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SBUFFALO

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Adesso Buffalo Bill non c’è più, com’è ovvio. C’è un americano bonazzo coi capelli biondi lunghi, i baffi e il pizzetto, un’imitazione così così. Non spara mai: fa finta. Però il resto è da non crederci. Tu entri, ti mettono in testa un cappello da cowboy, ti mettono a sedere mentre ti propinano in scodella e tegame un vero menù da ranch (fagioli e carnazza), ti passano sotto gli occhi l’assalto a una diligenza, una carica di bisonti, scorribande indiane, prove di abilità varie e una sfida fra quattro ranch, tipo rodeo. Il tutto col sottofondo di un discreto, ma ineludile, tanfo di stalla.

Detto così, sembra il massimo dell’imbecille. E invece. Sarà per la birra che continuano a versarti nel tuo bicchiere di stagno (similstagno, naturalmente), ma dopo pochi minuti ti sorprendi a tifare per il ranch che ti hanno assegnato, ululando ad ogni numero dei tuoi, sparacchiando in aria con una Colt (similcolt in plastica, 70 franchi, che poi all’aeroporto non sai più dove ficcarla), divorando fagioli che a casa neanche riusciresti ad immaginare, e chiedendoti quand’è che arriva Toro Seduto, non c’è Toro Seduto, come non c’è? ti dico che non c’è, ma va’, buoni ‘sti fagioli. Da non crederci. E non penso che dipenda da una mia personalissima disposizione al rincitrullimento, secondo me anche Calasso finirebbe così, Calasso quello di Cadmo e Armonia, anche lui. E’ quella maledetta capacità che hanno gli americani di metterti il cervello in pause e l’anima in rewind: dei maestri, nel genere. Per pochi dollari, ti prestano due ore di quelle che avevi addosso quando scambiavi figurine e in confessionale ti dovevi inventare i peccati perché non ne avevi, di veri. Chiamali stupidi. Ci vuole del genio, per acrobazie del genere. E’ come centrare un dollaro che vola, con un Winchester, galoppando all’impazzata. Diceva mio nonno che Buffalo Bill l’aveva fatto, quel giorno.

Alessandro Baricco
"Barnum"

SOKRATES n°2 – 17 Aprile 1996

La Toscanini