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IL FIORE CHE CADE

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….non ci si sente veramente uomini se non quando si prende coscienza di questa putredine essenziale, parzialmente nascosta finora, ma sempre più percepibile da quando l’uomo ha esplorato e fatto esplodere i suoi propri segreti. A furia di diventare trasparente a se stesso, non potrà intraprendere più nulla, più nulla «creare», e sarà l’isterilimento per mancanza di cecità, per sterminio dell’ingenuità. Dove troverà ancora abbastanza energia per perseverare in un’opera che esige un minimo di freschezza e di obnubilazione? Se gli capita talvolta di illudersi su se stesso , non si illude però più sull’avventura umana. Che sciocchezza sostenere che l’uomo non è che agli inizi! In realtà, relitto quasi soprannaturale, va verso una condizione limite: un saggio roso dalla saggezza…

E’ marcio, si, è incancrenito, e lo siamo tutti. Noi avanziamo in massa verso una confusione senza eguale, noi insorgeremo gli uni contro gli altri come dei minorati convulsi, come dei fantocci allucinati, perché, tutto essendo diventato impossibile e irrespirabile per tutti, nessuno più accetterà di vivere, se non per liquidare e liquidarsi. L’unica frenesia di cui siamo ancora capaci è la frenesia della fine.
Seguirà una forma suprema di stagnazione, quando, recitate le parti, abbandonata la scena, potremo con agio rimuginare l’epilogo. (…) Progrediamo, si, anzi galoppiamo verso un disastro preciso, e non verso qualche mirabolante perfezione. (…) Un gran passo avanti fu compiuto il giorno in cui gli uomini capirono che, per potersi tormentare meglio a vicenda, bisognava radunarsi, organizzarsi in società.
(…) Solo un fiore che cade è un fiore completo, ha detto un giapponese.
Si è tentati di dire altrettanto di una civiltà.

E.M.Cioran
"Squartamento" e "Storia e Utopia"

SOKRATES n°1 – 11 Aprile 1996

La Toscanini