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AMORE E MENZOGNA

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Chi produce menzogna, mezze verità, poi, pretende trasparenza dagli altri! Non dà spontaneamente la fiducia, consapevole della sua dimensione. Gelosa e insicura brancola nel sospetto e vive nel danno. Se non c’è lo elabora.
Negli anni ’80 i politici dichiaravano guerra all’evasione! Non vi fu periodo più corrotto!
Le virtù etiche, si sa, si acquisiscono con l’esercizio. La bellezza della persona semplice, e questo è talento, dote, si immiserisce perdendo lealtà e sincerità. Quando la furbizia devasta l’intelligenza è la banalizzazione della vita. Si arriva ad aver paura della verità! La verità diviene quasi un pensiero rivoluzionario!
Chi produce falsità, inciampa nelle bugie che immiseriscono la sua ricchezza naturale. E’ una persona che deve dimenticare, ne è costretta… per forza di sopravvivenza! Non esiste memoria per lei, sarebbe letale. Deve dimenticare per perdere il ricordo del danno, del male che continuamente viene prodotto dalla sua incapacità di vivere nella verità. Diviene pericolosa, capace anche di feroci efferatezze… che minano l’equilibrio della sua vita! E spesso degli altri! Arrivando ad accusarli e scaricando su di loro il suo senso di colpa.

L’innamorato è in uno stato di grazia, vive nell’amore, lotta, lo difende, ma se l’amata vive nella menzogna, dileggia i suoi sentimenti. E’ costretto alla rassegnazione della ragione per la difesa della propria vita, deve difendersi… deve difendersi da chi è capace di manipolare il sentimento d’amore… che non può essere fermato, imbrigliato, poi rilasciato, quindi di nuovo imbrigliato e di nuovo rilasciato; non è più vivere nell’intensità, ma nella mediocrità che impoverisce lo spirito. E’ un vivere penoso. Fatto di grettezze, ripicche, ricatti. 

L’innamorato non ha mezzi per difendersi… nel momento che ne diviene consapevole non è più innamorato… perché innamorarsi è perdersi d’amore nell’altro… non c’è difesa! La complicità spontanea è condizione indispensabile, altrimenti, è perdersi nel vuoto. Non può esserci complicità nel sospetto.
Le persone semplici, sensibili, ma incapaci di vita nella verità, cedono alla loro schizofrenia: così apparentemente sembrano dare, ma succhiano la vita altrui, la svuotano. E’ un veleno che agisce giornalmente in silenzio. Il dramma è che si riproduce anche su chi lo esercita, con effetto invasivo metastico o di impermeabilità psicologica, come l’acqua sul vetro; continua a svuotare giornalmente la sua ricchezza dalla carica del suo dono naturale: la semplicità, che invece mortifica… e la personalità diviene sempre più fragile. Preferisce lasciarsi vivere nella banalizzazione del danno menzognero… un lago torbido in cui nutrirsi, ma che uccide il suo talento e così pure l’amore da lei riconosciuto. Passa il tempo. Il vetro anche se impermeabile si infrange o crepa alle scosse della vita. E così la personalità. La passione di sentimenti d’amore con l’innamorato è travolta.

Il sogno e l’utopia se non divengono progetto di vita svaniscono! Spesso l’amore subisce uno stupro collettivo dalla società del perbenismo, ripiena di pregiudizi e dedita alla maldicenza. Per non parlare dello sgarro per dispetto! L’amore ridotto a pena e l’innamorato a macchietta.

