Home Argomenti Ambiente e Ecologia Greenpeace per l’Amazzonia “Ci tenete? Salvatevi la pelle”

Greenpeace per l’Amazzonia “Ci tenete? Salvatevi la pelle”

323
0
Getting your Trinity Audio player ready...

L’invito rivolto a operatori della moda e del settore conciario. “Nonostante gli impegni presi, Jbs, gigante brasiliano della pelletteria, continua a utilizzare animali che arrivano da allevamenti proibiti perché responsabili di deforestazione”. La denuncia nella ricerca ‘Promesse infrante’ 

LORENZA CASTAGNERI

(repubblica.it) BOLOGNA – “Se ci tenete all’Amazzonia, salvatevi la pelle!”. L’appello, lanciato da Bologna – dove è in corso la Fiera internazionale LineaPelle – e rivolto ai professionisti del mondo della moda e dell’industria conciaria arriva direttamente da Greenpeace.
 
Il rapporto ‘Promesse Infrante’, pubblicato dall’associazione ambientalista, dimostra come ancora oggi –  nonostante un accordo stipulato nel 2009 – il gruppo brasiliano Jbs, leader mondiale nella produzione della carne e nella trasformazione di proteine animali, continui a utilizzare bestiame proveniente da allevamenti posti sotto embargo dal ministero dell’Ambiente di Brasilia, perché responsabili della deforestazione illegale dell’Amazzonia.

Per protestare contro la deforestazione dell’Amazzonia, Greenpeace ha organizzato anche un particolare flash-mob: piazza Maggiore a Bologna si è trasformata nel set di un servizio fotografico. Protagoniste quattro modelle che hanno posato con creazioni di alta moda sostenibile della collezione “The Dryad” della stilista Mariangela Grillo.

LE IMMAGINI 1 / IL VIDEO 2

Attorno a loro gli attivisti hanno composto un enorme scenario di pannelli fotografici con le immagini di un’Amazzonia intatta, bellissima, su cui è comparso lo slogan: “Vuoi salvare l’Amazzonia? Salvati la pelle.”
Il rapporto. Gli allevamenti di bovini sono i grandi responsabili della deforestazione dell’Amazzonia. Uno studio pubblicato dall’Agenzia aereo-spaziale brasiliana (INPE) dimostra che il 61 per cento delle aree deforestate sono attualmente occupate da pascoli ed allevamenti.

Nell’ottobre di due anni fa, Jbs, insieme con altre tre grandi aziende del settore zootecnico brasiliano, si era impegnato a escludere dalla propria filiera capi di bestiame provenienti da allevamenti dell’Amazzonia. Tuttavia, da maggio 2010 a maggio 2011, Jbs ha acquistato almeno mille capi di bestiame proveniente da 19 allevamenti illegali, rileva il rapporto di Greenpeace. “Gli allevatori dell’Amazzonia continuano indisturbati a vendere carne e pelle a Jbs – denuncia Chiara Campione, responsabile della Campagna Foreste di Greenpeace Italia – distruggendo progressivamente un’area già a rischio”. 

Gli allevamenti in questione, sottolinea Greenpeace, sono illegali anche per altre due ragioni. “In primo luogo – continua Campione  –  occupano l’80 per cento di terre che dovrebbero essere destinate agli indigeni, confinati così nel restante 20 per cento. Inoltre, queste aziende sono tutte inserite all’interno della lista nera del ministero del Lavoro brasiliano per sfruttamento schiavile. La situazione è inaccettabile”.
 
L’invito di Greenpeace vuole dunque indurre gli operatori del settore a riflettere su un fenomeno che “rischia di contaminare l’intera filiera produttiva, coinvolgendo indirettamente anche chi crede che Jbs rispetti le promesse”, conclude Campione.

(19 ottobre 2011)