma, dopo nove mesi passati in vari ospedali. Pronto ad affrontare la sua nuova vita, anche se su una sedia a rotelle. La realtà si è rivelata molto più dura del previsto. Ed è questo Gil ha deciso di raccontare in Kill Gil (Vol. 2), in sequenza strettamente cronologica. Si comincia da lontano, dall’ 11 settembre a New York (dove Gil abitava sino al momento della sua malattia) per proseguire poi dove il primo volume si era fermato. Il progetto filmico e la speranza umana avevano previsto un volume 3 di Kill Gil nel momento in cui il regista avesse riacquistato l’uso delle gambe. Un epilogo e un sogno che si sono rivelati irrealizzabili, ed ecco perché l’episodio che sarà presentato a Roma si chiama in realtà Vol. 2 e mezzo, dove all’amara ironia di un traguardo non raggiunto si unisce anche il senso di una sfida che ha inizio proprio con questo film. Il racconto di questi ultimi due anni è segnato dal rapporto col dolore, un duello costante che si svolge in gran parte su letti di ospedale. Dal marzo scorso Gil viveva ricoverato in un ospedale romano affrontando dal letto le terapie per vincere gli agenti ingettivi che avevano aggredito il suo organismo. Gil Rossellini aveva subito ancora dieci interventi chirurgici in questi sette mesi di degenza ininterrotta, fino all’amputazione della gamba, una circostanza che aveva spinto e la produzione del film a compiere una corsa contro il tempo per inserire anche questa vicenda all’interno del documentario e offrire al pubblico una storia completa proprio in occasione del Festival Internazionale del film a Roma.