Che fa la persona amata, invasa dall’aria del conformismo, posseduta dal germe della falsità? Passato lo stordimento sta con gli stupratori e mortifica sistematicamente chi l’ama e chi purtroppo di lei si è malauguratamente innamorato. L’amore è impegno nel piacere del donarsi; lo stupro violenza gratuita, perdita di dignità, spesso morte… Chi si presta è un maledetto della vita! L’amore? Diviene un sogno infranto dalla follia mortifera. Sarebbe stato bello!! E così non è più amore. L’innamorato sfiduciato seppellisce la passione e vive già di ricordo. E’ la fine che si trascina come ogni fine. E’ già scritto, purtroppo…

L’innamoramento non corrisposto è struggente, devastante. Dapprima l’amata non è consapevole delle conseguenze, poi lo vorrebbe, ma l’amore non c’è più. L’incalzare dei fatti l’ha distrutto. La persona consapevole della perdita diviene preda della necessità di riempir di banalità il vuoto d’amore prodotto. Un amore che ha visto, ma non ha voluto trattenere… che ha lasciato stuprare, che non ha saputo difendere, forse volere, perché impaurita… dalla bellezza che non vive nel torbido! Un amore che malauguratamente sopravvive ai tornado devastanti… è imbarazzante… e allora bisogna liberarsene, ma non si sa come… si spera nell’altro, nel cedimento dell’innamorato…

Amare è impegno naturale. Se l’occasione è una grazia, per coglierla bisogna essere in stato di grazia così da fecondarla, non lasciarla morire. L’amore trovato per gioco, continuamente abbandonato, distrutto dall’amata che si lascia accecare dalla continua visione e attrazione di luci fatue che rincorrono la sua vita. E c’è chi scambia poi l’amore con le carte di credito… con le cose donate… L’amore o l’innamoramento come possesso dell’altro.
E così lei perde la visione, si fa intrappolare dal parco giochi dei balocchi che preferisce all’intensità piena, ricca e si fa svuotare dalle miserie travestite di gioia. Si fa opprimere dalle esigenze economiche. I sentimenti sono repressi in un mondo di cose inutili da fare. Relazioni funzionali prive di passione o vera amicizia. Facce incapaci di sorridere, menti catatoniche pavloviane!… coppie che si sopportano nella convenienza.

C’è chi si presta con spirito da crocerossina a curare le malattie d’amore d’altri, le devastazioni psicologiche da droghe… per dimenticare se stessa, le sue ferite che bruciano… i suoi rimorsi che la lacerano. Il dolore dell’altro, un utile antidoto per soffocare l’urlo del proprio! La passione ridotta a sesso fisiologico, l’amore ridotto a rimedio contro la paura della solitudine. La vita si inaridisce. Le fiere disumane hanno il sopravvento. Il pressing dell’esigenza economica riduce il lavoro a prostituzione dell’intelligenza. Sedotta consapevole dal niente, lascia distruggere codardamente l’amore… ma è più forte di lei. Le acque limpide non si addicono a chi vive nel torbido. E’ un addio, silenzioso… ciò che rimane di un amore abbandonato, di un innamorato sopravvissuto alla caduta nella voragine del danno di vita dall’amata voluto.

La furbizia immiserisce continuamente l’intelligenza che non riesce più a vivere nel valzer delle menzogne; la sua parola non regge il confronto e si ammutolisce per non tradirsi… perché il bugiardo non ha storia, non ha futuro, si limita alla sopravvivenza nel presente producendo solo danno!…anche senza volontà. Si maschera dandosi come opera buffa per rimanere aggrappata ai fantocci della società… L’illusione consapevole!
Ogni essere nasce nella verità che è la sua fonte di vita naturale, la sua luce. Poi gli adulti gli creano un bel contesto di falsità… La bugia attrae l’innocente, che pensa di farla franca… sempre!… e continua a rubare al buio la marmellata, ma il vaso si svuota e la verità emerge improvvisamente senza discriminare piccoli o grandi tradimenti. Allora la vita diventa una scatola vuota. La menzogna diviene un habitat senza del quale sembra di non respirare. L’io innocente, sistematicamente sepolto, estromesso dalla vita. E così si muore nello spirito sorretto, nel migliore dei casi, dal seduttivo psicofarmaco che fa illudere di esserci, ma il soggetto non c’è più… c’è lo psicofarmaco.
E’ l’ulteriore menzogna in cui crede, che addirittura si nasconde per la paura di cadere preda del panico… e del suo baratro, da cui solo una nuova grazia d’amore, riconosciuta!… potrà forse far risalire. (Parma 23 ottobre 2005)

Luigi Boschi

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