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RICERCA DI BASE IN ITALIA

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Incontro di mercoledì 14 presso l’Aula Magna Università di Parma

“Quando formuliamo le nostre critiche noi scienziati e ricercatori spesso ci lasciamo trascinare da una sorta di faciloneria, mentre quando svolgiamo il nostro lavoro dimostriamo un grande rigore. Per esempio, quando avanziamo giustificate lamentele sulla scarsità dei fondi per la ricerca di base corriamo il rischio che le nostre osservazioni non siano improntate a precisione scientifica e non siano fondate su dati certi”: Franco Brezzi presidente dell’Unione Matematica Italiana ha introdotto con un invito all’autocritica della scienza l’incontro promosso presso l’Aula Magna dell’Ateneo cittadino. Resta ferma la necessità, per gli scienziati, di appellarsi ai politici per ottenere l’indispensabile sostegno per la ricerca di base: << un accumulo di conoscenze che, nel lungo periodo, ha sempre ripagato degli sforzi compiuti anche se i risultati non sono immediatamente visibili>>. Il supporto alla ricerca di base, dai risultati non immediatamente tangibili, risulta fondamentale; e proprio la matematica “costa pochissimo e produce moltissimo, anche se alcuni ritengono che non contribuisca molto alla vita delle scienze”.

Roberto Fieschi, fisico, affrontando il problema del rapporto tra sistema universitario ed Enti di ricerca ha espresso un auspicio: “la linea di convivenza tra questi due ambiti deve essere rafforzata, superando le fratture e potenziando la proficua collaborazione”.

A Donato Chiatante Presidente della Società Botanica Italiana è toccato il compito di trattare del valore e dell’utilità della ricerca botanica; importanza spesso non riconosciuta: <<la Società Botanica Italiana, che conta 1300 soci tra cui pochi professionisti, non solo coltiva stretti rapporti con i botanici locali ma ha tra l’altro al proprio interno molti soci stranieri”. L’interesse scientifico della ricerca botanica viene spesso misconosciuto: “esiste comunque uno sfondo di grande sofferenza per questa scienza, che sconta scarse risorse sia umane che economiche. Nelle annate migliori la ricerca botanica ha ottenuto un paio di progetti per qualche decina di migliaia di euro. Inoltre, dopo le riforme universitarie la botanica è scomparsa di fatto dalle sedi storiche”. Chiatante lancia anche una puntuale denuncia: “occorre dire che gli ordini professionali degli Architetti e degli Agronomi impediscono ai botanici di lavorare”.

Luigi Biggeri Presidente ISTAT, ha rilevato la grande disponibilità delle informazioni consultabili attraverso le scienze statistiche: "da sempre ci lamentiamo per moltio aspetti: perché la nostra disciplina non è 9insegnata alle elementari, per esempio. Ma invece di lagnarci dovremmo impegnarci perché la situazione migliori; ricordando per esempio le conquiste, come la costituzione -nella forma attuale- dell’Istituto Nazionale di Statistica che sancisce l’importanza della statistica per tutti i cittadini. Con raccolte e analisi di dati condotte in modo scientifico, con caratteri di qualità trasparenza e indipendenza".
Difficile -ha ammesso Biggeri- "trasferire al sistema scolastico i risultati della ricerca. Manca una vera cultura scientifica oltre i dati quantitativi e statistici. Se infatti si conducono indagini per verificare le co0pnoscenza dei cittadini si comprende come manchi una vera cultura scientifica".
I rapporti tra Enti di Ricerca e Università dovrebbe essere consolidato, anche per sostenere la profesionalità e la competenza di chi in quersta realtà opera.

Damiano Gustavo Mita presidente della Federazione Italiana delle Società Biologiche ha pure approfondito il tema del rapporto tra Sistema Universitario ed Enti di ricerca rilevando che << sino ad oggi non vi è stato uno scambio bilaterale davvero proficuo tra le parti>>. Ancora oggi si deve inoltre assistere allo scandalo del fatto che nel Cnr tutt’ora si preparino tesi e dottorati di ricerca, << mentre un ricercatore-quando gli va bene, viene chiamato come semplice correlatore>>. Mita avanza una proposta direttamente alla Sips: <<mi piacerebbe che la dirigenza della Sips si facesse portavoce di una migliore promozione dei progetti finalizzati per i giovani, che per altro hanno già ottenuto un certo successo.>>. Sempre per i giovani, bisognerebbe evitare che debbano presentare le proprie domande << con la formula del co-finanziamento dei progetti. E’ assurdo pretendere che diano un proprio contributo>>.

 

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